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    21/09/2017

San Francesco: il torrente «tombato», gli abusi edilizi, le scelte della politica

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Il cantiere di rampa S.Maria delle Grazie sotto sequestro (foto ufficio stampa Cfs)AVELLINO – La notizia della notifica di avvisi di garanzia a quanti – a vario titolo (in tutto tredici persone) – hanno apposto la loro firma in quanto committenti, progettisti, direttori dei lavori, tecnici del Comune di Avellino che hanno nel tempo dato il via libera alla realizzazione del sempre in discussione fabbricato di rampa Madonna delle Grazie, fa da micidiale detonatore per più motivi. Intanto perché ricade nel limbo dell’attesa giudiziaria un fabbricato di sei piani fuori terra che mesi fa molti ritennero “tirato in salvo”. Poi perché la Procura ritiene illegittime ab origine la concessione edilizia rilasciata per il fabbricato e tutte le varianti alla stessa rilasciate dal Comune per renderla progressivamente accettabile.

La Procura è chiara e precisa in merito: quel palazzo non poteva e non può essere costruito perché lo si sta realizzando in zona di rispetto – con tanto di vincolo paesistico ambientale – del vallone del torrente San Francesco. È posto, in sostanza, entro la fascia di tutela del torrente che corre verso Est (anche in quel punto tombato) parallelamente a via Circumvallazione. Comunque ad un centinaio di metri dal fabbricato in questione.

L’intervento della Procura rende naturalmente più pesante il clima all’interno degli uffici tecnici di Piazza del Popolo dove da tempo – riferì l’assessore Vanacore in Consiglio comunale durante la sua recente relazione sulla questione urbanistica – non si riesce a lavorare con serenità per la complessità dei problemi da affrontare e perché le indagini della Procura rendono tutti più nervosi.

Naturalmente adesso il nervosismo sta aumentando e, attenzione, questa volta il detonatore di cui prima parlavamo può far saltare equilibri di una già traballante maggioranza nonché quello dello stesso sindaco Foti che vede dalla Procura contestare a lui ed alla sua giunta quella “micidiale” richiesta alla Regione di togliere il vincolo paesistico-ambientale attorno al torrente San Francesco che è quello attorno al quale sia in via Tagliamento che a rampa Madonna delle Grazie si sta allegramente costruendo.

Sia chiaro che la giunta è padrona di proporre e di chiedere modifiche all’impianto urbanistico, ma quando si entra – per combinazione? – in una questione che potrebbe mirare a tutelare interessi di costruttori (come se Avellino non avesse già pagato dazio operosissimo su questo fronte) la Procura ha il diritto ed il dovere di porsi interrogativi. Anche a costo di innervosire chi in città ha costruito dal 1988 in poi vicino ai torrenti.

La Procura ha segnalato che già con il Piano Cagnardi si sottolineava la necessità di rispettare gli alvei dei torrenti. Foti ed i suoi hanno marciato in senso contrario. C’è chi ricorda la variante degli ambiti collinari e fluviali di Avellino? Fu l’atto che segnò la fine della giunta dell’epoca. Vogliamo riparlarne con un minimo di onestà mentale?

 

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