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    19/10/2018

E ora si vota: chi sarà il nuovo sindaco di Avellino?

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I candidati a sindaco di AvellinoAVELLINO – Dunque ci siamo: meno di ventiquattro ore e le urne si apriranno e fra quarantotto (forse!) sapremo se sarà stato eletto il nuovo sindaco di Avellino o si dovrà ricorrere all’overtime. Gli ultimi appelli giunti dai palchi allestiti fra Corso Vittorio Emanuele, via Verdi e via Matteotti, sono stati più dei rituali quasi obbligati dalla tradizione, che dei momenti di vera comunicazione politica, più delle occasioni per mostrare ai “competitor” i propri muscoli che l’opportunità di provare a convincere gli indecisi; poche le presenze reali di cittadini strictu sensu, al netto di candidati, parenti  e amici degli stessi,  di persone, insomma,  in un modo e nell’altro coinvolte direttamente dalla campagna elettorale; lo stesso vicepremier non ha scaldato i cuori più di tanto, né mobilitato eserciti di ascoltatori. Da tempo ormai, le opinioni si costruiscono attraverso i mezzi di comunicazione del terzo millennio, e la stessa televisione traballa rispetto al potere assunto dai messaggi, talora “spicci”, trasferiti dai vari Facebook, Twitter e WhatsApp, più in generale dal web.

Dunque la campagna elettorale si è conclusa; una campagna elettorale che, per alcuni giorni, è passata anche sottotraccia, soffocata dalle vicende della lunga e laboriosa fase di formazione del governo centrale conclusasi, finalmente, solo all’inizio di questo mese.

Che campagna elettorale sia stata ci sembra piuttosto evidente: povera di contenuti e di proposte concrete che andassero al di là degli slogan o delle promesse di difficile, se non impossibile attuazione. È stata la campagna in cui, da una parte, ci si è affannati a tentare di trasmettere l’immagine di una cesura col passato, attraverso un nuovo volto di candidato a sindaco; dall’altra, viceversa, di dimostrare che, restando invariate le presenze in Consiglio comunale di determinati personaggi, il prodotto finale sarebbe rimasto invariato: una battaglia fra l’indiscutibilmente  “vecchio” e il nuovo  (che in qualche caso è apparso un “usato “ più o meno garantito) che molto poco ha offerto in termini di contributo per il bene della città; una battaglia degenerata, talora, anche in una volgarità di cui si sarebbe fatto volentieri a meno.

Abbiamo assistito ad un’elencazione pedissequa di problematiche, anche reali per carità, ma senza alcuna risposta concreta sulle modalità di risoluzione delle stesse: cosa faremo del tunnel, e del Mercatone e dell’autostazione, straordinari monumenti dell’inefficienza e dello spreco di denaro pubblico? E sulle periferie cittadine? Quale parola chiara è stata pronunciata circa l’assenza di servizi in molte aree esterne della città? E sul commercio devastato? Al di là dell’ovvia solidarietà espressa ai lavoratori Ipercoop, ultime vittime della falcidia di esercizi commerciali di Avellino, quale proposta concreta per provare a invertire la tendenza? Pochissime, sinceramente, le soluzioni meritevoli di un’attenzione particolare e che abbiano dato l’idea di una concreta attuabilità.

Una campagna elettorale che ha pagato il prezzo pesantissimo del “peccato originale” di partenza, quello dell’aver privilegiato gli egoismi di parte, dell’assenza assoluta di una volontà di sedersi intorno a un tavolo, almeno per gruppi più o meno omogenei (concretamente, al di là dei “fivestars” che appaiono difficilmente inquadrabili, probabilmente due soli altri candidati avrebbero potuto ben rappresentare le varie anime della città), che si ponessero obiettivi pochi e concreti, individuando soprattutto gli strumenti per raggiungerli: tutto questo non è stato, anzi, la volontà di garantirsi unicamente il consenso ha determinato l’impressionante fiorire di liste e candidati, talora altamente improbabili.

Comunque vadano le cose, dopo questa campagna elettorale appare d’obbligo la ripresa di un ragionamento serio all’interno per lo meno delle varie aree tradizionali del panorama politico, l’area di centrodestra e del Pd. La “guerra per bande” dei democrat ha ormai portato il partito sulle soglie del collasso in questa città (e in questa provincia): la speranza sarà verosimilmente nei giovani, che ancora numerosi si riconoscono in quell’area, che possano attraverso un faticoso, ma possibile processo democratico, rovesciare una situazione attualmente cristallizzata in volti ormai mummificati (ancorché non ancora anagraficamente vecchi), impegnati nella caccia continua alla propria visibilità.

E lo stesso centrodestra, che pur sempre perdente in città, ha ritenuto opportuno frantumarsi in tre-quattro candidature a sindaco, ha l’obbligo di cominciare a ragionare in termini seri di costruzione dell’unità, per costituire tanto un’alternativa di opposizione costruttiva quanto una possibile forza-guida di questa città.

Tutto questo nell’auspicio del bene comune di Avellino e ancor di più della difesa dei princìpi della democrazia, una realtà forse oggi in crisi ma che, continuiamo a pensare come Churchill, rimane ancora la forma più bella di guida di un popolo.

 

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