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    24/11/2017

La città di Di Nunno e il degrado da retrotopia

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Attualita8_fornelle.jpgAVELLINO –  “Il Sole 24 Ore” ci fa sapere che l’anno che si è chiuso ha visto la nostra Avellino scendere, in campo nazionale, verso le ultime posizioni nella classifica delle compravendite immobiliari. A confronto degli altri capoluoghi campani (ma siamo ancora un capoluogo?) che possono vantare un saldo in crescita per noi, addirittura, è negativo. Non mi interesso di mercato immobiliare e non ho intenzione di avventurarmi in analisi economiche ma mi piace cogliere in questi dati la conferma di un sospetto che oramai mi tormenta da tempo. Ma perché uno dovrebbe comprarsi una casa ad Avellino? Forse per un figlio che quasi certamente dovrà, per lavorare, lasciare la città? Oppure perché ha scelto di trascorrere la pensione e la terza età in un posto non più ameno, per niente piacevole, e assolutamente inesistente dal punto di vista culturale?

Diciamoci la verità. L’ambiente urbano di Avellino è approssimato, nasce da accostamenti casuali, evidenzia solo la soddisfazione di interessi privati a volte di basso profilo. Sto pensando agli spazi pedonali ricavati tra Corso Vittorio Emanuele e Corso Europa. Ci si è guardato bene dal rispettare un disegno unitario e di spendere qualcosa che potesse far bene agli occhi ed al buon gusto. Certo, se lo scopo era quello di richiamare i percorsi pedonali e commerciali creati a Berlino dove sono stati riqualificati spazi urbani simili ai nostri, il risultato è alquanto deludente. Le pavimentazioni di tipo diverso, le murature lasciate senza intonaco, i mancati allineamenti, le quote non rispettate hanno creato una scimmiottatura del corretto intervento che, probabilmente, ci si proponeva di realizzare.

Ancora oggi nessuno si preoccupa della pulizia e del decoro, per tacere della decenza. E che dire della ricostruzione di Fosso Santa Lucia, alle spalle della chiesa di Costantinopoli? Il nuovo, per quanto incredibile, ha superato in bruttezza il vecchio, che era brutto assai. È stata resa carrabile una strada che prima era solo pedonale conservandone però la larghezza che, ovviamente, quasi per la  metà è occupata da auto in sosta. Ai (pochi) pedoni  è riservato uno strettissimo marciapiede che devono dividere con delle belle pastorali per l’illuminazione pubblica che, dato il contesto, fanno la figura del gallo sul cumulo di spazzatura. E i fabbricati ricostruiti? Qualcuno mi dà l’idea di un dente nuovo spuntato già cariato su gengive malate. Non capisco perché comprare casa in un posto simile e non capisco nemmeno perché molti, amministratori e amministrati, pur avendone la possibilità, non fanno nulla per arrestare questo degrado. Che la situazione non sia per niente allegra lo si capisce anche dalla maniera feticistica con cui si collezionano cartoline d’epoca e si espongono, oramai in ogni dove, scorci dell’Avellino che fu e che, a voler essere onesti, di cose che non andavano pure ne aveva parecchie.

Bauman, il sociologo e filosofo polacco venuto a mancare in questi giorni, chiama questa che, attenzione, non è una moda, “retrotopia”, una sorta di utopia al contrario che rimanda ad un passato mitico (e quindi inventato) che è visto come fuga da un presente insicuro. In questo presente i politici, dalle cui scelte dovrebbe partire l’inversione di tendenza, vengono considerati personaggi privi di spunti originali, incapaci di gestire il presente e non in grado di progettare un futuro. Sono anche loro, come i loro amministrati, dei consumatori e non dei produttori.  L’ultimo che ha avuto un progetto per Avellino è stato Tonino Di Nunno. Questo pomeriggio, alle 17.00, i suoi amici de “L’Irpinia” lo ricorderanno in un incontro al carcere borbonico dove si parlerà del Piano urbanistico e dell’Area vasta.

Si potrà discutere sulle scelte fatte sotto la sua sindacatura, sugli obiettivi mancati ma una cosa è certa. L’affetto, la stima e la considerazione che ha lasciato tra i suoi amici e collaboratori e tra gli stessi oppositori non è comune e basterebbe solo questo a renderlo senza ombra di dubbio un elemento importante della “retrotopia” di Avellino e con lui tanto quelli che al momento svolgono lo stesso ruolo quanto quelli che intendono svolgerlo in futuro dovranno necessariamente misurarsi.

 

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