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    20/11/2017

San Francesco 1/Speculate, qualcosa resterà!

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Politica-IlCommento_s_franc.jpgAVELLINO – Il commissario Kostas Charitos sfogliò il Treccani, vocabolario della lingua italiana, l’equivalente greco del fido Dimitrakos, e lesse, alla parola “speculare”: 1 a. osservare, scrutare da un luogo elevato b. indagare, scrutare con il pensiero, soprattutto come attività filosofica intesa a ricercare una verità 2 a. trarre un notevole utile da operazioni finanziarie e commerciali (…)  b. trarre un profitto o un vantaggio personale, con mezzi più o meno illeciti e disonesti (…)  c. per ulteriore estens., spec. nell’ambito politico, cercare di sfruttare, ai propri fini, una situazione, un fatto, un avvenimento, alterandone l’obiettivo significato, esagerandone l’importanza o attribuendone le responsabilità agli avversari.

Come sono complicati questi italiani pensò il commissario (1), che danno più significati ad una parola che continuava a rimbalzare dagli articoli di un giornale; come potrà mai cavarsela lui, un greco levantino, che non padroneggia la lingua della sponda opposta. Maledette colonie della Magna Grecia, dove è tutto un magna-magna, un’espressione che aveva letto da qualche parte.

Non conosceva la città dove era capitato, piccola ma con un traffico a volte caotico quanto certi quartieri di Atene, prima della crisi. Leggeva sui giornali di un certo San Francesco, non doveva essere il cosiddetto poverello di Assisi, ma un torrentello misero e povero, quasi inoffensivo, al centro della città. Pur sempre una Sorella acqua. Eppure dava fastidio quell’acqua inzozzata dagli scarichi e persino nascosta alla vista.

Declassificare, urbanistica, piano: altre parole che il commissario decifrava di frequente sulle pagine dei quotidiani locali. Grattandosi la testa per venirne a capo, non gli sembrava di essere tanto lontano dalla sua Atene. Il solito conflitto tra le belle idee e le dure realtà. In origine c’è il segno, la linea o le linee che un urbanista traccia su un foglio per far contenta una comunità, o più modestamente un Consiglio comunale e certi signori adusi alle passeggiate in corridoio. Belle idee: strade verso l’avvenire e tanto verde, mi raccomando il verde che viene così bene sulla carta, e poi in questa città i due colori li amano tanto che la squadra locale è  in biancoverde, mica blaugrana o azzurro Savoia. Una bella macchia di verde al centro della città, avevano ingegnato i due ultimi urbanisti venuti dal Nord freddo e nebbioso, per stemperare le linee dei palazzi, fianco a fianco, a richiudere il cielo in alto. Linee, segni e colori che illudono il popolo, perché poi ci sono gli specialisti dell’interpretazione: è vero che l’urbanista ha messo quel segno lì, ma voleva dire un’altra cosa. È vero che in un parco non puoi costruire se non ponticelli cinesi, e il commissario andò con la mente ad un certo pittore francese, un finto rudere o un chiosco, di quelli estivi, appena un cubo e una finestrella per passare gelati e bibite, ma gli specialisti sono pronti a certificare e dotarli dei servizi e delle indispensabili prosecuzioni aeree come tende e dehors, mobili il primo anno e poi fisse vita natural durante. Tutta roba che prende terreno e mangia il verde dei piani, ma i segni vanno interpretati.

Gli specialisti, tutta gente a pagamento, vuoi parcelle o stipendi pubblici e le ritenute debitamente versate alla Repubblica, ora provavano a dire e argomentare che in un parco “declassificato” puoi anche costruire, purché con le prescrizioni dettate da lor medesimi, gli specialisti. Un parco all’italiana, diverso da un giardino all’italiana. Charitos chiuse di colpo il vocabolario Treccani e ritornò alla sua povera Atene.

(1) Kostas Charitos è il commissario di Petros Markaris. Pur colleghi, non è riuscito ad incontrare Mario Melillo in questura. A differenza del commissario avellinese prossimo alla pensione e ai giardinetti del San Francesco, Charitos è coniugato con Adriana ed ha un figlia Caterina, di professione avvocato delle cause perse, specialista in poveracci e migranti. Adriana sa cucinare molto bene i ghemistà, i pomodori ripieni di riso.

 

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