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    20/09/2017

Ato rifiuti, alle origini degli scontri interni e dei veti alla candidatura di Foti

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La seduta del Consiglio comunale di ieri seraAVELLINO – Davvero inverosimile quanto accaduto intorno al pianeta-Comune ad Avellino. Nel parlare di pianeta-Comune ci riferiamo alla posizione dei partiti (a cominciare dal Partito democratico, in città ancora senza segreteria cittadina) e naturalmente alle tante diramazioni che partono dal Consiglio comunale e vanno a finire – sotto forma di presenze – nei consigli di amministrazione dove si gestisce acqua, aree industriali, rifiuti, società di servizio. Proviamo a spiegare perché c’è qualcosa di inverosimile (per non dire di conturbante) per quanto accaduto durante i giorni che hanno preceduto la seduta del Consiglio comunale di Avellino di ieri sera.

In una guerra ufficialmente dichiarata da alcuni consiglieri comunali al sindaco Foti si è inserito un attacco violentissimo del consigliere Gianluca Festa al primo cittadino accusato, tra l’altro, di avere accettato la candidatura – concordata da Pd, Forza Italia e Udc – al vertice del nascente Ato rifiuti, la struttura cioè che tra riforme e crisi varie dovrà gestire in maniera, si spera, definitivamente chiara e ferma, l’intero ciclo di spazzamento, raccolta e smaltimento dei rifiuti nei Comuni della provincia di Avellino. Foti non deve mettersi al vertice della nascente struttura perché – dicono Festa ed il gruppetto che sta con lui – deve pensare a gestire bene Avellino piuttosto malmessa (e questo è vero) e, quindi, bisognosa di impegno ed attenzioni dal capo dell’amministrazione.

Per sostenere questa testi (condivisa anche da forze della sinistra) è stato scelto un percorso quanto meno strano, per non dire irregolare, se non proprio illegittimo: è stato presentato un ordine del giorno che dovrebbe impedire a Foti di accettare la presidenza dell’Ato rifiuti. Si dà il caso che a decidere chi debba essere il presidente dell’Ato sia l’assemblea dei sindaci e non un Consiglio comunale, quindi l’ordine del giorno presentato dagli anti-Foti ha soltanto un valore politico al pari di eventuali accordi tra partiti (in questo caso, come detto, Pd-Fi-Udc). Ma viene da chiedersi come mai in campagna elettorale ed al tempo del varo di questa giunta – quando Foti trattò con tutti, incluso il Festa una volta convinto ambientalista, oggi molto meno – quest’ultimo non ha aperto bocca su queste questioni?

La domanda ce la poniamo anche perché l’ex verdissimo consigliere ha vissuto una sua bella stagione nel Consiglio di amministrazione del consorzio Alto Calore dove – come ha sottolineato in conferenza stampa il presidente dell’ente di Corso Europa, De Stefano – non risulta abbia mai fatto denunce sullo stato comatoso delle finanze di quel consorzio e sulla stessa onerosa gestione del personale. Perché parliamo del mitico Alto Calore? Perché sempre il nostro ex verdissimo consigliere ha posto domande in proposito all’attuale presidente del consorzio, ma lo ha fatto chiedendo di far saltare un’apposita seduta sull’argomento, con tanto di intervento in Consiglio del presidente dell’Alto Calore, De Stefano.

Ma chi ha spinto con il verdissimo per evitare una relazione in aula di De Stefano (chi ha spinto e chi ha preteso di interpretare in maniera a dir poco malvagia leggi, statuto e regolamenti consiliari) ha forse dimenticato che c’è stata una stagione dove i designati dal sindaco o gli eletti al vertice di strutture in cui gli enti locali – a cominciare dal Comune di Avellino – venivano ascoltati per spiegare alla città deficit, disservizi e programmi? Peraltro ci sono altri Comuni che continuano a farlo, perché Avellino no?

In una pubblica seduta il presidente De Stefano avrebbe anche potuto rispondere alle accuse personali che proprio da consiglieri comunali gli sono state rivolte. De Stefano ha detto di ricevere minacce e che visto l’atteggiamento di parte del Consiglio comunale di Avellino dovrà necessariamente chiedere l’intervento della Procura. Vedremo. Intanto De Stefano avrebbe già dovuto chiedere al suo partito, il Pd, di chiarire tante cose su vicende interne al gruppo consiliare al Comune nonché, perché no, su quel confuso passato del consorzio Alto Calore che ha visto in prima fila tanti autorevoli esponenti dell’attuale Pd ed ieri della Democrazia cristiana e del Partito comunista. Materiale imbarazzante, scottante forse? Sì, ma come lo è la gestione dell’Ato rifiuti e come lo saranno le votazioni indirette per eleggere il nuovo presidente della Provincia. In tanti si sono fatti avanti tranne il Pd e Foti. Davvero singolare vero?

Avellino ed il suo hinterland sono politicamente sguarniti: possibile che né il Pd né il Consiglio comunale abbiano capito quel che sta accadendo e non si siano mossi per salvare una città che tutti dicono morente ma per la quale non fanno un bel niente?

La verità è che c’è poca autentica attenzione per problemi di questa portata e si preferisce impegnarsi in baruffe interne al Partito democratico o alla maggioranza consiliare (con riflessi tra questa e la giunta). Poi capita che quando si vuol tentare un regolamento di conti sotto forma di ordini del giorno o documenti politici si finisca per rimanere con un pugno di mosche in mano anche perché si fa tardi e la seduta consiliare non può andare (per carità, lo dice il regolamento…) troppo oltre la mezzanotte quando è cominciato il conto alla rovescia per eleggere – nella riunione dei sindaci in programma lunedì mattina – il nuovo presidente dell’Ato-rifiuti.

L’ordine del giorno anti-Foti non si è riusciti a votarlo. Così la seduta che doveva servire a chiudere nell’angolo Foti e gli attuali amministratori del consorzio Alto Calore alla fine è servita soltanto a discutere di gestione degli impianti sportivi e dei cosiddetti spazi pubblici, nonché a capire che i rilievi della Corte dei conti sulle finanze del Comune riguardano bilanci di anni precedenti alla gestione Foti. S’impongono, a questo puto, due domande: perché tanta ostinazione contro Foti all’Ato rifiuti e perché il Pd ha voluto accontentarsi di questa presidenza anziché puntare, proprio con il sindaco del capoluogo, alla presidenza della Provincia? Forse perché collocare Foti all’Ato consente ad altri di puntare invece alla Provincia (che tra poco dovrebbe significare un seggio automatico al Senato)?

Per arrivare a tanto si è provveduto anche a siglare un accordo delle cosiddette larghe intese tra i principali partiti della provincia. Ed ancora qualche considerazione s’impone. La prima, la tanto criticata giunta semitecnica di Foti è migliore del Consiglio che dovrebbe sostenerla. La seconda,  le larghe intese da noi producono soltanto convenienze per i “manovratori” di sempre.

 

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