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    25/09/2017

Valle del Sabato: no alla guerra tra poveri

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Attualita3_vdesab.jpgVALLE DEL SABATO – La querelle sull’ampliamento dello Stir di Pianodardine è solo l’ultimo episodio di un’annosa vicenda che propone all’attenzione dell’opinione pubblica la questione dell’inquinamento della Valle del Sabato. Sarebbe una vera e propria telenovela se non fosse che sono in gioco, da una parte, notevoli interessi economici, e, dall’altra, il diritto alla salute dei cittadini che vivono nei Comuni della Valle. In Irpinia, unitamente al distretto conciario di Solofra, è l’area con maggiore tasso di concentrazione di opifici industriali. La zona industriale di Pianodardine fu creata negli anni Sessanta e già prima del sisma del 1980 (e della successiva realizzazione dei poli industriali del cratere) ospitava stabilimenti di vario tipo. Peraltro, a differenza delle altre aree industriali, quella della Valle del Sabato si caratterizza per l’elevata antropizzazione e per la presenza di un fiume (il Sabato appunto), che nel corso degli anni è diventato contenitore e veicolo di sostanze ed agenti inquinanti, e di un consistente traffico veicolare che si snoda su arterie viarie (a partire dalla autostrada A16) di notevole importanza. Il quadro, già di per sé a tinte fosche, si completa con una nuova vocazione che negli ultimi anni sembra essere stata assegnata alla Valle del Sabato, quella, cioè, di pattumiera dell’Irpinia, se non addirittura di parte della Regione Campania.

Viste le premesse, è quantomeno giustificato il malcontento delle popolazioni interessate, che, organizzate in comitati ed associazioni di vario tipo (“Salviamo la Valle del Sabato”, su tutte), tentano di porre argine ai guasti già prodotti e di prevenire i possibili futuri danni. Senonché, l’impegno dei cittadini e della cosiddetta “società civile” rischia di rivelarsi sostanzialmente inutile se esso, da una parte, è disgiunto da un’adeguata analisi del contesto territoriale e socio-economico, e, dall’altra, è privo di una spinta propositiva atta a contribuire non solo alla denuncia, ma anche alla risoluzione del problema.

Il primo profilo (analisi del contesto territoriale e socio-economico) rivela un  deficit di attenzione rispetto alla valutazione di tutti gli agenti inquinanti presenti nella valle ed allo specifico impatto che essi producono sul territorio e sulle comunità. Da uno studio commissionato vari anni fa dalla amministrazione provinciale emergeva che probabilmente l’agente più importante è costituito proprio dalle arterie viarie e dal traffico veicolare. Dalla stessa ricerca si desumeva la necessità di focalizzare l’attenzione e gli interventi non solo sui fumi e sulle emissioni più “vistose” provenienti da alcuni stabilimenti industriali (quello della Novolegno, su tutti), ma anche su altri opifici che, in considerazione delle caratteristiche delle lavorazioni effettuate, danno luogo ad emissioni e sversamenti di altro tipo, che determinano fenomeni di inquinamento che non interessano solo l’aria ed il suolo, ma anche le acque del Sabato.

In definitiva, potrebbe rivelarsi inutile (se non addirittura controproducente) una crociata condotta solo contro gli agenti inquinanti più “palesi”, se – nello stesso tempo – altri agenti, magari di maggiore impatto, continuano a produrre emissioni e sostanze nocive per la salute dei cittadini. Né va trascurato il rischio di trasformare la giusta battaglia contro l’inquinamento in una guerra tra “poveri”, quella, cioè, condotta dalle popolazioni della valle contro i lavoratori delle fabbriche ritenute pericolose. Si tratterebbe di una guerra iniqua per tutte le parti coinvolte, atteso che, in ogni caso, la perdita dei posti di lavoro non potrebbe essere compensata da un miglioramento delle condizioni e della qualità di vita qualora il problema dell’inquinamento non fosse affrontato rispetto a tutti gli agenti inquinanti.

Altro pericolo è quello di consolidare opinioni e valutazioni (quelle, ad esempio, relative alla incidenza specifica delle patologie tumorali riscontrate sul territorio) che sono utili e funzionali alla discussione ed alla soluzione del problema solo se fondate su indagini articolate e dati oggettivi, opportunamente combinati ed analizzati. È un fatto, invece, che ad oggi non è stato ancora condotto uno studio ampio ed organico sugli effetti dell’inquinamento nel territorio della Valle del Sabato, con riferimento alla salute umana ed animale. In questo contesto chi ha interesse a che non mutino le attuali condizioni, ha gioco facile a bollare come inutili allarmismi le legittime preoccupazioni di chi verifica direttamente nel quotidiano il progressivo deterioramento dell’ambiente.

Al di là delle iniziative meritorie e delle giustificate proteste, sembra, quindi, sempre più necessario un diverso approccio al problema, che sia basato sulla considerazione e valorizzazione di tutti i fattori e gli agenti coinvolti e sull’attivazione di ricerche e studi organici, diretti ad individuare l’esatta portata del problema e a proporre soluzioni percorribili e rispettose sia degli interessi dei cittadini che di quelli dei lavoratori.

 

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