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    23/06/2018

Il Natale e Avellino che verrà: lettera a Gesù Bambino

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Attualita_torre_orologio.jpgAVELLINO – Caro Gesù Bambino, Natale è alle porte e ci accingiamo a festeggiarti, come si conviene. Ma oltre alla tua festa si avvicina un altro momento cruciale per la nostra città, quello della scelta della nuova guida e dei suoi collaboratori; molto già si muove, fra i partiti che non sanno ancora quali pesci prendere, cosa vogliano o chi proporre e soggetti che avanzano candidature autonome. Partono le prime cene elettorali, più o meno “all’americana”, si svolgono le prime manifestazioni su temi particolari e più in generale sul futuro di Avellino, con l’offerta di soluzioni prêt-à-porter che fai fatica a capire come non siano state realizzate in tempi passati, tanto sono semplici e ovvie.

In questo panorama composito abbiamo una sola certezza (almeno così pare): Paolo Foti non si riproporrà come guida del capoluogo. Sai bene, caro Gesù, come io la pensi su di lui: ha commesso i suoi errori e le sue omissioni, anche importanti, non è stato quell’uomo dinamico che tutti speravamo che fosse, ma, per carità, sarai d’accordo anche tu che il materiale umano chiamato a sostenerlo non fosse dei migliori. È vero, pure tu, a suo tempo, avesti dei problemi coi tuoi collaboratori, quanto a coerenza e fedeltà ma, come direbbe Totò, qui si esagera! Già a partire dalla settimana successiva alla sua elezione, dalla sua stessa coalizione sono partiti missili “ad personam”, degni di quelli che ogni tanto spara Kim il pazzo in Corea: dalla guerra per il pallone da non usare per il Corso al boicottaggio della sua nomina al Parlamentino, a Foti ne hanno tirata una e talvolta anche due al giorno e, onestamente, non sta bene!

Se ne va a scadenza, dunque, Paolone, col rammarico, da parte sua, di non averlo fatto prima. E se il problema era lui, bene,  tutto risolto e allora: che rinascita sia! Tutto risolto? Tu ci credi? Mah, tu sorridi e sei sempre fiducioso, ma io, che questa mia città e le sue dinamiche, un poco le conosco, mi permetto più di una preoccupazione, e sai perché? Perché temo che, ancora una volta, ci si stia avviando a confondere tutti, attraverso la solita campagna elettorale fatta di risse, di “j’accuse”, di  “faccia a faccia” truculenti, di chi la spara più grossa, senza il becco di una proposta seria, dotata di solida base d’appoggio. Con queste premesse, in questo momento in cui ricevi da tutti richieste di doni, te ne rassegno anch’io qualcuna, caro Gesù Bambino, e chissà che non arrivi qualche bella sorpresa.

Ti vorrei chiedere, come prima cosa, una bella operazione-verità, attraverso la quale ciascuno di noi cittadini possa comprendere che il tempo delle risorse “a gogò” è finito e non da oggi: i soldi sono pochi, le dotazioni umane e strumentali si assottigliano, i problemi crescono e ci si deve concentrare su scelte precise e mirate, senza promettere l’irrealizzabile che, lo dice la parola stessa, non è assolutamente ottenibile. E sarebbe già un passo fondamentale, per esempio, concentrarsi sulle opere edificatorie: quelle avviate e mai concluse e quelle concluse ma mai utilizzate. Le chiameremo, per esempio, Mercatone, o tunnel, o autostazione: le possiamo ancora accettare nella loro nudità o nella loro attuale, totale inutilità? E se si provasse a dare loro una soluzione finalmente chiara e indiscutibile, magari anche sfidando qualche risata di scherno?

Chi vuole il Mercatone (ogni tanto esce qualcuno), che se lo prenda, ma subito e con un progetto chiaro, senza aspettare che qualche altro povero cristo (scusami se utilizzo a sproposito il tuo nome) vada a morirvi dentro; e se il progetto non ci fosse, sarebbe proprio scandaloso abbatterlo e utilizzare l’area per qualcosa di più utile, magari attraverso meccanismi di collaborazione con privati? E l’autostazione: possibile dover osservare, giorno dopo giorno, il suo degrado ineluttabile, senza porsi il problema, per esempio, di riconvertirla in qualcosa di rapidamente fruibile, magari con il contributo di idee degli ordini professionali (ingegneri e architetti su tutti)? E il tunnel: ma ti immagini tu, cosa possa esserci lì sotto, dopo anni di interruzione dei lavori? E attenderemo un altro quinquennio, magari aspettandoci che dal sottosuolo emerga qualcosa che metta a repentaglio anche la salute dei cittadini? E per carità di patria tralascio l’ex Gil di cui si parla “a vanvera” un giorno sì e l’altro pure.

Ne avrei tanti altri di problemi urgenti da affrontare con serietà e determinazione: dal commercio in caduta libera agli spazi culturali sempre più ristretti, alle nuove e vecchie povertà che incalzano e che hanno nel Comune l’interlocutore più prossimo: preferisco però evitarti il mio”cahier de doleances”.

Tutte queste situazioni mi spingono a delle domande: possono esse venire affidate ad una sola parte, peggio ancora, si può ritenere che basti il demiurgo di turno, anche capace, per amor di Dio, che con l’”abracadabra” del suo saper fare metta tutto a posto guidando questa città al futuro radioso? Potrebbe sopportare Avellino un’altra stagione di liti, di ricatti interni, di pugnalate alle spalle? E ancora, è immaginabile non coinvolgere la città stessa attraverso i tanti ambiti associativi che pure sono presenti e che forse dovrebbero assumere finalmente un ruolo attivo (dai già citati ordini professionali alle unioni di consumatori, al volontariato, a cui volentieri aggiungo la Chiesa con il suo vescovo, che sta mostrando di avere a cuore la rinascita di Avellino)?

E allora, caro Gesù, consentimi di vedere la costruzione di un modo nuovo di governare la mia città, consentimi di vedere movimenti seri di persone (anche gli stessi partiti se ancora ce ne fosse qualcuno davvero all’altezza dell’antica tradizione) che si riuniscano, senza scelte già preconfezionate di guide, che selezionino quattro-cinque cose urgenti da fare, su cui spendere un patto concorde e che solo dopo aver firmato un accordo d’onore (checché se ne dica io credo che l’onore esista ancora) individuino la squadra (sindaco e giunta) che questo accordo trasformi in azione concreta. In fondo è quello che qualche settimana fa è venuto a dirci ad Avellino il “non credente” Massimo Cacciari “…il popolo non esiste se non quando si organizza in esperienze di associazione”.

E dammi la possibilità di assistere a una campagna elettorale finalmente seria: non mi interessano  gli scontri “da pollaio”, quelli dell’esaltazione del “nulla”;  preferisco ascoltare, con calma, uno alla volta i programmi e la qualità di chi ne appoggia ciascuno, prima di fare la mia scelta.

Insomma Gesù Bambino, dammi oggi la speranza che questa mia città così amata ma anche così amaramente contemplata nella sua sofferenza possa ancora attrarre uomini capaci e soprattutto generosi, che vogliano servirla, che desiderino costruire le condizioni per restituirle la dignità che si sbiadisce ogni giorno di più: pensi che ti stia chiedendo una cosa difficile? Ma se non ci si rivolge a te per le cose complesse, allora da chi si dovrà andare? Buon Natale.

 

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