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    20/07/2018

Il dizionario delle elezioni

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Nicola Mancino e Ciriaco De MitaAVELLINO – A come Accozzaglia: è stato il termine che abbiamo sentito ripetere frequentemente insieme con quello di ammucchiata. Il tutto a indicare l’eterogeneità delle coalizioni a sostegno dei due finalisti. Ha iniziato Pizza con le sette liste di partenza, che però non gli sono state proprio fedeli; Ciampi si è immediatamente adeguato al secondo turno e con Cipriano, Preziosi e Morano gli è andata decisamente meglio!

B come Ballottaggio: anche questa volta è stato necessario e per la seconda volta, dall’introduzione dell’elezione diretta, ha capovolto il risultato. Era già avvenuto nel 1995, quando Di Nunno, rimontò e scavalcò  Sorvino. Vincenzo come Tonino? Magari!

C come Ciampi, ovviamente. Lo “scarsocrinito” candidato dei “fivestars” ha vinto: il trionfo del “vicino di casa”, pochissime parole e, si spera, molti fatti concreti. Anche C come Cambiamento. Lo abbiamo chiesto in tanti , et voila,  eccolo arrivato. Fra qualche tempo capiremo se ci è andata bene.

D come De Mita. Sono tempi brutti per l’ex premier e la sconfitta di Avellino è un’altra mazzata non da poco, anche se, in verità, il capoluogo non gli aveva mai tributato plebisciti neanche ai tempi d’oro: questione di feeling. D anche come Dissesto finanziario: ci sarà (come ha affermato l’avv. De Beaumont), non ci sarà (come giura Foti) ? Lo scopriremo solo vivendo.

E come Elettori (sempre di meno ) e anche come Eletti (sempre gli stessi soprattutto “a gauche”).

F come Fare: e c’è davvero molto da realizzare, dalla chiusura delle opere incompiute, al commercio, alla vivibilità; ma prima di tutto si dovrà “fare” la giunta. F come Fuori De Mita e Mancino: sto scoprendo che l’unico a guardarli senza rancore sono io che non li ho mai votati nei tempi d’oro: “c’est la vie”!

G come “ Galoppini”  di se stessi. È stato il ruolo degli eletti del blocco-Pizza; straordinari nel promuovere il proprio consenso, molto meno nel sorreggere il proprio candidato sindaco, lasciato a tremila voti di distanza al primo turno e in “braghe di tela” all’atto finale: se questo è il centrosinistra Carlo Sibilia & company possono dormire sonni tranquilli per il futuro.

H, come Hastag: se ne sono spesi tantissimi in questa campagna elettorale. Dai #iovotovincenzociampisindaco all’#iovotopizza, al #maipiù a #ilvotoresponsabile, è stato un fiorire di proclami telematici, per tutti i gusti. E c’è chi dice che la tecnologia non si concili con la fantasia.

I come Ingovernabilità: al momento appare difficile immaginare un voto favorevole, per il neo-sindaco, ma, si sa, in politica tutto può accadere e allora, togliere “in-“ da quella  parola potrebbe alla fine rivelarsi meno complicato di quanto sembri: basta avere gli argomenti giusti.

L come Libertà: invocata e desiderata da tutti, alla fine è arrivata. Adesso l’importante sarà mantenere nervi saldi per “non fare prigionieri”, che sarebbe l’offesa più grande alla  stessa libertà appena conquistata.

M come Mancino: la candidatura Pizza avrebbe realizzato il miracolo della “pax” per interesse con l’eterno rivale De Mita. In realtà sembra che i due si siano continuati a guardare con distacco reciproco anche in questa campagna elettorale. Poi è andata come è andata: sic transit gloria mundi!

N come Nuovo: nuovo è Ciampi, nuovi i Cinque Stelle neo eletti (a proposito, in bocca al lupo al mio amico Massimo Mingarelli); un po’ meno nuovi i loro sostenitori: da Preziosi a Morano allo stesso Cipriano per passare ai “centrosinistra”, abbastanza usati nel passato più o meno recente:  qualcuno di loro sarà almeno un “usato sicuro “?

O come Operazione Verità: è quella che tutti aspettiamo sui conti del Comune per capire quale futuro attenda la nostra città, se si potrà spendere qualche soldo per restituirle un po’ di decoro o se, viceversa , si continuerà ad andare avanti con “ le pezze al sedere”.

P come Pizza: l’avvocato è stato definito da tutti un’“ottima persona” ma è capitato nel “posto sbagliato al momento sbagliato” e la débacle alla fine è stata pesante e dolorosa. P come Pd: fra 4 marzo e giugno, un “uno-due” micidiale, roba da kappaò secco. Per tutta la teoria di dirigenti, parlamentari o ex tali: siamo probabilmente alla “fine delle trasmissioni”. Ma cosa lasceranno dietro di sé ? P come Programmi: chi li ha visti?

Q come Quartieri: Sembravano la riserva di caccia di Pizza, per come era andata al primo turno. In realtà, una volta finito l’auto-interesse dei “galoppini di se stessi,” sono stati i luoghi in cui è partito il suo funerale (simbolico per carità!).

R come Rivoluzione: eccome se c’è stata, visto anche quel che era capitato al primo turno. Auguriamoci che, come talora è accaduto, essa non apra le porte al potere assoluto.

S come Scandalo Aias: ha influito? Certamente sì, soprattutto nella fase del ballottaggio. La magistratura dirà la sua parola sul tema, ma prendiamo atto che stavolta il “potere ha logorato chi lo ha avuto “ !

T come Tsunami: e in quale altro modo definire quel che è accaduto ad Avellino il 24 giugno? Speriamo però che presto le acque si ritirino e si possa iniziare una navigazione serena e orientata.

U come Uscita di scena: più che un’“end career” alla Zoff (da campione del mondo) per molti si tratterà di un “fine corsa” malinconico alla Craxi inseguiti dalle monetine (in questo caso metaforiche) di chi proprio non ne poteva più e, sia chiaro, non si tratta solo di De Mita e Mancino. Tranquilli, però: ne vedrete di transiti sul “carro del vincitore” (per chiarimenti ritornare alla lettera I) !

V come Vincitori e Vinti: tra i primi, oltre a Ciampi, il “duro” Carlo Sibilia, lo stesso Luca Cipriano (più in seconda linea, ovviamente) e fatemici mettere la bravissima Tiziana Guidi: non era candidata (come era accaduto invece al giro passato) ma ha sudato più di tanti suoi amici, per sostenere il “pacioso” Vincenzo. Quanto ai secondi, mi debbo ancora ripetere?

Z come Zac Zac: due rapidi colpi di matita sulla scheda elettorale ed ecco finire un’epoca ed iniziarne una nuova. In attesa del voto elettronico, è inutile, le cose vecchie sono sempre le migliori!

W come Web: forse le vere prime elezioni ad avere Internet come protagonista. Comizi elettorali pochi e scarsamente frequentati, Facebook, Instagram e Twitter, sono state le vere tribune di discussione, con commentatori politici improvvisati, ma in qualche caso  anche sorprendentemente efficaci.

 

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