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    20/11/2017

L’inchiesta della Procura/Le vergogne della città moderna negli abusi sui torrenti di Avellino

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Politica-IlCommento_s_franc.jpgAVELLINO – Se confermate (quelle della Procura sarebbero all’esame del Gip) le ulteriori richieste di sequestro di immobili nei dintorni del torrente San Francesco in agro avellinese e quelle che incominciano a toccare anche il torrente Fenestrelle per tutto il suo percorso – Monteforte, Mercogliano, Avellino, Atripalda – pongono più di un problema.

Già per il torrente San Francesco ci si chiede come può aver avuto il benestare di tutti gli organismi di sorveglianza il Piano regolatore che nel 1987 modificò le previsioni interessanti l’area e firmate dallo stesso progettista, architetto Marcello Petrignani. Il Prg che l’architetto romano consegnò nel 1970 alla città di Avellino prevedeva un centro direzionale sul pianoro posto tra la variante Sud ed il vallone Fenestrelle. Dopo il sisma del 1980, chiamato ad aggiornare il suo Piano, Petrignani spostò il centro direzionale sulla piana che, verso Nord, è attraversata dal torrente San Francesco. Quali distanze la legge imponeva allora per edificare presso il torrente? Quel Piano (1987) che andò in vigore mentre già era in corso il dibattito sul rispetto di rive, sponde e sorgenti andava subito rivisto?

Certamente sì se si tiene conto che una appena nata Autorità di bacino impose al Comune capoluogo di cancellare la previsione dell’insediamento delle attività artigianali lungo la parte bassa del Fenestrelle, e cioè dalla zona di Santo Spirito fino all’inizio del Comune di Atripalda. Per la cronaca in quel tratto già era al lavoro un’impresa per la sistemazione delle sponde e la trasformazione di quell’area a parco non fece fare salti di gioia in città.

Molto più pesante e molti più interrogativi per l’area ancora libera circostante il torrente San Francesco. Questura, autostazione, uffici pubblici sistemati in torri realizzate dai privati come hanno avuto via libera? Non era meglio modificare subito il Prg? È soltanto tutta colpa della poca cultura urbanistica dell’epoca? E perché non è intervenuto un solo garante della materia per fermare tutto? Ma davvero ci voleva l’arrivo del procuratore Cantelmo (che sembra stia “guardando” anche sugli scriteriati contorni edilizi della Città ospedaliera) per riflettere su questioni così pesanti?

Ricordiamo a tutti che i due torrenti sotto osservazione sono i confini naturali dell’Avellino medievale ed ottocentesca. È l’averli oltraggiati che ci ha consegnato le vergogne della città “moderna”.

 

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