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    17/08/2018

Da un nuovo Ulivo l’unità del centrosinistra?

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Romano ProdiAVELLINO – La netta sconfitta elettorale in Sicilia, con il Partito democratico sotto il 20% dei consensi e terzo alle spalle del centrodestra e dei Cinque Stelle, ha dato il via ad una  discussione ed un leggero cambio nella linea del maggiore partito di governo italiano. Matteo Renzi ha aperto con convinzione alla creazione di una coalizione di centrosinistra ricevendo però immediatamente il benservito da Bersani & company.

La difficoltà per il campo riformista del Paese è inventarsi un'alleanza che, fatta eccezione per il Pd, non ha per ora altri soggetti politicamente organizzati. Il vecchio polo risorto attorno a Berlusconi, Salvini, Meloni si basa comunque su tre partiti quali Forza Italia, Lega e Fratelli d'Italia veri e radicati sul territorio. I Cinque Stelle, penalizzati dalla strategia di non allearsi, nei sondaggi navigano stabilmente attorno al 30%.  Il Rosatellum, la nuova legge elettorale, favorisce, nella quota minoritaria dei collegi, chi si aggrega.

Come si fa a ricostruire una sorta di Ulivo tra soggetti, il Pd e Mdp, che, allo stato, appaiono divisi su tutto? Non bastano gli appelli dei padri nobili, da Veltroni a Letta, fino a Fassino l’esploratore, per ricreare quel minimo di condizioni che consentano di riprendere il dialogo tra forze che fino a ieri, insieme, hanno governato il Paese. Si ha la sensazione che le divisioni personali, D'Alema docet, prevalgano sulla necessità di organizzarsi per la prossima competizione elettorale.

Il Pd, che guarda con favore all'alleanza con aree rappresentate da leader quali la Bonino, Casini, forse Pisapia, non può non essere consapevole che senza il popolo sfiduciato di sinistra non vincerà. Crollato, sotto le recenti sconfitte elettorali a tutti i livelli, il mito del partito autosufficiente del 40% delle Europee, l'unica strada rimane la costruzione di un nuovo Ulivo. Il problema è con chi se per ora il mosaico dei mondi progressisti non ne vuol sapere? Ci vorrebbe un lodo con i Renzi, i Bersani disponibili a fare un passo indietro. Andrebbe individuato un novello Prodi, garante di un programma condiviso, rivedendo anche le politiche del lavoro e della scuola (intanto in questo fine legislatura si approvi una legge civile sullo ius soli e sul testamento biologico), capace di realizzare il miracolo di riaggregare forze che comunque fino a ieri hanno convissuto. E se fosse proprio il Professore, anagraficamente più giovane del Cavaliere, affossato dai franchi tiratori nella corsa per la presidenza della Repubblica, la riserva alla quale affidare la possibilità di riorganizzare il centrosinistra con possibilità di vittoria?

È fantapolitica, ma non si può negare a chi ha vissuto la stagione dell'Ulivo la possibilità di continuare a sognare. Chi avrebbe scommesso sul fatto che dopo 20 anni Berlusconi sarebbe stato di nuovo protagonista e che un comico quale Grillo, populista, avrebbe creato un movimento capace di lottare per la guida dell'Italia? Alle elezioni si può anche perdere ma il centrosinistra deve fare l'impossibile per poter partecipare coeso: perdere per disunità sarebbe difficilmente perdonabile.

 

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