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    21/09/2017

Piazza Libertà, l’assessore Vanacore fa il «rociolone»

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Roberto VanacoreAVELLINO – Chissà se l’assessore all’Urbanistica, Vanacore, sa che i ragazzi che erano tali in anni lontani chiamavano i blocchi di pietra che, davanti il teatro – oggi Palazzo Sarchiola – delimitavano l’area del “largo” dallo spazio necessario a carrozze e carrette varie a dirigersi verso il ponte della Ferriera, chiamavano, dicevamo, “rocioloni”. Appresi la cosa da Federico Biondi che così mi appellò per una mia banale, personalissima, ostinazione.

Ebbene l’assessore Vanacore è apparso, durante l’incontro dibattito svoltosi ieri sera sul tema “Come rifare Piazza Libertà” (e quindi sul progetto varato dalla giunta Foti), è apparso appunto un “rociolone”, un blocco d pietra che per sua natura non può ascoltare e quindi neanche discutere. Vanacore è stato rigido su tutta la linea. Inutili le osservazioni sul pensiero che del “largo” hanno gli avellinesi. Men che mai accettabili le idee ripetutamente espresse da intellettuali, ambientalisti, bioarchitetti, ordine degli architetti. Insomma, per l’assessore Vanacore il progetto respinto dalle commissioni consiliari, rivisto e rielaborato da tecnici del Comune e da consulenti esterni il cui nome – ci consentano – non è legato ad alcuna opera pubblica: quel progetto è definitivo ed intoccabile.

Alle domande di tecnici, intellettuali e politici (magari persone svolgenti di fatto lo stesso ruolo) Vanacore ha sempre risposto con complicate difese dell’operato suo e della giunta. Si pensi che ad oggi ancora non c’è una spiegazione sull’accantonamento del progetto vincente il concorso europeo per la sistemazione di Piazza Libertà. Così come non viene spiegata a tutt’oggi la scelta di eliminare il parcheggio sottostante la piazza, parcheggio previsto in project financing (cioè a chi investe toccava la gestione e non un centesimo da parte del Comune).

Quando l’ex vicesindaco Gengaro ha ricordato che il parcheggio era stato approvato da tutti in sede di conferenza dei servizi su tutto il complesso degli investimenti previsti per il Pica (Piano integrato città di Avellino) – Gengaro era assessore allo Sviluppo e quel piano porta il suo nome e significò investimenti per 130 miliardi delle vecchie lire – la cosa non ha smosso più di tanto l’assessore all’Urbanistica. Imperturbabile, come un negoziatore che deve svolgere la sua missione e basta, non ha controbattuto con una sua ricostruzione dei fatti.

C’è chi ha rilevato che forse sarebbe stata più giusta e produttiva la partecipazione al dibattito dello stesso sindaco Foti. Anche perché, oltre ai rilievi che abbiamo fin qui riportato, c’è da segnalare lo strano ed ondivago atteggiamento della Soprintendenza ai Beni storici ed architettonici che intorno al 2000 disse un bel “sì” al rifacimento – con parcheggio interrato – di Piazza Libertà. Oggi, invece, si mette di traverso davanti ad ogni soluzione fornendo alibi grazie ai quasi sconvolgenti “vincoli” sulle fontane di Piazza Libertà.

Ed allora è necessario ripetere che forse occorre cominciare a riguardare con mente serena a quanto ci è pervenuto dal passato: dalla preziosa visione di Cesare Uva ai dagherrotipi che ci mostrano il “largo” con l’esercito savoiardo schierato in parata – ricordarsi della mostra di Tonino Forgione – fino alle cartoline illustrate del dopoguerra (l’ultima, pre-fontane, ci offre lo spettacolo di numerosi distributori di benzina: si annunciava anche da noi il “miracolo” economico); e poi le ipotesi di Luca Zevi, di progetti dei giovani neolaureati architetti irpini chiamati ad un concorso di idee, per non parlare del progetto redatto a fine anni Novanta dal gruppo del Comune guidato dall’ing. Franco D’Onofrio, fino allo stesso invito del vecchio soprintendente Mario De Cunzo (“per Piazza Libertà ci vuole un poeta”).

Ecco, riguardare a questo passato è proprio sbagliato? Quando ne parlano Franco Festa, Ugo Santinelli e Pierino De Gruttola – lui ieri severamente taciturno – del comitato che si batte per salvare la Dogana; e quando sottolineano che il sindaco Foti non può pensare che avendo detto in campagna elettorale che avrebbe cambiato ogni idea per Piazza Libertà, non può pensare di aver concluso sull’argomento ogni discussione con gli elettori. Né su questo né su altri.

Ma al convegno, ripetiamo, Foti – perché dimissionario? – non c’era. E non ha potuto rispondere né al presidente dell’Ordine degli architetti, Fulvio Fraternali, che continua a chiedergli del concorso saltato né all’architetto Ugo Tomasone, critico e lapidario su tutti i disegni partoriti dall’amministrazione, né alla denuncia dei conflitti di interesse, denuncia pubblica avanzata dall’architetto Claudio Rossano. L’ex assessore all’Urbanistica, Mario Perrotta, poi, ha ricordato che il progetto-Vanacore non tiene conto che la piazza accoglie o distribuisce ben quattordici correnti di traffico.

Foti non c’era. C’era però l’assessore Vanacore che, come abbiamo detto all’inizio, ha preferito fare soltanto la parte del “rociolone” (“rocioloni” che sono ben in evidenza nel dipinto di Cesare Uva).

 

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