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    25/06/2018

Amministrative 2018/Verso una strana ammucchiata per battere il M5S?

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Politica-Editoriale_la_statua_di_carlo_ii_dasburgo_e_la_torre_dellorologio.jpgAVELLINO – A maggio (presumibilmente nella seconda metà del mese) si voterà per il rinnovo del Consiglio comunale di Avellino e le forze politiche scaldano già i motori.

Il successo del M5S alle recenti elezioni politiche – anche ad Avellino – è, indubbiamente, un fatto nuovo che potrebbe ripetersi anche alle ormai imminenti amministrative nel Comune capoluogo. Occorre tener presente, però, che il sistema di voto è diverso rispetto alle Politiche: per l’elezione del sindaco è previsto il ballottaggio se nessun candidato ottiene la maggioranza al primo turno e, soprattutto, è consentito il voto disgiunto. In campo, al di là di liste autonome, dovrebbero scendere in campo tre schieramenti: centrosinistra, centrodestra e M5S.

I grillini sono quelli più avanti di tutti: non debbono costruire alleanze perché, come avvenuto già a livello nazionale, presenteranno una propria lista e un proprio candidato sindaco. Sembra che la lista, in buona parte, sia già pronta e si tratta solo di scegliere il nome del candidato sindaco. Alle Politiche recenti, però i pentastellati hanno già dimostrato di essere capaci di individuare (come hanno fatto nei collegi uninominali) persone conosciute, provenienti dai settori dell’accademia o dell’imprenditoria, spesso espressione della buona borghesia cittadina. I risultati ottenuti 20 giorni fa anche ad Avellino rappresentano un buon viatico per conquistare anche il Comune.

Proprio la vittoria dei grillini alle Politiche in nome dell’onestà e della trasparenza, oltre che del reddito di cittadinanza, avrebbe dovuto suggerire al Pd di intercettare la protesta dei cittadini facendo un’operazione di decisa pulizia all’interno delle proprie liste. Un po’ come avvenne all’epoca dell’elezione di Di Nunno, quando la scelta di un ampio rinnovamento si rivelò vincente. Ma al mio amico Gengaro, che ha richiamato quella suggestione, voglio ricordare che nel 1995 non fu il partito che rinnovò radicalmente la propria lista, ma furono i consiglieri uscenti a presentarsi, per la massima parte, con le liste del centrodestra. Stavolta, naturalmente, nessuno dei consiglieri che siedono da venti e più anni a Palazzo di città ha intenzione di rinunciare alle proprie rendite di posizione e alle piccole ambizioni personali. La strategia, allora, sembra essere quella di un’ampia coalizione, fin dal primo turno, in cui dovrebbero intrupparsi le stesse forze che hanno negli ultimi cinque anni fatto opposizione dura all’amministrazione targata Pd (quindi Giordano, Festa, l’Udc e magari anche qualche civica che sta nascendo proprio contro l’amministrazione Foti).

Può riuscire questa strana ammucchiata fra capibastone e oppositori quinquennali? L’operazione passa attraverso la demonizzazione di Foti. Chi si è opposto in questi cinque anni non aveva a bersaglio l’amministrazione Pd, ma Foti, la causa di tutti i mali. Rimosso il sindaco si può riprendere il dialogo. Questa operazione potrebbe anche riuscire, perché comincia a farsi strada la convinzione che anche in città il M5S potrebbe ripetere il successo delle Politiche e mandare definitivamente a casa la vecchia classe politica. Soprattutto si è consapevoli che se il M5S arrivasse al ballottaggio non ci sarebbe più storia. Nello scontro fra i due candidati sindaci i pentastellati arriverebbero facilmente alla vittoria finale.

Occorre, allora, mettersi tutti insieme per tentare di vincere al primo turno. L’idea di competere con i grillini, chiedendo il sostegno dei cittadini per liste ripulite dei soliti nomi, ricche di giovani e soprattutto di donne e uomini che non debbono chiedere alla politica i propri mezzi di sostentamento, presentando un programma di modernità e grandi prospettive, a partire dall’urbanistica, dall’ambiente, dalla cultura, tutto ciò, naturalmente non sfiora nemmeno le menti dei pupari del Pd. E non è detto che alla fine non si ritrovino a muovere fili senza più nemmeno i burattini.

Il centrodestra, dal canto suo, sconta le numerose divisioni interne che hanno pesato anche nelle Politiche, e l’eterna oscillazione fra la proposta di un candidato sindaco “interno” e la ricerca di un “papa straniero”, da scegliere all’interno della borghesia cittadina delle professioni, politicamente moderato.

Staremo a vedere. Finora l’impressione è che molti non abbiano ancora metabolizzato la sconfitta alle Politiche e continuino, come un mantra, a ripetersi che “ad Avellino per le Amministrative è un’altra cosa”.

 

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