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    22/11/2017

Piazza Libertà, il Consiglio fa marcia indietro

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Piazza LibertàAVELLINO – Il Consiglio comunale di Avellino ha fatto marcia indietro sull’ipotesi di sistemazione e rifacimento di Piazza Libertà. Niente più piazza-giardino come era stato invece deciso selezionando tra quella sessantina di progetti del bando di concorso indetto dal Comune  su scala europea. Concorso che aveva portato la commissione giudicatrice nominata dall’ordine nazionale degli architetti a ritenere valida la proposta avanzata dallo studio Pisaniello di Lucca.  Studio che prevedeva la trasformazione di Piazza Libertà in un grande giardino, in parte erede del verde che circonda il cedro nella zona del Largo posta davanti al palazzo vescovile e l’altra più grande parte (limitata da prefettura, Palazzo Caracciolo e Palazzo Sarchiola) trasformata in un grande prato attrezzato affiancato dal lato Nord da uno spazio pavimentato da utilizzare per fiere ed eventi.

C’è qualcosa di strano, di politicamente scorretto nel ripensamento del Consiglio comunale. E questo perché mezzo Consiglio comunale contiene le stesse persone che poco più di un anno fa dettarono regole e finalità del concorso. Qualcuno ha cambiato idee perché c’è un sindaco che vuole fare altre cose? Bastava dire al sindaco che lui non può cambiare le carte in tavola senza spiegare ai cittadini le conseguenze finanziarie delle sue scelte, e senza nascondersi dietro il vincolo (tra il paradossale ed il ridicolo) della soprintendenza sulle fontane.

In un’Italia che non sa difendere Pompei, la reggia di Caserta, Noto e Volterra abbiamo scoperto il tesoro (le fontane!) di Piazza Libertà che hanno soltanto la colpa di avere più di 50 anni (legge urbanistica del 1939). Ma gli avellinesi sanno che via Tedesco è diventata intoccabile perché quell’edilizia ha più di un secolo di vita? Il sindaco vada laggiù e ci dica come vuol far rinascere quel mondo. E dica agli uffici di tutela del patrimonio artistico-culturale che non si cambiano le carte ad ogni cambio di soprintendente (fino al 1980 l’Irpinia non ha avuto alcuna tutela!).

 

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