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    23/09/2017

Pinocchio a Palazzo Santa Lucia

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Stefano Caldoro, presidente della Regione CampaniaAVELLINO – Forse siamo davvero dentro il vortice elettorale da molti preannunciato per la coincidenza, nella prossima primavera, di più eventi elettorali (Europee, qualche Regione dove i presidenti mirano a trasferirsi a Bruxelles, amministrative in molti Comuni e, forse, le Politiche); ed allora ecco l’andirivieni – anche nella nostra provincia – di politici più o meno autorevoli, di assessori regionali e persino del governatore Caldoro, timido ma fermo conduttore della Regione Campania, l’audace che due anni fa ritenne di non tentare una sortita nel nostro territorio (sotto una coltre, secondo le varie zone, di uno o due metri di neve) dicendo “tanto da quelle parti sono abituati ad essere coperti dalla neve”.

Il riferimento a Caldoro è obbligatorio per il suo tour nell’Arianese, ma soprattutto per le cose dette durante quel tour. Caldoro, in estrema sintesi, ha detto che mai come durante la sua presidenza l’Irpinia ha ricevuto tanti fondi dalla Regione. Caldoro non soltanto ha detto una bugia (mette nel conto cifre che non gli appartengono) ma ha anche allegramente saltato una fase avvilente della vita irpina: quella, che dura ancora, della dismissione di ospedali, ferrovie, servizi (vedi la funicolare di Montevergine) in coincidenza con smantellamenti ordinati dallo Stato come i palazzi di giustizia, la Provincia ed altro.

E questo è niente. Quando sono state finanziate opere pubbliche con i fondi europei la Regione ha invaso con i soldi di Bruxelles le province di Salerno, Napoli e Caserta ricordandosi dell’Irpinia per completare due strade, la Lioni-Grottaminarda e la San Martino Valle Caudina-Avellino, avviate da decenni e mai finite. I due spezzoni sono stati battezzati dai dirigenti regionali ricchi di fantasia come “tangenziale delle zone interne”. La fantasia però non ha soccorso la Regione quando bisognava puntare su opere decisive e veramente capaci di imprimere una svolta al nostro territorio.

Il raddoppio e l’elettrificazione della ferrovia Salerno-Avellino-Benevento, ad esempio. Strada ferrata che intanto dovrebbe consentire all’area industriale di Pianodardine di fare da avamposto alla linea ad Alta capacità Napoli-Bari (fondi non certo della Regione…) come richiesto dal presidente dell’Unione industriali della Campania, Basso. A proposito di ferrovie, ma a Napoli sanno che la stazione di Avellino è stata chiusa da tempo? C’è un intervento straordinario su monti, fiumi e laghi? No. C’è mai stato un piano per ridare vita ai Pip dei Comuni irpini? Un piano per far conoscere ai turisti l’anfiteatro di Avella, il Goleto, l’antica Compsa, gli scavi di Aeclanun? C’è un progetto mirato che rimetta in piedi un brandello di ricerca universitaria e scientifica ed itinerari turistici per castelli, santuari, cattedrali e centro storici o, meglio ancora, un progetto di investimenti sull’agricoltura di pregio?

No, niente di tutto questo. Lo stesso progetto per la banda larga, coinvolgente tutto il Paese, non darebbe, stando così le cose, grandi frutti. Ecco, presidente Caldoro, l’Irpinia ha bisogno di fatti concreti come quelli prima citati. E quando le capiterà di convocare il tavolo per il Patto per lo sviluppo sparigli le carte e magari proponga la nascita del Parco storico-naturalistico dell’Irpinia con tanto di legislazione (l’urbanistica appartiene alla Regione) sull’uso, meglio dire non uso del territorio. Quella del Parco, presidente Caldoro, sarebbe un’idea più che rivoluzionaria. Difenderebbe le nostre sorgenti, quelle che abbeverano mezzo Sud, e si concilierebbe davvero con le ipotesi di sviluppo della nostra terra.

 

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