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    24/11/2017

I partiti e la città/Un voto catartico contro le responsabilità della politica

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I simboli di Avellino, la statua di Carlo II d'Asburgo e la torre dell'orologioAVELLINO – L'inchiesta della Procura sulle attività svolte dall'Acs (Azienda Città Servizi) con le misure cautelari emesse, i domiciliari per il manager Gabrieli ed il divieto di dimora in città per gli altri indagati, rappresentanti delle cooperative che gestiscono servizi per conto della municipalizzata, svelano uno scenario a metà tra Gomorra e Febbre da cavallo. Ci sono l'ex sindaco ed il presidente del Consiglio comunale che vengono citati dal Gabrieli per presunte pressioni, c'è l'ex consigliere comunale che è titolare di una cooperativa, un altro ex consigliere che briga perché chi lavora per l'Acs sia obbligato ad iscriversi al suo sindacato, ci sono il consigliere in carica che raccomanda il congiunto e la consigliera imparentata a cui con la carta di credito dell'azienda viene pagata l'assicurazione dell'auto, c'è la consigliera figlia di indagati eletta con l'Udc all'opposizione con Preziosi e passata in maggioranza con Arturo Iannaccone a sostegno di Foti, ci sono i manipolatori via etere dei fatti e della verità, per non parlare dei candidati alle Politiche ed alle Regionali.

Tutti questi soggetti, più altri che sicuramente ancora emergeranno dalle indagini, avrebbero dovuto garantire, insieme alla giunta in carica, il controllo sul corretto e trasparente operato del manager dell'Acs: “ma mi facciano il piacere”, avrebbe esclamato il principe Antonio De Curtis.

Le accuse sono pesantissime: innanzitutto non aver proceduto a gare per l'affidamento dei servizi e poi aver utilizzato per uso proprio carta di credito e beni di proprietà esclusiva dell'azienda. Che ci fosse una cricchetella insediatasi a Palazzo di città dopo l'era Di Nunno lo abbiamo sostenuto in ogni possibile sede ma mai avremmo immaginato una tale commistione tra politica e malaffare. Una società che era nata per dare risposte ai lavoratori socialmente utili concepita per la manutenzione, la cura del verde, la guardiania, e che si sarebbe dovuta mantenere con i proventi dei parcheggi, è diventata il carrozzone clientelare del Pd e dei suoi satelliti in città.

Quando fondammo Libera Città denunciammo che i protagonisti dell'operazione canaglia, pur di vincere a tutti i costi, attorno alla candidatura di Galasso avevano imbarcato la peggiore feccia della città. E proprio Galasso con  l'assessore Pennetta è stato protagonista della discussa selezione per la scelta del management della partecipata. Tutto ciò senza colpo ferire è stato ereditato da Foti che non ha rinunciato in campagna elettorale a voti che puzzavano e di conseguenza non ha avuto il coraggio di rompere con una realtà oramai marcia.

Come avrebbe potuto esercitare il controllo sull’azienda pubblica una giunta e un Consiglio comunale in parte sostenuti dal sistema Acs? E l’apparato burocratico municipale con i revisori dei conti perché non ha vigilato? Gli stessi consiglieri che, dalle intercettazioni, chiedono favori a Gabrieli e voti alle cooperative sulle quali per legge avrebbero dovuto garantire il controllo, da questo quadro appaiono tutti ricattabili.

Poiché di questo stato di cose nel capoluogo le maggiori responsabilità sono in capo ai partiti, innanzitutto il Partito democratico, e poi Scelta civica e l'Udc, che in questi anni hanno portato alcuni personaggi di dubbia moralità in Piazza del Popolo, è necessaria un'autocritica comune e l'impegno, nell'immediato futuro, a presentare liste di persone perbene.

Con l’ultima vicenda l'amministrazione, già in perenne crisi, perde ogni residua credibilità: più a fondo di così non si può andare, pertanto è giunta l'ora di ridare la parola agli elettori per una città e una politica più pulita...in ogni senso. Ad Avellino è urgente, a tutti i costi, un voto catartico.

 

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