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    21/11/2017

Gambacorta, i Normanni e Ariano

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Domencio Gambacorta, presidente della ProvinciaAVELLINO – Una telefonata di un amico, diciamo più che altro di un conoscente che abita in un Comune ricco di storia, mi riporta ad una considerazione che avevo fatto su questo giornale durante la campagna elettorale delle ultime elezioni europee. “Perché – mi diceva l’amico che non vedevo né sentivo né incontravo da un bel po’ – dovrei andare ad Ariano Irpino e lì inginocchiarmi e riflettere davanti al castello normanno?”. La risposta era, secondo me, tutta nell’articolo che in quella circostanza scrissi. Ma il mio lontanissimo (per tanti aspetti) interlocutore evidentemente aveva letto e capito poco sulla mia pretesa di collocare il Meridione d’Italia di fatto nel cuore dell’Europa proprio mentre altri ci suggerivano di abbandonarla.

L’episodio mi è tornato in mente quando è stato eletto presidente della nuova Provincia Domenico Gambacorta, bravo sindaco della città del Tricolle. E qualche “amico” ha pensato bene di riproporre il problema, l’ipotesi, le vecchie richieste di Ariano di vedersi riconosciuto il ruolo di capoluogo di provincia. Per la verità non è per Ariano che Avellino deve temere un evento del genere, ma per le scombinate riforme che nascono a Palazzo Chigi, covo dei più agguerriti prefetti (nonché immancabilmente pagatissimi consiglieri di Stato) facenti parte dello staff del capo del governo.

Gambacorta invece sa che Ariano ha nella sua storia, nel suo dna, tracce che la mettono davanti a tanti altri Comuni, ma sa anche che il ruolo di Avellino non è attaccabile dal suo Comune. Ariano –  quanti irpini e quanti avellinesi lo sanno? – fu scelta da Ruggiero II il Normanno quale sede delle assise per regolamentare il primo embrione di uno Stato meridionale. Quello Stato che, comprendendo anche la Sicilia, fu poi degli Svevi, degli Angioini, degli Aragonesi ecc.

Davanti all’imponenza di quel disegno, che lasciò traccia nella toponomastica, nelle storie familiari ed in quella proprio di quel Comune, l’imponente castello – in parte interrato nella bella villa comunale – è il segnale di una forza che non c’è chi può toglierla ad Ariano. Ho visto quei torrioni da bambino di quattro, cinque anni, li ho visti da ragazzo quando vi salivo su dai vialetti ricavati sul lato Sud che nell’Ottocento fu demolito per dare pietre alla città che voleva crescere (le scale che dalla cima delle torri portavano dentro il maniero erano allora chiuse da blocchi di cemento). Ci sono tornato appena seppi che dalla torre che dà sulle fontane era stato avviato un restauro: emozionatissimo ho guidato lì dentro una troupe tv di Rai Campania (feci la stessa cosa quando stavano per riaprire – 1982 – la cattedrale di Sant’Ottone chiusa, per ritardi e per lavori, fin dl terremoto del 1962).

Chi può buttare a mare la storia di Ariano? Nessuno. È per questo che chiedo all’ottimo presidente Gambacorta – candidato da me in alcun modo sostenuto perché speravo che Foti rappresentasse finalmente la conca di Avellino, da tempo priva di leadership e di progetti – di includere l’Irpinia in un unico progetto storico e ambientalistico che da anni mi ostino a riassumere nella formula Parco dell’Irpinia. Una canzoncina cantata dall’alto in tv – quando la Rai trasmetteva anche per un solo Comune (1958?) – diceva: Ariano, tu torreggi sulle valli, Ariano, Ariano…

Poteva essere Montefusco, scippata dai napoleonidi del titolo di capoluogo e dei relativi uffici, l’alternativa ad Ariano e ad Avellino? No, caro amico che volevi mettere a confronto quel gioiello architettonico e storico che è Montefusco con Ariano ed altro. Anche Montefusco, penso ai De Luca ma anche alla triste storia di quel centro, ha rappresentato una scelta possibile nella storia del Sud: ma è la storia di una sconfitta gravissima (non certo per colpa di Montefusco). Quella della mai realizzata “Repubblica del 1799”.

 

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