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    21/09/2018

Amministrative 2018/La lezione delle Politiche e il futuro di Avellino

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Attualita_torre_orologio.jpgAVELLINO – Mentre il capo dello Stato, verosimilmente, si interroga in cuor suo su come far quadrare il cerchio di un risultato elettorale nazionale senza veri vincitori, come ampiamente previsto, mentre Di Maio aspetta che qualcuno si offra in ostaggio ai pentastellati, mentre Salvini completa le pratiche di liquidazione di Berlusconi nel “fu” centrodestra, mentre Renzi si dimette da segretario Pd (che non significa che se ne vada veramente all’opposizione del partito), i motori si scaldano nuovamente per la prossima corsa, quella delle Amministrative di fine maggio che rinnoveranno una ventina di Comuni della nostra provincia, primo fra tutti quello di Avellino, tra l’altro, unico capoluogo campano impegnato a scegliere una nuova amministrazione.

Un voto che solleva evidentemente molte curiosità, anche nella nostra provincia dopo quanto accaduto lo scorso 4 marzo alle elezioni politiche: il cataclisma “Five Stars” si ripeterà anche da qui a tre mesi nelle consultazioni nostrane? Verrà definitivamente sancita la fine di un’epoca storica, durata diversi decenni? Difficile credere che quanto accaduto pochi giorni orsono non abbia una ricaduta inevitabile sull’imminente consultazione amministrativa, soprattutto quella riguardante il Comune di Avellino. Non si capiscono ancora quali posizioni possano assumere centrodestra e soprattutto centrosinistra, che da anni regge le sorti del Comune capoluogo: qualcuno  ha addirittura postulato l’ipotesi di un accordo fra i nemici storici in chiave anti Cinque Stelle.

Intanto il Pd, o quel che resta, sembra deciso a ritrovarsi nel congresso che si doveva fare già la scorsa estate: con quali partecipanti, con quali tesserati, non è ancora dato di capire; per il momento si assiste soltanto ad una serie incalzante di conferenze stampe organizzate di volta in volta da vari esponenti più o meno autorevoli, impegnati a lanciare strali contro i propri avversari interni, e a candidarsi come possibile nuova guida dei democrat in terra irpina. In sostanza e su queste premesse il congresso prossimo venturo, rischia di essere l’ennesima resa dei conti fra personaggi delle cui personale consistenza in voti c’è fortemente da dubitare visti i recenti risultati. Anche nel centrodestra non sembra esserci un quadro molto più chiaro, né tantomeno una strategia ben definita. In generale, comunque, al momento assistiamo soltanto ad una lunga teoria di nomi di arrembanti sindaci, alcuni autoproposti, altri segnalati come possibili esponenti dei partiti ancora esistenti.

E sembra che la lezione del voto politico non abbia finora insegnato nulla: tanto per continuare a parlare di Avellino, nessuna parola, almeno finora, sulle grandi problematiche che hanno sancito la sua decadenza; nulla sulle opere incompiute e inutilizzate; nulla su un commercio ridotto ai minimi termini; nulla su periferie e quartieri sempre più abbandonati a loro stessi, nulla sulla perdita delle poche opportunità culturali finora esistenti.

Tutto questo sembra suggerire,  alla fine, come l’ipotesi di un sindaco pentastellato sia concreta in presenza di chiare contestazioni verso l’operato amministrativo degli ultimi tempi. E per tornare all’ipotesi di un’intesa centrodestra-centrosinistra non si può non sottolinearne l’elevato rischio, soprattutto se essa venisse  letta come l’estremo atto di autodifesa della propria rendita di posizione, cosa che probabilmente decreterebbe il tracollo, in particolare del Pd, che da ventitré anni guida la città capoluogo.

Il punto, a nostro avviso, non sarà quello di costruire il baluardo anti M5S che, come disse anni orsono lo stesso Grillo, “non è il problema, ma la spia di un problema”. Il discorso sarà evidentemente quello di concretizzare le problematiche sulle quali concentrarsi, progettarne le soluzioni in maniera concreta, costruire una squadra coesa, non certo l’Armata Brancaleone (tanto per rimanere in casa Pd) che ha contribuito a far lavorare e a far apparire Paolo Foti come peggio non avrebbe potuto .

A nostro parere modesto i pentastellati possono essere per l’intero panorama politico della nostra provincia più che un pericolo un vero stimolo, la vera opportunità per rimettere al centro dell’attenzione la politica con la “p” maiuscola, nonché l’occasione per liberarsi di chi, negli ultimissimi anni, ha soprattutto badato alla gestione di piccoli affari e grandi miserie.

 

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