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    26/09/2017

Dissidenti Pd, al Comune un rumore che nessuno ha sentito

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Il sindaco Paolo Foti. In basso, da sx: Giuseppe Giacobbe, Gianluca Festa, Livio Petitto, Antonio Genovese e Giuseppe Negrone  AVELLINO – Per quanti sforzi si possano fare è  davvero difficile mettere sullo stesso piano la posizione del sindaco Foti (sulla quale comunque è opportuno riflettere) e quella dei cinque consiglieri comunali Pd che si sono dichiarati meditabondi e dissenzienti. Un per quanto nobile (lo è?) dissenso va costruito sui fatti e sulle idee. Qui invece, riscontriamo soltanto una collocazione di convenienza, una sorta di (metaforicamente parlando) “togliti tu che ci mettiamo noi”. Ed è proprio a questo punto che l’equilibrio non regge. Per l’evidentissimo motivo che la posizione di Foti è istituzionalmente ed elettoralmente inattaccabile. La montagna di voti sulla quale siede Foti non è neppure lontanamente paragonabile alle pur cospicue rendite elettorali dei cinque dissidenti.

Qualcuno dei cinque ha da ridire su come e perché è sorta la montagna-Foti? Strano, non si ha memoria di controanalisi, obiezioni e programmi alternativi né durante la fase di scelta del candidato alla carica di sindaco (quando furono affogate le primarie) né durante la complessa operazione di definizione della maggioranza e della formazione della giunta e la preparazione di un mai ben definito indirizzo programmatico. Semmai c’è da dire che molti sono sfuggiti alle proprie responsabilità. Ed il risultato è stato che tutto quello cha ha proposto il sindaco (e qualche assessore) non ha trovato un’opposizione. No al garage sotto Piazza Libertà? No al concorso degli architetti per un’ipotesi di sistemazione della stessa piazza? Il Comune rinuncia all’ipotesi di un casello autostradale alle spalle dello stadio? Non un’obiezione, mai un lamento (almeno in pubblico).

Proviamo a vedere ora le cose dalla parte del primo cittadino. I suoi “no, non faremo né questo né quello” sono apparsi più come una sua personale via di fuga che una razionale proposta per la città. La storia del parcheggio interrato, oltre a lasciare insoluto, anzi a creare, un problema finanziario, viene vista dal sindaco e dalla giunta in maniera completamente avulsa dalla questione traffico, dalla pedonalizzazione del centro della città. Il no al concorso di idee su Piazza Libertà è apparso – chissà se lo staff del sindaco se n’è accorto – più come una concessione alla lobby dei tecnici nostrani che mai hanno saputo offrire un’ipotesi nuova ed alternativa nella sistemazione del Largo che una scelta razionale.

Che dire poi della “scomparsa” dalla visione del sindaco dell’ipotesi del casello autostradale in zona stadio che eliminerebbe il micidiale pendolarismo degli automobilisti avellinesi costretti oggi a correre tra il centro e Mercogliano (e viceversa) per imboccare l’autostrada. L’utilizzo del casello Avellino Est sembra di fatto riservato all’area Asi-Atripalda-Serino. Il tutto con un grande pregiudizio della salute degli avellinesi. E poi il gesto “significativo” compiuto dalla giunta con la richiesta alla Regione di declassificare il vincolo sul torrente San Francesco dove è previsto un parco e dove i padroni dell’edilizia non gradiscono “troppo” limiti.

Hanno pensato i dissidenti (Festa, Petitto, Giacobbe, Negrone e Genovese) a contestare il sindaco su questi punti? Proprio no. Anzi hanno mirato a condizionare le sue intoccabili “prerogative”. Condizionare cioè la scelta degli assessori, spingere per una mediazione sugli eventuali ingressi di interni nell’esecutivo.

È questo che chiede Avellino, sono questi i problemi della città che continua ad essere lasciata – per le indecisioni del sindaco sulle questioni programmatiche – in una sorta di non benefico dormiveglia? Ma è su questo scollamento consiliare e su questo vuoto programmatico che ci sarebbe voluto (siamo ad un semestre di governo) un intervento dei responsabili del Pd, ovvero del primo partito della città e della provincia. Un intervento che ancor prima di un dibattito e di un esame di coscienza (come quello che si dovrebbe svolgere dopodomani nel chiuso del convento delle suore benedettine di Maria SS. di Montevergine a Mercogliano) ricordasse a qualcuno che chi entra in un consesso istituzionale ha il dovere del “servizio” e che l’appartenenza ad un partito impone comportamenti coerenti ed un minimo di disciplina (parola forte) che presuppone anche l’esclusione dalle liste nelle prossime scadenze elettorali.

Siamo stalinisti? Può darsi, ma meglio stalinisti che opportunisti senza una morale politica.

P.S. – Un paio di settimane fa è scaduto il termine per opzionare beni dello Stato in vendita. Si sa che il Comune di Avellino ha messo gli occhi sulla caserma Berardi di viale Italia così come molti ritengono strategica un’eventuale acquisizione dell’area del tiro a segno a ridosso del cimitero. Se qualcosa è stato fatto perché non dirlo. E, invece, se nulla è stato fatto si può sapere perché? Davvero il Pd può rispondere alle critiche (come ha fatto la sconosciuta presidente dell’assemblea, Santaniello) dicendo che sono fatti suoi? Lo sono anche gli ultimi fatti di strana amministrazione appena citati?

 

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