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    21/09/2017

Provincia: disastro Pd, si aspettano dimissioni

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Palazzo Caracciolo, sede della Provincia di AvellinoAVELLINO –  A chi dare adesso la colpa per questa figuraccia monumentale rimediata dal Partito democratico e fatta fare al sindaco di Avellino Paolo Foti?  Cerchiamo di procedere con un minimo di ordine in questa sorta di giungla di rapporti, di odi e di trabocchetti (con tanto di fondo melmoso fatto di tradimenti, incompetenze, pugnalate alle spalle e mancanza di autorevolezza da parte di più di un “protagonista”). Cominciamo allora ad inoltrarci con cautela in questa grande vergogna messa su dal Pd ed altri “compari”.

Diciamo intanto che nell’area del centrosinistra si aspettano dimissioni. E non certo del candidato Foti per colpa di altri. Le colpe sono del Pd innanzi tutto. Quanti consiglieri comunali e sindaci eletti da questo partito hanno effettivamente votato per Paolo Foti candidato alla carica di presidente della Provincia? Non tutti. Questo è evidente. Perché non condividevano la sua candidatura? E perché non lo hanno detto in sede opportuna e per tempo in modo da far maturare decisioni più condivise e naturalmente vincenti? Ed è accettabile che molti di questi “grandi elettori” andassero in giro dicendo che se Foti non li avesse chiamati personalmente…Qualcun altro avrà messo davanti al voto problemi di collocazione geografica nell’ambito provinciale, avrà anche aggiunto che bisognava dare una “lezione” ad Avellino mangiatutto.

Naturalmente dire adesso a questi ultimi che in realtà Avellino non soltanto non ha mangiato il loro futuro, ma sta pagando un prezzo altissimo sia alla crisi economica – fenomeno ovviamente generale – sia alle presunte riforme rivoluzionarie dei vari Renzi, Delrio ed altri sfasciacarrozze, non serve. Questo incredibile chiacchiericcio di quelli che giorni fa abbiamo battezzato come fortunatissimi incompetenti (parlamentari divenuti tali grazie a poche centinaia di voti di preferenza o grazie ad alcune parentele sempre autorevoli) finge di assecondare la grande riforma sbilenca –  come tutte le sue mezze iniziative – del premier Renzi. E ce le spiegano come un nuovo vangelo, quello che annuncia il nuovo florido ed efficiente mondo che verrà.

Si sta spappolando un territorio ed una città muore? Ma che importa, tanto ci saranno le aree vaste ed addirittura una città altirpina (suggeriamo qualche nome: Romulea o addirittura Carbonia, la città di tizzoni fumanti sorta sui resti dell’ostinato insediamento altirpino sannitico che mai volle sottomettersi a Roma venendo da questa messa letteralmente a ferro e a fuoco). Di questo scollamento, anche di questo scollamento è rimasto vittima Paolo Foti e lo stesso Pd che su queste questioni lascia che vengano propagandate autorevoli sciocchezze. Ma inutile dire che Foti ed il Pd questa sconfitta umiliante pare proprio che siano andati a cercarla.

Foti ha commesso molti grandi errori. Vediamoli.

1) Da sindaco invocando colpe di un passato sempre più lontano - senza mai indicare un colpevole o le circostanze che indussero ai debiti – ha mostrato di non saper prendere il toro per le corna. I rinvii su tutto, la fuga dai problemi, decisioni che diventavano autorevoli solanto quando dannose per la città, hanno fatto il resto.

2) Essersi accordato con quel furbo di Gianluca Festa prima della sua elezione a sindaco senza onorare poi i patti è stato uno smacco, una macchia di fatto sempre rinfacciatagli da Festa che non è più riuscito a togliersi di dosso.

3) Non aver saputo in Consiglio comunale affermare la sua autorità a difesa della “sua” giunta ha fatto il resto.

4) Aver sottoscritto – così dicono – un accordo adesso con Festa - dopo che lo stesso era stato espulso dal Pd - per l’ingresso in giunta di uomini dello stesso Festa (a questo punto più importante del sempre più declinante De Mita) ha rappresentato agli occhi di tutti soltanto il segnale di una sua arrendevole posizione: una sorta di prosecuzione – non adatta neppure per la morente Provincia – del suo particolare, quieto ma non incisivo modo di guidare il Comune di Avellino.

A questo punto conviene fare alcune importanti considerazioni finali.

La prima: con il “sì” (almeno ufficiale) di De Mita l’elezione di Foti andava considerata blindata. È De Mita che ha ritirato sottobanco il suo appoggio? Sono i demitiani – come li ricordavamo – che non esistono più? O è stata la secessione di Foglia (passato con Alfano) ad essersi portato via tutto, mentre noi siamo fermi a parlare di uomini e regole come se nulla intanto fosse cambiato?

La seconda: ma davvero in Irpinia c’è chi crede che si possono “espellere” Avellino ed il suo ruolo bisecolare di centro politico ed amministrativo?

La terza: la presenza nel Pd dell’ala dell’ex Pci si sta dimostrando una variabile più che intransigente (come sarebbe giusto che fosse) “inaffidabile” quando vengono proposti in prima fila uomini dell’ex Dc. La riprova la si è avuta proprio con Sel che pur con tutta la sua autonomia ha ritenuto di considerare Foti un elemento da abbattere anziché qualcosa attorno alla quale far nascere del nuovo (quando si vuole, certe cose si possono fare).

La quarta, ma non per questo ultima: Domenico Gambacorta, l’eletto, è persona degnissima del ruolo nonché bravissimo amministratore. Fa piacere che con lui vengano in risalto anche il ruolo, la storia e la cultura di Ariano, città che in tanti, a cominciare dagli avellinesi, dovrebbero imparare ad apprezzare e conoscere meglio.

 

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