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    24/11/2017

L’annuncio di Foti: «Il prossimo sindaco sarò ancora io». E nel Pd…

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Paolo Foti (foto di Carmine Bellabona)AVELLINO – Il sindaco di Avellino, Paolo Foti, durante la conferenza stampa per la presentazione del progetto di messa in sicurezza dell'ex Isochimica, ha lasciato intendere che potrebbe anche riproporre la propria candidatura alla scadenza del mandato. Ipotesi realistica o semplice tattica per placare i dissidi all'interno del gruppo consiliare del Pd?

In effetti fin dall'inizio Foti ha sempre detto che non era sua intenzione riproporre la propria candidatura al termine di questo ciclo amministrativo. E questa posizione, alla lunga, ha finito per indebolirlo, lasciando spazio alle legittime aspirazioni di chi, all'intero del gruppo Pd, intende raccoglierne l'eredità. È, infatti, di tutta evidenza che la guerra per bande scoppiata fra i consiglieri comunali del Pd è finalizzata a guadagnare le posizioni migliori per avanzare la propria candidatura a primo cittadino alla fine del quinquennio Foti. Noi siamo portati a ritenere che le recenti dichiarazioni del sindaco non siano credibili e che il loro scopo è solo quello di dire agli esponenti della propria maggioranza consiliare: è inutile che vi agitiate perché tanto il prossimo sindaco sarò ancora io.

Ma proviamo a decifrare la geografia interna al Pd, soprattutto in vista del rinnovo (nel 2018, ma potrebbe anche essere prima) della compagine amministrativa. Ci sono innanzitutto i tre dissidenti (Festa, Negrone e Genovese) che appaiono, tuttavia, abbastanza isolati. I consiglieri comunali che si sono assunti in questi anni la responsabilità di votare bilanci e debiti fuori bilancio vedono come il fumo negli occhi Festa e soci che hanno sempre disertato queste votazioni. Che Festa abbia l'ambizione di fare il sindaco della città è legittimo, ma difficilmente potrà essere il candidato del Pd.

Poi ci sono i consiglieri più legati a Foti (Percopo, Mario Cucciniello, Matetich) al cui interno non si nutrono aspirazione a raccoglierne la successione ma che pure, in diverse occasioni, mostrando autonomia di giudizio hanno assunto posizioni diverse da quelle del primo cittadino. Fanno capo a Petitto i consiglieri Melillo e Nargi.

Che dopo aver fatto l'assessore e il presidente del Consiglio, ed essere stato il più votato nell'ultima tornata elettorale, Petitto aspiri a fare il sindaco è più che legittimo. All'ex senatore De Luca fanno riferimento Russo, Grella e Amodeo. Anche all'interno di questo gruppetto non vi sono aspirazioni a fare il sindaco, ma potrebbero sostenere una candidatura dettata da De Luca. Il duo Ambrosone-Montanile, di recente passato dall'opposizione al Pd, potrebbe invece tirare la volata alla stessa Ambrosone, che già tre anni fa tentò invano di proporsi come antagonista proprio dello stesso Foti. L'elezione a capogruppo del Pd le dà un qualche vantaggio in questa prospettiva.

Il gruppo che fa capo al presidente del Consiglio regionale, Rosetta D'Amelio, è composto da Salvatore Cucciniello, Miro, Medugno e De Iorio (ma quest'ultima appare più autonoma e, se possibile, anche più critica nei confronti del sindaco). Anche all'interno di questo gruppo non sembra di poter scorgere un futuro candidato sindaco, ma potrebbe spingere per un esterno al Consiglio della loro medesima area politica.

Infine c'è Giacobbe, che è un po' al di fuori dei gruppi, e che, prima di cedere il testimone alla Ambrosone, ha guidato i consiglieri Pd proprio in virtù di questa riconosciuta equidistanza fra le varie posizioni.

La "minaccia" di Foti a ricandidarsi basterà a porre pace fra le varie anime del Pd? Crediamo proprio di no, anche perché quasi nessuno è disposto a scommettere che il primo cittadino pensi davvero a un bis.

 

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