www.giornalelirpinia.it

    20/11/2017

Teatro, la dignità di ricominciare

E-mail Stampa PDF

b_300_220_15593462_0___images_stories_Cultura_teatro_4.jpgAVELLINO – Quella del Teatro Gesualdo rischia di essere una commedia amara, dalle conseguenze ben più gravi di quanto possa apparire. Partiamo dai dati.

Come noto, dopo mesi di aspre e violentissime polemiche, il Consiglio di amministrazione, guidato da Luca Cipriano con Carmine Santaniello e Salvatore Gebbia, si è dimesso alla fine del mese di giugno, di fatto interrompendo bruscamente un’esperienza che negli ultimi anni aveva pur registrato risultati oggettivamente significativi. Il sindaco Foti ha così nominato il segretario generale del Comune, Riccardo Feola, alla guida del teatro cittadino, nella veste (insolita per la storia del Gesualdo) di commissario straordinario. Ad onor del vero risulta difficile, ad oggi, comprendere se il segretario Feola verrà ricordato dagli avellinesi come il risanatore o piuttosto il “commissario liquidatore” del Gesualdo, considerato che di fatto, dalle dimissioni del Cda, il teatro è chiuso.

Fermo, paralizzato, sospeso in un limbo di accuse e veti incrociati, annegato nel fango delle polemiche, il Gesualdo ha subito smesso di essere elemento di orgoglio di cui tutti (finanche i più accaniti accusatori di Cipriano e company) andavano fieri. All’improvviso il nostro grande e affermato teatro cittadino è diventato un buco nero, un peso di cui liberarsi, un’eredità troppo scomoda ed ingombrante per essere gestita.

Da più parti si ha l’impressione che la macchina sia uscita di strada, che il giocattolo si sia rotto e che rimettere adesso assieme i cocci appaia più complesso e faticoso del previsto. Insomma, al netto di eventuali responsabilità, errori ed omissioni che, se rilevate, andranno senza dubbio analizzate e censurate, è molto diffusa nell’opinione pubblica avellinese l’idea che abbiamo assistito ad una vendetta consumata senza troppi scrupoli, un gioco al massacro attuato nel nome di invidie e gelosie trasversali, un posizionamento politico che, di fatto, ha dato il via alla prossima campagna elettorale per la scelta del sindaco della città. Va ricordato che mai si era arrivati a tanto, mai si era anteposto un bene comune come il teatro (riaperto nel 2001 dopo oltre un secolo di silenzio) a piccoli e mediocri interessi di bottega, di consorteria.

Mai con tanta spudoratezza si è accettato, nel silenzio assordante della politica (non uno tra deputati, consiglieri regionali e autorevoli amministratori irpini ha detto una parola) che un teatro attivo da 15 anni si chiudesse d’improvviso, ancora senza una chiara e netta spiegazione. E soprattutto senza un spiegazione convincente, suffragata da dati certi e non solo da illazioni e accuse che rimangono tutte da dimostrare.

Il sindaco Foti sull’argomento tace, ben distratto dai patti e dagli accordi di fine consiliatura. Il commissario Feola cerca, invece, con fatica di dare un senso al suo mandato, arrancando tra bilanci e documenti amministrativi che, da quanto è dato capire, dimostrerebbero una certa sciatteria nelle procedure amministrative adottate dal Comune e dal Teatro stesso.

E mentre il Teatro Pubblico Campano è pronto, a suo modo, a trarre beneficio da questa vacatio politico/amministrativa, pronto a “rilevare” in toto la gestione del Gesualdo (obiettivo mai tanto velatamente celato dal circuito teatrale napoletano diretto da Alfredo Balsamo), Avellino perde uno dei pochi elementi identitari di una comunità, un teatro che (seppur con immancabili limiti) era riuscito ad aggregare, a costruire orgoglio e successi, a riammagliare la trama di una città sfilacciata e anestetizzata. Con i suoi 2800 abbonati il Gesualdo era dai più considerato un piccolo “miracolo” nella terra dei grandi fallimenti. Non era finito come il Mercatone, l’autostazione, il tunnel o il vecchio ospedale. Non era un rudere cadente da “salvare” alla distruzione, da strappare a morte certa.

La storia insegna che la verità non sta mai solo da una parte. Ma nella vicenda del Gesualdo, purtroppo, va detto che troppi errori sono stati commessi, da quanto è dato di capire, da una sola parte, dal Comune di Avellino.

Troppe veline e troppi veleni sono stati sprecati. Troppo livore si legge ancora nelle pieghe in chiaroscuro della vicenda. Si depongano le armi. Se il nemico è sconfitto, il teatro è morto. Almeno si abbia la dignità di capire come ricominciare.

 

Aggiungi commento

Codice di sicurezza
Aggiorna

DG3 Dolciaria

Geoconsult

Condividi


www.puhua.net www.darongshu.cn www.fullwa.com www.poptunnel.com