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    21/09/2017

Al Pd mancano idee e coraggio

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Palazzo Madama, sede del Senato AVELLINO – La confusione che regna nel Partito democratico sia a Roma che nei livelli regionale e provinciale crea perplessità e stupore in chi si rivolge a questo partito in quanto “contenitore” delle principali e decisive esperienze nell’Italia che a partire da più di sessant’anni fa cominciò a rifarsi nazione. Il problema, oggi coperto dal fumo delle manovre congressuali (per non parlare dei timori per lo squagliamento del governo per via della vicenda personale di Berlusconi), è che il Pd né a Roma né a Napoli, il nostro obbligato punto di riferimento regionale, né nelle singole province e città capoluogo (per far sparire queste due ultime dimensioni dalla testa della gente ci vorrà molto più che il tempo necessario a decidere la loro soppressione) ha un progetto, un’idea di futuro credibile in tutti questi ambiti.

Siamo un Paese sull’orlo del baratro, economico e sociale, eppure quello che risulta essere in voti  ed in seggi il primo partito italiano non ha un’idea forte e convincente da proporre. Siamo proprio convinti che la strada imboccata tanto dal governo Monti quanto da quello Letta sia quella giusta per portarci fuori dalla devastante crisi che ci devasta? Possibile che il Pd non sappia proporre una vera riforma dello stato napoleonico e post-fascista che abbaiamo ereditato da epoche e fatti lontanissimi da noi? Evidentemente i dirigenti della nazione che ci siamo scelti (di qualsiasi orientamento siano) sono convinti che tutto debba rimanere così come lo abbiamo trovato con la fine (e la sconfitta) della seconda guerra mondiale.

Buone e producenti cose potrebbero già venire da parchi e significativi aggiustamenti della Costituzione repubblicana. Peccato che quando si pensa di toccarla si pensa più ai sacri valori politici che rappresenta e difende e poco al sottostante labirinto di ministeri, prefetture, questure, intendenze varie, enti, istituti, Ato, Autorità di bacino ed altro ancora che rende lo Stato italiano una sorta di pachiderma disteso su un formicaio (lavoratori, città, paesi) destinato a rimanere schiacciato dalla pesantezza di ciò che lo sovrasta.

Anche un serio sguardo alle strutture costituzionali impone ormai una urgente riflessione. È proprio necessario tenere in piedi un bicameralismo perfetto che consente ad interessi forti, lobby e gruppi di pressione di far durare quanto il periodo di una legislatura il varo di una legge? Quanto costa all’Italia questo ritardo nell’aggiornamento delle sue quasi centosessantamila leggi? E quanto costa una Giustizia che non giudica approfittando di prescrizioni, indulti, amnistie? Ma è tanto rischioso per il Pd urlare agli italiani che la pacchia è finita e bisogna rifare lo Stato? Occorre dire al Paese che non è più ammissibile tenere in piedi il Senato. Chiudendo Palazzo Madama si risolverebbe automaticamente anche gran parte della questione legge elettorale: è al senato, infatti, che è complicato assicurarsi con il voto una maggioranza stabile in assemblea. Quanti soldi si risparmierebbero chiudendo quel palazzo? E perché nessuno ha il coraggio di dire che quella sorta di terza Camera che è il Cnel (Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro) non è altro che la casa dei sindacalisti anziani, quelli che scendono dai piani alti delle organizzazioni sindacali ai quali bisogna garantire una pensione dorata? E perché non riconoscere che l’esperienza tentata dalla sinistra estrema e dalla sinistra Dc ai tempi della Costituente quando si tentò di tenere in piedi un luogo di confronto tra imprenditori e sindacati – una cosa decente del fascismo, la Camera delle corporazioni – è fallita salvo nel garantire una vita dorata a quasi duecento persone peraltro in una dimora ed in un parco da vendere domani mattina?

Si potrebbe continuare con tanti altri esempi. Si parla tanto di vendere pezzi pregiati dei beni dello Stato, ma se un Comune propone una vantaggiosa valorizzazione di una caserma, demanio e Difesa alzano subito un muro. Perché non è vendibile un’azienda statale come Finmeccanica, fonte di corruzione e di sistemazioni a vantaggio di apparati di partito? Dicono che si tratta di un’azienda strategica per la difesa del Paese (e l’art. 11 della Costituzione ignorato anche per finanziare missioni militari all’estero così come per l’acquisizione di aerei da combattimento che non sapremmo neppure come utilizzare? Ed ancora: ha senso oggi tenere nelle mani dello Stato un’azienda come la Rai che non è soltanto pascolo partitico e culturale ma impone anche una bufala come la inutile e scorretta commissione parlamentare di vigilanza? Poi c’è il taglio immediato che un governo serio dovrebbe imporre ai fondi trasferiti alle Regioni dove è stato fatta crescere una selva di miniparlamenti rivelatisi grandi mangiatoie per via di un malinteso e fuorviato senso delle autonomie locali (Don Sturzo si sarà stancato da un pezzo di rigirarsi nella tomba!).

Poi, si può parlare delle economie possibili in ogni provincia. Ma qui il governo è stato pronto e severo. Complice una ben architettata campagna di stampa ha approvato decreti per l’abolizione di questo livello di autonomia. Nel Pd qualcuno dovrebbe pur ricordare che la sinistra aveva nel suo programma l’abolizione delle prefetture e non delle Province fatte passare come pozzi di san Patrizio dove finiscono i soldi degli italiani, salvo scoprire che le vecchie amministrazioni provinciali conservano fondi cospicui congelati e patrimoni immobiliari ricchi ed appetibili che il governo vuole incamerare.

Non sarà per questo che prima Monti e poi Letta hanno messo gli occhi su questo tesoro sul quale il tandem Rizzo-Stella del Corriere della Sera e qualche altro autorevole giornalista di Repubblica fingono di ignorare l’esistenza.

Dimenticavamo. L’apparato dello Stato è strapieno di prefetti che poi diventano consiglieri di Stato e poi vanno, una volta in pensione, alla guida di società come Finmeccanica e dei ministeri. Sono, insomma, come i magistrati, quelli delle pensioni d’oro. Il Pd ha paura anche di loro o prima o poi urlerà la sua rabbia facendo capire cosa vuol dire in Italia essere progressisti oggi? C’è qualcuno disposto ad urlare a Roma che Renzi tutto dice tranne che queste cose? E c’è qualcuno, sempre in casa Pd, disposto a svuotare le Regioni, ad abolire le prefetture e le pensioni d’oro? Un urlo come lo dipinse il grande Munch. Ma che tocca a qualche “artista” del Partito democratico di trasformare in un progetto credibile.

Se non c’è questo non c’è futuro non tanto per il Pd quanto per l’Italia.

 

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