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    22/11/2017

Comune/L'appello di Foti e le scelte del Pd

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Paolo FotiAVELLINO – L’amministrazione comunale di Avellino vive i suoi giorni più difficili da quando Foti è stato eletto sindaco. Il capogruppo consiliare del Pd, Enza Ambrosone, si è dimessa dall’incarico, ma resta nel Pd. L’assessore alla Trasparenza e ai servizi sociali, Marco Cillo, dopo aver restituito la delega alla Trasparenza, sta meditando di uscire dalla giunta. La stessa vicenda Acs, al di là delle responsabilità, che sono comunque da dimostrare, dei singoli, minaccia di scoperchiare un sistema di clientelismo forse più diffuso di quel che si potrebbe pensare.

Nella seduta monotematica di Consiglio comunale, tutta incentrata proprio sulla vicenda Acs, il sindaco ha, però, rivolto un appello – e tutto lascia proprio credere che sia l’ultimo – ai consiglieri comunali di maggioranza e di opposizione, perché tutti diano il loro contributo per uscire dalle sabbie mobili della mala politica.

Foti, dichiarandosi garantista e ribadendo piena fiducia nell’operato della magistratura, si è soffermato, nella sua relazione iniziale, soprattutto sull’analisi della situazione politica attuale. L’assenza del partito (nei tre anni di amministrazione Foti non ci sono stati organismi del Pd a livello cittadino e a livello provinciale l’attuale direttorio brilla per l’assenza di proposte unitarie) e i contrasti interni al gruppo consiliare del Pd sono stati individuati dal primo cittadino come le grandi difficoltà che hanno frenato l’operato dell’amministrazione comunale. Ma forse i problemi partono più da lontano ancora, dalla composizione delle liste elettorali del Pd, quando non si ebbe il coraggio di procedere radicalmente sulla strada del rinnovamento.

Sulla questione Acs Foti ha ricordato che i vertici dell’azienda furono nominati e poi riconfermati dalla precedente amministrazione e che già aveva predisposto le procedure per la scelta del nuovo amministratore delegato, visto che era ormai in scadenza il mandato dell’attuale ad. Il sindaco ha anche ricordato gli interventi e le sollecitazioni di questa amministrazione per avere chiarimenti sulle procedure d’appalto dell’Acs e soprattutto la nomina di un commissario all’Azienda Città Servizi al quale sono state conferite anche funzioni ispettive. Ed infine l’appello ai consiglieri comunali perché tutti contribuiscano ad uscire da questa situazione di difficoltà per il bene della città che – lo ha ricordato il sindaco – è comunque uscita, in questi tre anni, da una situazione economica drammatica, ed oggi non è più il Comune un ente strutturalmente deficitario.

L’appello del sindaco è stato però respinto dall’aula. All’interno della maggioranza il gruppo dei cosiddetti dameliani ha posto un vero e proprio diktat, chiedendo l’azzeramento della giunta e la nomina di un esecutivo dei “Migliori”. Lo stesso gruppo, però, aveva premuto perché la prima giunta Foti (composta quasi per intero da qualificati tecnici esterni) venisse robustamente integrata con assessori “politici”. Ancora più deciso il no di Gianluca Festa che, del resto, da tempo proclama la sua totale avversione al primo cittadino del quale chiede le dimissioni per tornare al voto. Ma nessun accenno di collaborazione è venuto neppure dai banchi dell’opposizione, ma semmai l’ennesimo invito alle dimissioni e a porre la parola fine a questa esperienza amministrativa.

A questo punto il finale sembrerebbe scontato: le dimissioni del sindaco e lo scioglimento del Consiglio comunale. Ma la politica procede a volte per sentieri torti riservando sorprese a chi azzarda previsioni troppo alla svelta.

Lo scioglimento del Consiglio comunale significherebbe la nomina di un commissario per circa un anno, prima di future elezioni. Un anno senza palcoscenico e senza pubblico potrebbe far finire nel dimenticatoio soprattutto chi ha ambizione di candidarsi, magari a sindaco. La fine traumatica della legislatura finirebbe per essere una bocciatura politica per tutti. Il recente sblocco dei fondi europei e la possibilità quindi di completare i lavori pubblici sospesi pure pesa sulle decisioni da prendere. Restare significa ricandidarsi fra due anni portando il bilancio positivo della chiusura degli eterni cantieri.

L’impressione, insomma, è che i giochi siano ancora da fare e che il finale sia ancora da scrivere. Certo, i margini di manovra sono molto ristretti, ma nei prossimi giorni si intensificheranno i contatti e gli incontri riservati, nel tentativo di trovare un consenso più ampio di quello attuale su una giunta rinnovata e su pochi ma concreti, importanti e condivisi punti programmatici.

 

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