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    25/09/2017

Nunnari: «Il Sud muore ogni giorno di più, necessaria una nuova classe dirigente»

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Monsignor Salvatore NunnariCOSENZA – “Il Sud muore ogni giorno di più, la Chiesa lo dice sempre a voce alta. La corruzione invasiva nel nostro Paese è figlia della piovra che invade il territorio e allontana la forze sane dell’economia e le prospettive di benessere”.

Parola di Monsignor Salvatore Nunnari, già vescovo di Sant’Angelo dei Lombardi in provincia di Avellino - attualmente ha profondamente segnato la storia di Reggio Calabria - analizza la condizione in cui versa il Mezzogiorno forte del proprio impegno da vescovo carismatico che ha guidato, amministrato e ridisegnato, con grande equilibrio, ma anche con grande modernità, la storia stessa della Chiesa meridionale degli ultimi decenni.

Secondo il vescovo di Cosenza “veniamo da una tradizione politica non risolutiva dei problemi: penso alla Cassa del Mezzogiorno, all’Opera Sila e ad altri interventi emanati in questi anni. Oggi ed è motivo di speranza, abbiamo però grazie all’ultima conferenza tra Confindustria e sindacati notizie confortanti. Mi riferisco ai patti attuativi del nuovo masterplan sul Sud. L’elenco delle azioni attinenti a specifiche aree strategiche per ciascun patto, infrastrutture, ambiente, sviluppo produttivo, turismo e scuola, è calibrato in base alle esigenze dei territori con relative risorse. Insomma, un po’ di concretezza. Nell’ultimo quinquennio il governo ha firmato vari accordi attuativi con le Regioni che ha portato ad una allocazione di risorse di questo tipo: per Abruzzo 1,5 miliardi di euro, per la Campania 9,5, per la Basilicata 3,8, per la Calabria 4,9, per il Molise 727 milioni; per la Puglia 5,7; per la Sardegna 2,9, per la Sicilia 5. A questi si aggiungono i 7 miliardi delle città metropolitane e il contratto istituzionale di sviluppo dell’area di Taranto. C’è un’attenzione maggiore”.

Alla luce dei fatti secondo l’alto prelato “i finanziamenti basterebbero, anche per affrontare tante problematiche diverse, come l’industrializzazione e le bonifiche. Ma è assurdo pensare come i fondi provenienti dall’Europa, Pon e Por siano rimasti lettere morta per l’inadempienza non solo politica ma anche per l’inefficienza di una burocrazia impreparata, inefficace e distratta”. Spesso la classe dirigente del Sud è stata accusata di aver bloccato lo sviluppo proprio per via della propria inadeguatezza a governare, di questo è convinto monsignor Nunnari. “Si coglie questa inadeguatezza in maniera palese, per non aver lavorato per il bene comune, e per aver saputo risolvere solo i problemi di partito, ignorando la causa del benessere della gente comune e delle classi più povere”.

E infine rivolge lo sguardo alla piaga delle disoccupazione giovanile: “La situazione non è stata ovviamente risolta, anche se non basta qualche anno. Il varo del jobs act non ha prodotto la rivoluzione annunciata. I voucher ad esempio sono stati provvedimenti che non hanno affrontato in modo strutturale una situazione pesante tra i giovani. Se ai giovani è stata rubata la speranza costringendoli a mettere dentro la valigia un laurea e un computer per partire per altri Paesi, ai padri e alle madri di famiglia è stata conculcata la dignità. Nell’ultimo convegno delle Chiese del Sud celebrato a Napoli nel febbraio scorso i vescovi hanno affrontato la penosa e drammatica congiuntura della perdita di lavoro, della disoccupazione, l’angosciante delusione di larghe schiere di giovani, della pesante ricaduta sostanziale e psicologica sulle famiglie.

Hanno scritto che “conoscendo questo disagio giovanile grande è l’apprensione dei vescovi del Sud per il loro vivere e le loro attese perché consapevoli che la precarietà genera una diffusa instabilità letale per la loro esistenza e per la tenuta stessa della convivenza civile. La Chiesa riconosce che nonostante la diffusa crisi sociale i giovani non si sono arresi e che essa resta al loro fianco con concreta, vigile, paterna vicinanza. Un rinnovato appello i vescovi poi lo rivolgono a tutte le forze politiche sociali di operare in funzione di un lavoro “libero, creativo, partecipato e solidale” come dice Papa Francesco nell’Evangelium gaudium”.

Per Monsignor Nunnari la criminalità organizzata frena lo sviluppo del Sud: “La mafia oggi è mafia-imprenditrice. La criminalità presente nelle nostre terre, camorra, sacra corona unita, 'ndrangheta, se prima condizionavano i mercati e l’edilizia urbana, oggi grazie ai flussi di denaro provenienti dalla droga esercita una presenza nefasta in tutto ciò che riguarda la nostra economia. Da una parte il pizzo e i tanti esempi di industrie avviate e di capannoni chiusi la dicono lunga, dall’altra le attività gestite direttamente grazie a prestanomi. La corruzione invasiva nel nostro Paese è figlia della piovra che invade il territorio e allontana la forze sane dell’economia e le prospettive di benessere. Come scrivono i vescovi calabresi nella nota pastorale sulla 'ndrangheta del 2014: la 'ndrangheta non ha nulla di cristiano che è altro dal cristianesimo e dalla Chiesa essendo la negazione del Vangelo. Essi inoltre affermano che la realtà criminale ha raggiunto ormai una dimensione “globalizzata” in grado di aprire i propri spazi al mercato di morte oltre i confini nazionali ed europei trovando in alcune frange della politica e dei poteri forti e deviati convivenze e collusioni che le permettono di piegare ai propri fini, alleati spesso prezzolati in termini di denaro pulito e sporco, di tangenti, di favori e di raccolta di voti e consensi. Terribile!”.

Come se ne esce? “Con la speranza. Con il coraggio. Con la determinazione di voler cambiare le cose. Forse anche con una nuova classe dirigente. La preghiera, da sola, non basta più. Parola di un vecchio vescovo”.

 

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