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    23/09/2017

Sogniamo la bellezza della città ma rinunciamo alle cose belle

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Piazza LibertàAVELLINO – Le dichiarazioni rese in Consiglio comunale dal sindaco di Avellino, Paolo Foti, si prestano a considerazioni di vario tipo, anche in funzione dei temi trattati. Intanto, è difficile rifiutare il quadro nel quale il sindaco ha collocato questa prima fase dell’impegno suo e della giunta: la grave crisi politica, finanziaria e sociale che ha bloccato il nostro Paese e sta letteralmente strangolando il Meridione d’Italia. Punto quest’ultimo che ha spinto il sindaco ad indicare – impresa ovviamente ardua – una fuoriuscita dallo “stagno Sud” intendendo per fuga dal Meridione un contatto sinergico con il Nord, con la modernità e, soprattutto, con l’Europa.

Facili e semplici, invece, le considerazioni che derivano da una serie di riflessioni che Foti ha fatto rispetto ad alcuni punti precisi.

1) Far entrare la politica in giunta non vuol dire dare via libera ai consiglieri comunali. La politica c’è anche nei partiti, nelle professioni, nei sindacati, nell’imprenditoria corretta. La deriva attuale di alcune componenti consiliari ricorda lo sfascio della consiliatura comunale all’epoca della caduta di Sullo o quella post terremoto. La soluzione, allora, fu nel ricominciare daccapo.

2) Spiegato perché è preferibile, oggi, evitare il dissesto, il sindaco continua a non chiarire come si arrivò allo scontro con i dimissionari assessori Manzo e Ricci. Soltanto una lite intorno alla necessità di dichiarare il dissesto? Difficile da credere.

3) Foti continua a sottolineare la necessità di rifare, aggiornare, rivedere (scegliete voi) l’urbanistica ad Avellino. Perché e come? Il sindaco non dice di più. La variante agli ambiti collinari e fluviali? Manco a pensarci. Del resto il primo atto della giunta Foti fu una pesante intromissione (stoppata dalla Regione) del Comune di Avellino nell’inchiesta della Procura sulla realizzazione di due fabbricati – al posto di uno – sulle rive del torrente San Francesco in via Tagliamento. Si potrebbe far partire un’azione di rilancio dell’edilizia “rottamandola”, ma il sindaco Foti, che ha detto di voler ascoltare tutti su questo argomento, non dice di più.

4) Un’ottima intuizione, correlata al punto precedente, è quella relativa al desiderio del sindaco di puntare al cambiamento del volto della città mirando a creare punti di assoluta bellezza. Peccato che da questa visione rimanga per ora fuori un punto-simbolo della città: Piazza Libertà. Attorno alla quale si muovono, a vuoto, tecnici, progettisti, soprintendenza. Ipotizzando sempre nuove soluzioni ma affossando – senza che ci sia stato un commento o un lamento – un concorso di idee che aveva visto emergere il progetto di una piazza ricca di verde che poteva essere il giusto simbolo della città capoluogo della verde Irpinia. Inoltre non una parola da parte del sindaco Foti intorno alla dura “vertenza” avviata dalla Procura sul mancato rispetto in città della legge Galasso sul divieto di edificazione - per vincoli paesaggistici - a meno di 150 metri dalle sponde dei corsi d’acqua. Ed Avellino deve chiarire molte questioni (in molti suoi punti) in materia. E qui torna in mente il discoso, non accettato dai costruttori del parco che deve sorgere vicino alla sempre incompleta autostazione, proprio intorno al torrente San Francesco.

E che dire infine, a proposito di bellezza, del silenzio tombale caduto sul progettato parco del vallone Fenestrelle? Oltre seicentomila metri quadrati di verde attorno al torrente omonimo con tanto  di strumento tecnico a disposizione indicato nel Puc per acquisire l’area: la perequazione. Sarebbe più bella Avellino con questi due parchi? Crediamo proprio di sì. Peccato che mentre noi sogniamo, il sindaco tace. Peccato davvero.

5) Infine fa bene Foti a ricordare la ripresa di importanti opere pubbliche, soprattutto nel centro antico, ma c’è qualche intervento che potrebbe contribuire a migliorare l’aspetto della città? certo che c’è e costerebbe poco. Con un opportuno spostamento della cubatura lì realizzabile (si tratta di prevedere un edificio sulla chiusura della piazza a Nord anziché sui lati) si potrebbe fare dell’area dell’ex mattatoio di via Circumvallazione la piazza pedonale prevista dal Piano Cagnardi.

Questa piazza, posta al limite del parco di Piazza Kennedy, darebbe un “respiro” notevole a tutta la zona. L’opera non graverebbe sulle finanze comunali. Con il ricavato della vendita della cubatura lì realizzabile il Comune porterebbe a termine l’opera (non proprio costosa) e chiuderebbe qualche buco finanziario.

Siamo noi che sogniamo o sono Foti e la sua giunta a tacere e a guardare altrove?

 

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