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    20/11/2017

Amministrazioni già instabili, in troppi pensano alle future scelte elettorali

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La seduta di insediamento del Consiglio comnale di AvellinoAVELLINO – Sebbene non confermata, la presunta adesione del sindaco di Avellino, Foti, al movimento dei sindaci che si sta schierando con Matteo Renzi per la candidatura al vertice del Partito democratico – e di conseguenza alla guida del governo – è soltanto l’inizio della girandola cui assisteremo a partire dall’assemblea precongressuale che Epifani, Bersani e gli altri terranno a partire dalla fine di settembre. Poi ci sarà il congresso e – sempre che non venga sciolto il Parlamento anzitempo – balleremo il valzer delle Regionali che ha già visto tanti prenotarsi o addirittura già scendere in pista. Il fatto è che, comunque vadano le cose alla nuova amministrazione comunale, tutto è destinato a muoversi, tutti saranno costretti ad agitarsi e cercare posizioni utili anche per svolgere al meglio il proprio lavoro.

Certo è singolare che la candidatura di Paolo Foti a sindaco di Avellino sia emersa nell’ambito di quel circolo “360 Irpinia” nato a sostegno della linea di Enrico Letta nel Partito democratico, e cioè a sostegno della parte della Democrazia cristiana che ancora resiste come “anima” dentro il nuovo partito venuto fuori dalle ceneri della Margherita, del Pds (ex Pci) e di un gruppuscolo di socialisti. Oggi che Letta è in prima fila e guida uno strano governo a Palazzo Chigi c’è chi ritiene di doversi affrancare da ogni allineamento ad una delle due anime democratico cristiane (l’altra è quella che fa capo al ministro Dario Franceschini anch’egli inopinatamente lanciatosi a sostegno di Renzi).

Forse il rimescolamento delle carte ed il relativo posizionamento in vista di ogni elezione utile per ottenere un posto di “minor fatica” (ma di maggiore prestigio) è già cominciato. Però attenzione, Avellino non può assistere come se nulla fosse a questi movimenti che tra poco, c’è da giurarci, interesseranno anche assessori e consiglieri comunali. E non può farlo perché la città sta subendo una micidiale devitalizzazione. A cominciare dall’azzeramento del suo ruolo di capoluogo di provincia. Azzeramento che la stessa giunta Foti sta oramai dando per scontato fingendo di inseguire un nuovo ruolo per la città: “capitale” dell’area vasta, progetto tanto assurdo quanto indefinito che per ora serve a coprire vuoti programmatici, mancanza di idee.

Chi ha ascoltato quanto detto dal ministro D’Alia al convegno dell’Udc dei giorni scorsi ha capito che sta per suonare un nuovo campanello d’allarme. Il ministro ha in sostanza detto che non soltanto sull’abolizione delle Province non si farà marcia indietro (e l’Udc demitiana non ha trovato in proposito neppure un’obiezione da avanzare; si vede che le Province ai De Mita non devono aver portato bene…), ma è tutto il complesso delle autonomie locali che va modificato e corretto perché nel tempo ha assorbito finanziamenti e competenze non previsti.

Lo avesse detto esplicitamente delle Regioni, transeat. No, il ministro parlava di mini enti e consorzi che non stanno soltanto succhiando sangue dall’erario, ma che stanno avvilendo il Paese calando su esso una serie di vincoli che lo stanno uccidendo. E l’abolizione delle Province mirerebbe proprio a semplificare tante cose. Quali? Nessuno sa dirlo con precisione. Si parla genericamente di risparmi sul personale (li licenzieranno tutti? E proprio ora? No, li trasferiranno alle Regioni? Sai che risparmio. Lì avranno diritto allo stesso stipendio degli altri…).

Abolire i tanti Consigli di amministrazione che ci affliggono (Iacp, Asi, Ept, l’infinità di Ato sorti per gestire ciclo di smaltimento dei rifiuti dell’acqua e, tra poco, dell’energia)? Non se ne parla nemmeno. Far sparire lo scandaloso impianto prefettizio che costa tanto e controlla (ferma) tutto? Macché, sarebbe un atto rivoluzionario. L’impressione vera è che al governo ed in Parlamento non hanno idee e visioni precise, salvo qualche tornaconto. Pochi hanno calcolato quanti soldi sono nelle casse delle Province oggi non spendibili per il Patto di stabilità europeo. Soltanto Palazzo Caracciolo ha in cassa 120 milioni di euro ed ha, inoltre, un considerevole patrimonio immobiliare che lo Stato metterebbe sul mercato. Patrimonio immobiliare che, se messo insieme con quello delle altre Province, diventa un affarone e si capisce così perché lo…“snellimento sia partito proprio dalle Province.

Altro che semplificazione e snellimento. Il governo va soltanto a caccia di soldi. Poteva qualcuno parlare di queste cose o di immaginifiche e futuribili sciocchezze? C’è qualcuno che riflette su cosa rappresenterebbe la nascente provincia metropolitana di Napoli che si accaparrerebbe tutte le residue attenzioni della Regione Campania? Davvero c’è chi pensa di contrapporre al “mostro” partenopeo (più della metà degli abitanti della regione asserragliati su un quinto del territorio campano) il blocco di tutte le altre province? Ma se non siamo capaci di accordarci persino sul passaggio di un strada rurale al confine tra due frazioni. Parlare e confrontarsi su questi argomenti? Pare non sia possibile perché siamo tutti impegnati a capire cosa faremo da grandi. Povera Avellino!

 

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