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    20/11/2017

Comune: c’è il bilancio, amministrazione Foti al bivio

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Il sindaco Paolo Foti, al centro, con gli assessori Costantino Preziosi e Maria Elena IaveroneAVELLINO – Ci siamo. L’amministrazione Foti è al classico bivio di Eracle ed il redde rationem in arrivo con la discussione del bilancio ne potrebbe segnare in maniera definitiva il cammino. L’importante strumento contabile (i dati relativi al Teatro Gesualdo saranno discussi a parte) sarà, infatti, all’esame del Consiglio comunale nel corso della prossima tornata i cui lavori si snoderanno, in prima convocazione, nei giorni 12, 13 e 14 luglio, con inizio alle 17.30,  in seconda il 15 e 16 luglio, di mattina, con inizio alle ore 9.00.

Un’ipotesi, comunque, quella della seconda convocazione, cui non si dovrebbe arrivare se si considera che proprio il primo cittadino ha detto chiaro e tondo in questi giorni ai componenti della maggioranza che lo sostiene, in particolare al gruppo del suo partito, il Pd, che o il bilancio passa in prima battuta o si va tutti a casa. Un ultimatum, in verità, che è stato accolto con molto distacco e che non ha modificato più di tanto il clima che da tempo ormai si respira all’interno del gruppo Pd. Un gruppo che definire spaccato non rende del tutto l’idea delle forti contrapposizioni e dei distinguo che caratterizzano, si può dire pressoché dall’inizio di questa consiliatura, i rapporti tra i vari schieramenti presenti nel partito di via Tagliamento.

D’altra parte, stando ai rumores di queste ore, il rischio di un nuovo, clamoroso forfait tra i banchi della maggioranza esiste concretamente e più d’uno osservatore dà per certa, nonostante l’appello all’unità lanciato dal vicesindaco Maria Elena Iaverone, che è anche assessore proprio al Bilancio, l’assenza dei consiglieri dalemiani, quella dei cosiddetti dissidenti (la cui posizione non si è mai stati in grado di definire sia a livello locale che nazionale) nonché quella del gruppuscolo degli ultimi arrivati, vale a dire gli stessi che hanno finora disertato le riunioni di gruppo convocate proprio per un confronto preliminare prima del dibattito in Consiglio.

Tutto questo senza un minimo di direttiva da parte degli organi istituzionali di partito, in questo caso da parte del cosiddetto direttorio (Paris, D'Amelio, De Luca, Famiglietti) nominato dopo le dimissioni del segretario provinciale e che avrebbe dovuto svolgere il compito di portare un po’ di ordine e sulla sede di via Tagliamento e, in particolare, all’interno del sempre più diviso gruppo consiliare. Niente di tutto questo. Al contrario, nel Pd irpino s’è venuta a mano a mano creando una situazione dai risvolti kafkiani (con una regia più o meno occulta è tutto da scoprire) cui nessuno è stato capace di dare una soluzione. Anzi, è prevalsa la linea renziana del pilateggiare (con quali risultati s’è visto alle ultime Amministrative, soprattutto a Napoli), quella cioè di volta in volta tirata fuori per spiegare le anomalie nelle procedure interne del Pd napoletano e campano (vedi primarie) improntata ad un semplicistico “tanto lì sono abituati così”.

Sono lontani, d’altra parte, i tempi in cui, quando si verificavano dei dissensi e delle polemiche, anche dai toni piuttosto aspri (in qualche particolare caso risolti, a detta di chi era presente, a “seggiate”), poi si risolveva tutto, come pure ha ricordato qualche tempo fa un ex capogruppo proprio del Pd nel corso di un’intervista, andando a fare una pizza per cercare di “cementificarsi” di nuovo insieme.

Oggi queste condizioni di ripristino di un minimo di dialogo non sembrano esserci più e di questo appare consapevole lo stesso Foti che, in sostanza, ha dato una connotazione precisa al suo ultimatum: la eventuale sfiducia, cioè la bocciatura del bilancio, deve venire dall’Aula. Dopodiché tutti a casa.

 

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