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    22/09/2017

Comune 1/Dopo i cento giorni, Waterloo!

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Il Comune di AvellinoAVELLINO – Si sono visti. Hanno parlato. Erano già d’accordo. Foti e Preziosi Dino per ora hanno imbastito un limite temporale di cento giorni ed una linea di lavoro, sguarnita di vere ambizioni strategiche. I cento giorni servirebbero ad approntare schede tecniche da parte di tecnici provenienti da quel riottoso apparato amministrativo comunale che contratta con la “politica” ogni prestazione, per altro già prevista nello stipendio percepito. A meno che si ricorra a tecnici e consulenti esterni, da pagare e giustificare con altre risorse del Comune. Si badi: le schede tecniche non sono la certezza di ottenere fondi europei, ma l’opportunità a concorrere con altre amministrazioni campane, nel tentativo di intercettarli.

Sono decenni che le amministrazioni di Avellino campano su fondi pubblici,  prima del terremoto, durante il terremoto, dopo il terremoto: fondi della programmazione nazionale e poi, sempre più rilevanti sul totale, fondi europei. Non possiamo chiedere a Preziosi e a Foti, impegnati a salvare la loro barchetta, una riflessione sugli usi e l’efficacia di questa montagna di soldi sulla città di Avellino. Neppure ai dameliani di riporto, bloccati prima dello strappo definitivo non solo con Foti ma anche con il Pd. Un prezzo troppo alto da pagare per le individuali aspirazioni ed un rischio letale per la buon Rosetta, alle prese con il ringhio di De Luca a Napoli. Eppure Avellino è stata travolta e rimodellata dai e con i soldi pubblici ed il tema resta.

La città è mutata nell’urbanistica materiale che osserviamo e viviamo, ma anche nella composizione sociale, nel rafforzarsi di alcuni ceti sociali a discapito di altri. Le parole di Foti e quelle stantie di Preziosi servono a rassicurare non tutti, ma solo quel ceto di tecnici e professionisti, talvolta “prestati a titolo gratuito” alla politica come calciatori mercenari, cresciuti sui fondi. Potremmo e dovremmo chiedere una riflessione ai partiti che agiscono in città, ma è mera ipotesi scolastica indurli a ragionare sulla città. Ora i piccoli professionisti della politica hanno tutto l’interesse a vedere come la squadra se la cava.

Infatti la giunta cambia, si snellisce, come se tutto il resto dell’ordinaria amministrazione fosse superfluo nei fatidici cento giorni, con il fiato sospeso degli avellinesi per le schede. Non più di cinque, sei assessori in giunta al posto dei deca attuali, a vegliare sulle schede tecniche; assessori di alta e riconosciuta professionalità, giurano Foti e i consiglieri fedeli o tornati indietro. Ma come misureranno la professionalità? È  un sinonimo di fedeltà?

L’attuale corsa al centro, sempre possibili piccoli movimenti verso la destra e la sinistra, tanto per agitare le acque di questa stagno chiamato Avellino, è funzionale ad una visione ormai logora che discende dai gloriosi anni Cinquanta e Sessanta, da una congiuntura politico-economica fortunata, quando la scoperta del mercato interno si tradusse, qui al Sud più che altrove, nell’edilizia come volano di sviluppo. Il cemento, in una parola. Le schede tecniche di Foti  discendono dritto dritto da quel volano in cui politici delle istituzioni e tecnici collaterali alla politica si abbracciano. Sindaco e consiglieri, grazie alla crisi, sono riusciti a sotterrare qualunque parvenza di partecipazione alla sua soluzione; non devono levarsi voci al di fuori di quelle del loro ristretto perimetro. La società civile, le forme di volontariato politico stiano bene a casa, un loro contributo di analisi o sollecitazione è totalmente superfluo.

Se il Pd e gli altri partiti avellinesi fossero seri dovrebbero cominciare a chiedersi cosa rende attraente una città. Non certo la presenza, e peggio la sola ipotesi di una futura opera, di altro cemento; ma cosa possa attrarre altre persone a venire ad Avellino per vivere stabilmente o per durature occasioni di lavoro. In altre parole, spostare l’attenzione dalle cose che ingombrano inutili la città, ai flussi di persone ed energia che la potrebbero attraversare. Cercare e trovare un senso, così come è accaduto ad altre città italiane, che ne rimodellino l’immagine percepita altrove. Questa la vera agenda politica avellinese; ma il Pd marina la scuola e i carabinieri ne cercano i genitori per evasione degli obblighi scolastici e gli altri sono troppo stanchi per aprire i quaderni.

Le manovre in Consiglio comunale e fuori mostrano anche l’inesistenza di alternativa alle piroette di Foti e del suo corpo di ballo. A destra, come e a sinistra. Persino il movimento Cinque stelle non riesce a muoversi e a costruire una sua visione alternativa ed a comunicarla fuori delle riunioni interne.

Napoleone fuggì dall’isola d’Elba, sbarcò a Tolone e raggiunse Parigi. Dopo cento giorni, Waterloo.

 

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