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    25/09/2017

Politica e società civile: quale contributo dai cattolici per il futuro di Avellino?

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Politica-Editoriale_la_statua_di_carlo_ii_dasburgo_e_la_torre_dellorologio.jpgAVELLINO – La morte nei meandri del “Mercatone” di Angelo il clochard, le lenzuola stese sui balconi del centro storico, per urlare il proprio “No” ai migranti in arrivo: due episodi, due storie che non possono non interrogare sull'evoluzione (?) del modo di essere di questa nostra città che, lentamente, ma inevitabilmente, si avvicina alla scadenza elettorale della primavera del 2018.

Due storie che “galleggiano” su tante altre vicende che ogni giorno si sviluppano in un'Avellino che, come tante altre città italiane, mette insieme sofferenza sociale e intolleranza, malessere di chi fatica a procurarsi da mangiare e disperata difesa di piccole sicurezze che ogni giorno si assottigliano viepiù. Due storie che, spietatamente, mostrano l'assenza di una qualunque risposta concreta e credibile a problemi reali.

La classe politica cittadina e provinciale mostra una pochezza addirittura disarmante; tramontate o tramontanti le “grandi firme” del passato, il presente è fatto di piccole e modesta figure senza storia, portatrici di atteggiamenti spregiudicati, pronte ad occupare il vuoto creatosi in questi anni, prive di una qualunque visione prospettica che vada oltre la propria visibilità personale, oltre la semplice acquisizione di posti di potere, anche piccolissimo. Senso della comunità? Nessuno! Spirito di servizio: cercasi!

In questo panorama desolante risalta - e certamente non in maniera positiva - l'assenza di un'azione del cattolicesimo avellinese, che pure, sulla carta, rappresenterebbe la quota predominante della popolazione. Proprio recentemente, in un dibattito televisivo, è stato ricordato come invece, la stagione dell'amministrazione Di Nunno (che piaccia o meno è stata l'ultima di stampo veramente popolare), avesse visto la luce grazie anche al decisivo apporto di molte parrocchie cittadine che sfidarono l'emergente e vincente berlusconismo per sostenere quel progetto che si riprometteva di “ridare l'anima alla città!”.

I motivi di questa assenza non sono tutti facilmente identificabili, ma probabilmente vanno ricondotti complessivamente ad una chiusura nel proprio “particulare”, nelle proprie esperienze ristrette, che pure si ritrovano all'interno delle parrocchie stesse: un atteggiamento, in sostanza, anche comodo, di ricerca, se possibile, di una sorta di propria purezza spirituale da non contaminare con “le cose del mondo”. A questo fenomeno non è certamente estraneo anche il venir meno, nel presbiterio avellinese, di quelle figure di grande spessore le quali, partendo dai riferimenti della dottrina sociale della Chiesa e del Concilio Vaticano II, seppero costruire esperienze e formare coscienze civili che hanno inciso non poco nella vita anche sociale della nostra città. Come dimenticare, al riguardo, personaggi meravigliosamente “carismatici” come Don Ferdinando Renzulli, Don Giovanni Festa o come il mite eppure tenacissimo Don Michele Grella?

Ed ecco che proprio oggi,  appare fondamentale, quasi irrinunciabile, recuperare il contributo di un cattolicesimo di nuovo “operante nel mondo”, come lo stesso Papa Francesco indica nell'esortazione apostolica “Evangelii gaudium: (“Di conseguenza, nessuno può esigere da noi che releghiamo la religione alla segreta intimità delle persone, senza alcuna influenza sulla vita sociale e nazionale, senza preoccuparci per la salute delle istituzioni della società civile, senza esprimersi sugli avvenimenti che interessano i cittadini”. E ancora: “La politica, tanto denigrata, è una vocazione altissima, è una delle forme più preziose della carità, perché cerca il bene comune”).

Un'irrinunciabilità legata alle sfide che si stanno compiendo o vanno a compiersi nella nostra comunità avellinese: quale destino per le grandi “incompiute” della nostra città (leggi Mercatone, tunnel, autostazione, etc)? Quale risposta alla problematica dei migranti in arrivo, realtà con la quale il confronto è ormai imminente, e che non può essere certamente “schedulato” con un “niet” senza pietà ? Quale collegamento costruire fra opportunità di studio e di lavoro e i nostri giovani, al fine di scongiurare il definitivo addio dalla nostra terra delle energie migliori ? Quali iniziative per ridare slancio a un'economia cittadina che langue e da cui scaturisce una povertà crescente e diffusa? E come sostenere i poveri, vecchi e nuovi, garantendo loro al tempo stesso mezzi e dignità personale? Quale slancio culturale proporre e quali opportunità di confronto e dialogo realizzare fra centro e periferie, fra categorie sociali differenti? Come ritessere, infine, ma non per ultimo, un'intesa fra cittadini e istituzione Comune ?

È forse arrivato il tempo, ed è auspicabile che non se ne perda l'occasione, di rimettere insieme le tante singole esperienze cattoliche del volontariato, dei movimenti e delle aggregazioni laicali per costruire un programma semplice, chiaro e soprattutto attuabile, da proporre alla città: sì, un programma, prima ancora che un nome! E contemporaneamente è forse anche giunta l'ora che la stessa Chiesa locale vada a vivificare nuovamente i propri “fondamentali”, per un progetto ancora più ambizioso: costruire uomini nuovi che riportino alla luce il senso vero della politica. Il servizio per il bene comune!

 

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