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    20/09/2017

Monteforte, tragedia ed errori di ieri e di oggi

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Una foto di repertorio dell'A16 nel tratto Baiano-Monteforte IrpinoAVELLINO – Dentro lo sgomento per quanto accaduto sul viadotto di Monteforte sul tratto Avellino-Napoli dell’autostrada A16 c’è di tutto. Si vai dai ricordi dei duelli con Salerno e Benevento per la scelta del tracciato da seguire per collegare al meglio l’Adriatico ed il Tirreno, e quindi le due principali città meridionali, Napoli e Bari; alle discussioni a proposito del progetto definitivo redatto da un “maestro” indiscutibile quale fu il lamalfiano prof. Luigi Tocchetti; alla contestazione delle amministrazioni del Vallo di Lauro che ritenevano fosse più agevole dalla piana nolana raggiungere Avellino attraverso il Vallo anziché attraverso quel viadotto alto più di trenta metri che sfregiava, dicevano, la verdissima Irpinia e avrebbe dato problemi d’inverno in caso di condizioni meteo avverse (ed i viadotti della Firenze-Bologna?...).

Il fatto che la Napoli-Bari nella classificazione della Società Autostrade fosse stata inizialmente battezzata come A17 fu ritenuto da qualche buontempone come presagio di sicura sfortuna. Così come la circostanza che all’indomani della tragedia del bus ci sia stato chi abbia ricordato due significativi incidenti da collegare alla scarsa sicurezza del tratto autostradale che va dalla galleria di Monteforte al casello di Baiano potrebbe richiamare quella brutta previsione di autostrada sfortunata. Ma intanto è stato spazzato via l’incubo del numero 17 (per chi crede nella scaramanzia) perché con il tempo l’arteria è stata ribattezzata A16. Del resto, come ha sottolineato il ministero delle Infrastrutture, quel pezzo di autostrada ha fatto registrare una media di incidenti tutt’altro che alta: quattro incidenti gravi negli ultimi cinque anni.

Ecco allora che vai a guardare altre cose precipitate nel buco creato dallo sgomento per quanto accaduto. E pensi al volo del bus nella valle sottostante, e quindi ai trentanove morti, ai nove feriti, ai bimbi ricoverati in gravi condizioni. E come ha precisato il ministro Lupi, è doveroso pensare a quell’italianissimo accomodamento che ha consentito al bus del micidiale volo di “rinascere” grazie ad una carta dopo circa quindici anni di impegno su strade ed autostrade. E poi pensi all’autista che per salvare tutti ha pensato di frenare battendo prima sulla parete della discesa e, sul viadotto, su una decina di auto in fila senza ottenere risultati ed anzi precipitando nella valle sottostante.

Le bare sistemate nella palestra della scuola elementare di Monteforte stanno lentamente prendendo la strada di Pozzuoli, paese d’origine delle persone che hanno così tragicamente concluso la “gita” intorno al lago di Telese. Sarà proprio nel palazzetto dello sport di Pozzuoli che il vescovo Pascarella celebrerà il rito funebre alla presenza del capo del governo Letta che intanto ha convocato poco fa il Consiglio dei ministri per proclamare, per domani, il lutto nazionale. Colpisce, invece, a quest’ora, l’assenza di Autostrade per l’Italia: né conferenza stampa né dichiarazioni né comunicati…

Intanto, anche rispetto alle ipotesi sulla “vecchiaia” dell’autobus la Procura della Repubblica di Avellino nell’aprire un’inchiesta ha delineato l’ipotesi di “procurata strage”. Dati importanti per l’inchiesta deriveranno anche dal risultato delle analisi sul sangue dell’autista. Infine, un’amara constatazione. Domani funerali nel Palazzetto dello sport: anni fa un’analoga emozione nello stadio del Vomero per la morte di ragazzi napoletani in gita il cui pullman fu tranciato da un camion nella tristemente famosa galleria del Melarancio.

 

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