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    20/09/2017

Comune, gli scontri nel Pd bloccano Foti

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Paolo FotiAVELLINO – Se avessero voluto costruirla di proposito non ci sarebbero riusciti. La ragnatela messa filo dopo filo addosso al sindaco Foti ed alla sua giunta non è stata costruita dalla pazienza di un ragno e non è scrollabile di dosso con il semplice movimento di un braccio. In realtà la tela è fatta di materiale resistente (ambizioni, calcoli, gelosie, disegni ed altro) intrecciata dagli stessi esponenti della maggioranza che fin dalla nascita della giunta Foti, un anno fa, hanno posto problemi al sindaco a loro dire colpevole di aver varato un esecutivo di esterni (i cosiddetti tecnici) che non sarebbero in grado di far decollare davvero l’attività dell’amministrazione.

Ed ora che la segreteria provinciale del Pd ha deciso di capire qualcosa su tutto questo pasticcio è rimasta essa stessa irretita nel gioco dei dispetti visto che dalla riunione di via Tagliamento è venuto fuori un gruppo consiliare spappolato. Tre consiglieri - Gianluca Festa, Livio Petitto (che è anche presidente del Consiglio comunale) e Giuseppe Negrone – che annunciano di pretendere “libertà di voto” (cioè se ne vanno), altri cinque gradirebbero una vera spinta a sinistra, ed altri stanno a guardare se davvero ci saranno, come ha annunciato il sindaco Foti, cambi di assessori. Sul “rilancio” c’è un articolato documento che però sembra soltanto, al momento, un pezzo di carta lasciato sul tavolo del segretario De Blasio che sperava davvero in una puntualizzazione e nella composizione di tanti conflitti.

Invece su questo punto non vi è stato chi abbia fatto un passo indietro, anzi tutto è stato reso più difficile dalle collocazioni intorno al progetto Renzi che intanto ha cambiato tutti i rapporti (di forza e di…debolezza) esistenti nel Partito democratico. Per non parlare della tornata elettorale del 25 maggio scorso quando il Pd raccolse un ampio riconoscimento alle Europee ma ha poi subito uno strano quanto umiliante ko alle Amministrative che impegnavano quasi la metà dei Comuni irpini. Brutto colpo che si inserisce nel più generale disastro delle Comunali in Campania e, soprattutto, nel Napoletano, area alla quale il Pd irpino sembra comunque e sempre volersi rifare (quanto sono lontani i tempi in cui la Dc irpina spiegava, inascoltata, tante cose a quella napoletana ed i comunisti di Avellino si dividevano durante il non breve passaggio di Bassolino in via Del Balzo).

Oggi il Comune di Avellino si trova al centro di un bombardamento da quattro lati. Bombardamento riassumibile nei quattro punti indicati sia da una parte del gruppo consiliare del Pd sia dal vicesindaco La Verde che avrebbe “alzato la voce” per esprimere la sua visione dei quattro problemi che in questo momento stanno tenendo alta la tensione in Piazza del popolo: la incredibile vicenda della clinica Malzoni, la non compresa soluzione per Piazza Libertà, la politica dell’assegnazione di alloggi pubblici allo sterminato popolo dei richiedenti, la gestione di alcuni servizi – con relativa assegnazione di locali – alla Casina del principe.

Pur avendo smentito di aver alzato la voce con il sindaco Foti e con qualche collega di giunta La Verde non è riuscito comunque ad allontanare i sospetti di una lite interna dopo il suo annuncio di autosospensione dal ruolo di vicesindaco fino al 30 giugno. Non gli è bastato dire che doveva allontanarsi da Avellino per motivi familiari. Molti non gli hanno creduto. E comunque il suo “colpo d’ira” è andato ad aggiungersi alle rivendicazioni di molti consiglieri comunali della maggioranza che a loro volta reclamano la nomina di assessori “politici”, la ripresa ed il completamento di tante opere pubbliche (tunnel, Bonatti, Piazza Castello e Piazza Duomo), chiarezza sui conti del bilancio, riorganizzazione degli uffici comunali dove è stato prodotto lo strano inguacchio della clinica Malzoni, e la sempre aperta questione del Piano di zona per i servizi sociali. Questione, per ora, rimessasi bene per il Comune, ma comunque sempre sotto la spada di Damocle di un prossimo giudizio del Tar.

Il gruppo consiliare Pd più di una volta ha cercato, con riunioni interne o con discussioni aperte alla dirigenza del partito, di trovare una linea chiara ed unica facilmente individuabile dall’esterno dai cittadini. Ma ad onta di annunci, comunicati e dichiarazioni (più volte la capogruppo Grella ci ha messo, come si suol dire, la faccia), sempre ci si è trovati costretti a ricominciare daccapo.

Ed ora che dall’opposizione (Sel) e dalle organizzazioni sindacali ci si prepara – è già accaduto giovedì scorso – a dibattiti pubblici, anche in strada, sulle soluzioni da dare alle tante questioni aperte, c’è da prevedere che gli inviti al vogliamoci bene, rimaniamo uniti, non sortiranno grandi effetti. Soprattutto perché l’iceberg contro il quale il Comune di Avellino sembra stia andando a sbattere è quello della partita di molti finanziamenti europei proprio per il mancato completamento dei lavori pubblici. Un altro vertice è previsto prima della riunione del Consiglio comunale in programma lunedì prossimo, seduta durante la quale Enza Ambrosone, che ha lasciato l’Udc, spiegherà meglio le ragioni del suo gesto e della sua nuova collocazione.

Dicevamo dei lavori pubblici sospesi. Ebbene, se per queste questioni ci saranno decurtazioni, multe o – malauguratamente – obbligo di restituire fondi a Bruxelles, lo spettro del dissesto (che a questo punto sarebbe meglio definire disastro) tornerebbe ad apparire ai piedi della Torre dell’Orologio.

 

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