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    25/09/2017

Una rivoluzione per la nuova Avellino

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La Torre dell'OrologioAVELLINO – L'approvazione del bilancio con soli undici voti favorevoli su una platea di trentadue consiglieri, pone l'amministrazione Foti in una condizione di palese difficoltà. Con  un governo di minoranza si può tirare a campare, certamente non si possono raggiungere gli ambiziosi obiettivi illustrati dalla vicesindaca MariaElena Iaverone nella relazione di accompagnamento al previsionale. Si immagini, solo ad esempio, cosa accadrebbe se si mettesse mano all'adeguamento del Piano urbanistico comunale, senza una maggioranza solida e coesa, in Consiglio sulle aree edificatorie si aprirebbe, sicuramente,  il mercato delle vacche, altro che gestione rigorosa del territorio.

L'implosione del Partito democratico in città, senza una guida né una linea, senza luoghi e momenti di confronto pubblico, sta distruggendo un'esperienza amministrativa caratterizzata sin dall'inizio da una forte conflittualità e dall'assoluta mancanza di un orizzonte ideale e programmatico. La frantumazione dei democratici di Piazza del popolo in più gruppi, ognuno riconducibile ad un capobastone, certifica il fallimento politico del direttorio di via Tagliamento (nonostante la sua riconferma da parte di un troppo distante Pd nazionale), di  Paolo Foti e della sua, presunta, maggioranza. Dall'esterno si ha la sensazione che sia in corso una perenne battaglia di logoramento, a discapito degli interessi della città, ma nessuno vuol mettere veramente la parola definitiva alla guerra.

Gli oppositori del sindaco avrebbero potuto decretarne la fine, aggiungendo i propri  voti a quelli dell'opposizione, bocciando così il bilancio, mettendo in moto le  procedure previste dal testo unico degli enti locali. Come farà chi ancora oggi si dichiara democratico - anche i riferimenti di una figura istituzionale quale la presidente del Consiglio regionale On. Rosa D'Amelio - a giustificare una possibile mozione di sfiducia nei confronti del proprio sindaco? Festa ed i suoi accoliti sono altra cosa, il leader di Davvero non si è mai candidato sotto le insegne democratiche, né  durante la consiliatura ha mai sostenuto atti significativi proposti dalla giunta.

L'opposizione, opportunamente, fin ora, ha rifiutato ogni lusinga di larghe intese, anche se qualche distinguo comincia ad affiorare. Il vicepresidente della Provincia Palumbo, a parole fedele alla linea di Preziosi, quest' ultimo  insieme a Giordano duro o dialogante a fasi alterne, denuncia un deficit di coinvolgimento. Potranno mai i demitiani aderire ad un'ipotesi di sfiducia avanzata da sempre sorridente Festa?

Per l'Ambrosone e Montanile, poi, dati in fase di riflessione, bisognerebbe rivolgersi a chi li ha visti. Nessuno, in questa condizione, può pensare ai problemi della città con la dovuta serenità e prospettiva. Si ha l'impressione che se non si recupera la coesione nei confini dell'ex maggioranza, con un rinnovato ruolo di proposta del Pd, la sindacatura sia finita. Sarà sicuramente un bene per la comunità che un Consiglio comunale delegittimato dalle inchieste che investono direttamente o indirettamente almeno un quarto dei propri componenti, dall'Isochimica all'Acs, se ne vada a casa.

Quando De Mita sconfisse Sullo alla fine degli anni Sessanta, dopo la legge ponte sull'urbanistica, la sinistra di base con Nacchettino Aurigemmma, il sindaco del dialogo, nel 1970 ebbe il coraggio di  rinnovare completamente la sua compagine nel Consiglio comunale, offrendo alla città un gruppo dirigente tra i più autorevoli e memorabili della sua storia. Ecco la nuova Avellino ha bisogno di guardare al suo passato più nobile da Amendola ad Aurigemma, soprattutto  a Di Nunno, per poter fare la rivoluzione che serve al futuro del capoluogo.

 

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