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    20/11/2017

Foti si prepara ai cento giorni? Opposizioni e dissidenti sempre più divisi

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Paolo FotiAVELLINO – Ieri sera, in Consiglio comunale, doveva essere l’ora della verità…e invece - grazie anche al rintocco della mezzanotte che, come da regolamento puntigliosamente sbandierato, ha messo fine al dibattito senza peraltro che sia stata persa, come nella famosa favola, nessuna scarpetta - la situazione continua a restare nel limbo delle buone (o cattive) intenzioni. Qualcosa, però si è mosso e, in fondo, il momento della verità è rinviato solo di alcuni giorni, quelli che il sindaco si è concesso per tirare le somme del dibattito consiliare.

Innanzitutto ieri sera è emerso la difficoltà, per il momento insormontabile, che l’opposizione interna alla maggioranza e l’opposizione “ufficiale” possano firmare insieme un documento di sfiducia che manderebbe a casa il sindaco e aprirebbe le porte del Comune al commissario. I dissidenti interni alla maggioranza e l’opposizione contano, infatti, sui diciassette voti necessari per sfiduciare il sindaco, ma nel dibattito consiliare sono emersi soprattutto i contrasti fra questi due schieramenti.

Le opposizioni, e non potrebbe essere diversamente, sono molto critiche soprattutto nei confronti del Pd, che ha vinto le elezioni ma non sarebbe in grado di governare. Nella loro analisi, tutto sommato, il principale accusato non è il sindaco, ma il partito di cui è espressione. I cosiddetti dissidenti, invece, accusano il sindaco, ma proclamano la loro fedeltà al Pd. Ed anche questo è comprensibile: molti di loro intendono ricandidarsi – qualcuno probabilmente alla carica di sindaco – ma sempre nelle file del partito di Renzi. Questo spiega anche perché abbiano sollecitato – rivolgendosi anche al segretario nazionale del partito – il cosiddetto modello romano. A Roma, come si ricorderà, fu il partito a dimissionare il sindaco Marino, dando il via libera ai propri consiglieri per votare la sfiducia al primo cittadino. Ad Avellino, invece, il Pd sostiene Foti e, quindi, chi sfiducia il primo cittadino corre il rischio di trovarsi fuori dal partito. Da qui gli equilibrismi verbali dei “dissidenti” che debbono sostenere il punto, ma non possono imputare il disastro amministrativo al Pd, come vorrebbero le opposizioni.

Altro dato importante emerso nel dibattito consiliare è la disponibilità del competitor di Foti alle amministrative, Dino Preziosi, e della stessa Enza Ambrosone a valutare l’invito alla collaborazione rivolto dal sindaco. Il primo ha dato a Foti il tempo di cento giorni per portare avanti un’idea di città che punti su poche ma sostanziali questioni; la seconda, capogruppo di Irpinia di Base, eletta nelle file dell’opposizione e passata poi nel Partito democratico, dopo aver apprezzato le “parole di grande responsabilità pronunciate dal capo dell’opposizione”, si è detta disposta, in quanto appartenente al Pd, ad “appoggiare questo estremo tentativo” del sindaco Foti.

Possiamo intercettare – questo il senso del discorso del sindaco la cui relazione abbiamo riportato per intero in altro articolo – cospicui fondi europei fondamentali per il rilancio del Comune capoluogo. Ma per fare questo occorre una maggioranza di governo. Del resto, nei Comuni campani commissariati è facile osservare un rallentamento, se non uno stop, per quello che riguarda l’assegnazione e l’effettivo utilizzo dei fondi europei.

È evidente che per il momento si tratta solo di una guardinga apertura. Bisognerà valutare come ripartire e soprattutto verificare in tempi ristretti se finalmente le buone intenzioni si traducono in azioni concrete. Insomma, la partita vera comincia adesso. Gianluca Festa nei prossimi giorni verificherà la possibilità di compattare i dissidenti interni e le opposizioni. Ma se dobbiamo fare un’ipotesi sulla scorta del dibattito consiliare appare estremamente difficile che il suo tentativo vada in porta. Foti, dal canto suo, verificherà se ci sono le condizioni per rilanciare l’attività amministrativa con il sostegno di una parte rilevante dell’opposizione.

Quello che è certo è che Foti, se dovesse verificare che anche il suo appello alla collaborazione è caduto nel vuoto, passerà la mano. Se, invece, dovessero concretizzarsi i segnali di apertura che pure sono venuti da parte di Preziosi ed Ambrosone, allora a restare col cerino acceso in mano sarebbero Festa e i “dameliani”.

 

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