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    21/09/2017

Tra scelte europeiste e arcaiche abitudini il voto dell’Irpinia e del Mezzogiorno

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Politica3_parl_eur.jpgAVELLINO – Due bei fatti emergono dal voto del Sud per le Europee. Il Sud – pur con tutti i bombardamenti mediatici subiti – ha partecipato al voto in misura maggiore del temuto. Inoltre, e questo è il secondo fatto (ancora più importante del primo appena accennato), il Sud non si è aggiunto ai pezzi d’Europa antieuropeisti. Tutti i sondaggi, tutte le previsioni annunciavano un deserto attorno alle urne, ed un deserto ancora più grande attorno agli ideali, alle istituzioni ed ai siti comunitari. Ed invece, sia pure in misura più ridotta rispetto al resto del Paese, il Meridione ha voluto confermare la sua fiducia nel grande progetto che dagli inizi della metà del secolo scorso avviò la pacificazione concreta tra nazioni che fino a pochi anni prima si erano combattute e dilaniate, distruggendo a più riprese la loro economia. Dove, più del nostro Meridione, si sarebbe potuto coltivare un sentimento di avversione per tutto ciò che sapeva di Nord Europa, di ricchezza collaudata, di stili di vita che a confronto non avevano paragone?

Il senso delle radici, stupidamente ritenute estranee alla nostra cultura, alla fine ha prevalso. Perché le nostre radici, contrariamente alla vulgata comune, non sono soltanto arabe, greche, mediterranee (civiltà che da un bel po’ di tempo siamo abituati a svillaneggiare), ma anche, e soprattutto, longobarde, normanne, angioine, sveve. Il primo vero Stato, sulla penisola, è stato costruito nel Mezzogiorno del Paese.

Ci siamo permessi di ricordarlo su questo giornale prima del voto. C’è stato chi si è detto sorpreso da questa “scoperta”, chi ha tentato di farfugliare qualche contestazione e chi ha accettato la cosa come una piacevole constatazione. La Campania che porta sulla sua pelle il marchio di tante “ditte” famose (l’enclave bizantina, il ducato longobardo, i passaggi angioini ed aragonesi, per non parlare dell’impronta – oggi poco di moda – della Magna Grecia, e poi Carlo III di Borbone ed il suo ministro Bernardo Tanucci) ha tentato di dare il suo contributo.

In una regione dove ha votato meno gente delle precedenti Europee il Partito democratico ha portato il suo 36,1% (primo partito in Campania) al travolgente successo dello schieramento di Renzi. L’Irpinia ha contribuito con un buon 37,24% a questo risultato con la città di Avellino (piuttosto trascurata nei grandi disegni di sviluppo della provincia) che per parte sua si attesta, come Salerno, su un ottimo 45,5%. Il partito di Berlusconi agguanta un 24% che lo mette di poco sopra il partito di Grillo mentre la lista di Tsipras si colloca in Campania (ad Avellino con un abbondante 6%) al sicuro oltre il 4 per cento, importante per avere accesso nel Parlamento europeo.

Infine qualche annotazione a volo come, in Irpinia, l’alta percentuale di corsa alle urne di Domicella (91%) o la maglia nera (24%) di Teora. Da ricordare, tornando al più ampio quadro regionale, che Napoli ha fatto registrare il più basso afflusso alle urne dal dopoguerra ad oggi. Da notare infine che il Pd regionale premia i soliti noti (Paolucci, Cozzolino) con la sua segretaria regionale che si dice soddisfatta e sorpresa del 36% ottenuto.

Soddisfazione anche in Irpinia e ad Avellino. Qui ci sarà da valutare e “pesare” anche l’elezione di De Mita a sindaco di Nusco (votato da tre cittadini su quattro). Se si tratta soltanto del Comune altirpino c’è poco da dire. Se dal Comune De Mita pensa ad altre iniziative, ad altre cose, prende il via un nuovo duello che inutilmente una parte del Pd tenterà di assecondare facendola passare come qualcosa di rivoluzionario.

Dopo questo “faticoso” voto rimangono sul campo due “questioncelle”. La prima. La giunta regionale presieduta da Caldoro è o non è scalfita da questo voto che dimostra che il centrodestra non ha più la maggioranza in Campania? La seconda. Il dimissionario presidente del Consiglio regionale, Romano, ha ottenuto – pur avendo rinunciato alla candidatura – undicimila preferenze. È vero che gli arresti domiciliari e le accuse contro di lui (non sarebbe un politico “corretto” ed onesto) non significano per ora nulla, ma undicimila voti rappresentano uno dei Comuni più grandi dell’Irpinia o del Sannio. Ma dal Vesuvio fino ad Aversa non c’è ombra che regga. Altro che “rottamazione”. Qui serve un lavaggio con il fuoco. Ma allora gli odiosi cori che negli stadi partono per offendere i campani ce li meritiamo tutti? E poi il Vesuvio fin dove dovrebbe “purificare” visto che Scopelliti – già condannato in primo grado – ha raccolto ben 42.000 voti prevalentemente in quella Calabria di cui è stato fino a poco tempo fa governatore?

 

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