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    26/09/2017

I costi delle politiche ambientali

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Attualita3_vdesab.jpgAVELLINO – L’Irpinia non è più verde. O meglio, il suo verde è sbiadito, scolorito dalla polvere e da chissà quali altri agenti inquinanti. L’Irpinia non è più una terra sicura, nel senso che la salute dei cittadini è sempre più a rischio per la progressiva alterazione delle condizioni ambientali. Alla fine l’hanno scoperto anche le istituzioni, anche se non tutte. Se ne è accorta, ad esempio, la Procura della Repubblica di Avellino. Da quando si è insediato ai vertici dell’ufficio inquirente, il procuratore Cantelmo ha assunto una serie di iniziative per affrontare il problema dell’Isochimica, almeno sotto il profilo giudiziario, che, del resto, è l’unico su cui l’autorità giudiziaria può incidere. In attesa che anche le altre istituzioni facciano, e per intero, la loro parte, resta da chiedersi se vi sia un costo per risanare e bonificare il territorio e quali proporzioni abbia. Al di là delle spese necessarie ad effettuare gli interventi immediati, molto più gravosi sono i costi, diretti ed indiretti, del ripristino e della salvaguardia di adeguate condizioni di ecosostenibilità.

Da questo punto di vista è esemplare la condizione in cui versa la Media Valle del Sabato, che, peraltro, coincide con una parte significativa del territorio dell’hinterland del capoluogo. In questa area, fortemente antropizzata ed industrializzata, gli agenti inquinanti sono molteplici: scarichi industriali, impianti di riscaldamento, traffico veicolare. E, tuttavia, limitare l’incidenza di tali fattori comporta non pochi problemi ed effetti “collaterali”. È sufficiente considerare, ad esempio, i riflessi sui livelli occupazionali che sarebbero determinati dalla riduzione delle attività (se non, addirittura, dalla chiusura parziale o totale) di alcuni tra gli stabilimenti industriali di maggiore impatto. E, ancora, sarebbe inevitabile interrogarsi sul futuro sviluppo industriale della zona e sull’opportunità di escludere nuovi insediamenti improduttivi, che potrebbero contribuire ad un peggioramento delle condizioni ambientali.

Né possono essere trascurate le conseguenze derivanti dall’inquinamento dovuto all’intenso traffico veicolare. Oltre che dalla viabilità ordinaria (strade comunali e provinciali), la Valle è attraversata dall’Autostrada A16, che, secondo uno studio commissionato dall’amministrazione provinciale all’Istituto di Scienze dell’atmosfera e del clima del Cnr di Lecce, costituisce uno dei fattori inquinanti più rilevanti nell’area, quantomeno per gli ossidi di azoto ed il particolato primario. Ciò potrebbe significare che, al verificarsi di particolari condizioni di criticità, sarebbe necessario addirittura chiudere al traffico veicolare il tratto autostradale compreso tra i caselli di Avellino Est e Benevento.

Se queste sono i rimedi, siamo certi che i relativi costi siano facilmente sostenibili? Probabilmente la risposta è negativa. È evidente, quindi, che, nell’elaborare le politiche di tutela dell’ambiente, le istituzioni a ciò preposte (che, peraltro, nel frattempo, si dedicano semplicemente a monitoraggi saltuari) dovrebbero dirigere i loro sforzi, da una parte, verso la programmazione di iniziative economiche e produttive ecosostenibili, e, dall’altra, nella direzione di una preclusione verso insediamenti e stabilimenti produttivi anche solo potenzialmente inquinanti.

In questo senso è emblematico un caso che di recente si è verificato a Pratola Serra, sul cui territorio già sono presenti agenti inquinanti derivanti dall’apprezzabile tasso di antropizzazione, dagli insediamenti industriali e produttivi in attività (basti pensare alla Fma), e dal tratto dell’autostrada A16. Ebbene, proprio a Pratola Serra l’amministrazione comunale sta provvedendo a revocare l’assegnazione di un suolo che sarebbe stato destinato alla realizzazione di una centrale elettrica ad olio di colza lungo il fiume Sabato e a poche centinaia di metri dall’abitato, che avrebbe potuto avere un impatto significativo sull’ambiente. Simili decisioni dovrebbero improntare le future politiche di sviluppo elaborate dalle amministrazioni locali: meno fumi e scarichi, e più verde per garantire condizioni minime di ecosostenibilità e vivibilità per gli abitanti della valle e dell’intero hinterland di Avellino.

 

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