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    14/08/2020

I nodi della politica/Comune, in salita la sfida del cambiamento

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Il sindaco Ciampi e la giuntaAVELLINO – Avvio in salita per la nuova amministrazione comunale di Avellino, guidata dal sindaco Vincenzo Ciampi che ha lanciato la sfida del cambiamento. Oltre alle difficoltà politiche determinate dall’inconsueta circostanza di non poter disporre di una maggioranza in aula, il primo cittadino dovrà anche immediatamente affrontare il problema del bilancio consuntivo 2017, bocciato dal collegio dei revisori dei conti, i cui tempi di approvazione sono ormai già stati abbondantemente sforati.

Non sarà facile, infatti, trovare i numeri per il via libera ad un documento contabile elaborato dalla precedente amministrazione, targata Pd, mentre sui conti dell’ente c’è la massima attenzione della Procura della Repubblica del capoluogo che ha chiesto il rinvio a giudizio della prima giunta Foti, del dirigente alle Finanze, Gianluigi Marotta, e del vecchio organo di controllo, con l’accusa di falso in bilancio, in relazione allo strumento contabile del 2013. Ciampi, comunque, ha deciso di provare a gestire la patata bollente, dopo aver ricevuto dal prefetto, Maria Tirone, una disponibilità di massima sui tempi necessari per modificare il bilancio e sottoporlo nuovamente al giudizio dei revisori e successivamente a quello dell’assemblea cittadina.

Un’eventuale bocciatura comporterebbe l’immediato commissariamento del Comune e lo scioglimento del Consiglio. Sullo sfondo, inoltre, continua ancora ad agitarsi lo spettro del dissesto, invocato a gran voce da alcuni consiglieri dell’opposizione, a cominciare dall’ex presidente del Teatro “Carlo Gesualdo”, Luca Cipriano, e dal capogruppo di “La svolta inizia da te”, Costantino Preziosi. Ma su una simile ipotesi si è già registrata la decisa frenata di esponenti di diverso segno politico, come Nadia Arace di “Si può” e Sabino Morano del centrodestra, oltre che dei rappresentanti del centrosinistra.

La dichiarazione di dissesto è comunque regolata da norme specifiche che prevedono la sussistenza di precise condizioni. Sostanzialmente può aver luogo quando un Comune non può più garantire l’assolvimento delle funzioni e dei servizi indispensabili oppure quando esistono nei confronti dell’ente locale crediti di cui non si possa far validamente fronte. Il dissesto comporta una gestione controllata e l’innalzamento sistematico di tutti i tributi per cinque anni e, in caso di dolo o colpa grave riconosciuta dalla Corte dei conti, per gli eventuali amministratori degli ultimi cinque anni ritenuti responsabili, è previsto il pagamento dei danni e l’interdizione temporanea dai pubblici uffici. Ma, fortunatamente, allo stato attuale la situazione di Piazza del Popolo non sembra essere così grave, nonostante le accertate difficoltà, che hanno reso obbligatoria la dichiarazione di ente strutturalmente deficitario. Per Ciampi però non sarà facile riuscire a rimodulare il consuntivo 2017, affidandosi proprio alla dirigenza che in questi anni ha dettato la linea finanziaria di Palazzo di Città finita nel mirino della magistratura.

Prima di sciogliere questo delicato nodo il sindaco dovrà illustrare al Consiglio la sua strategia di governo e gli obiettivi programmatici che intenderà conseguire con la giunta da lui nominata che ancor prima di entrare nel vivo del lavoro è riuscita ad attirarsi le critiche di tutti i gruppi politici, compresi quelli che avevano sostenuto il rappresentante grillino al ballottaggio.

Intanto, tra le file del centrosinistra non mancano tensioni e divergenze, che stanno riaccendendo le vecchie e mai sopite contrapposizioni interne al Pd e rischiano di aprire nuovi bracci di ferro tra le diverse componenti della coalizione. Il candidato sindaco, Nello Pizza, non è riuscito a trovare una sintesi tra i nomi in corsa per la presidenza del Consiglio, proposti dalle forze dell’alleanza. Una mediazione che non è stata raggiunta nemmeno dal segretario provinciale dei Democratici, Giuseppe Di Guglielmo, che ha messo d’accordo soltanto una parte dei consiglieri Pd, ottenendo la disponibilità a votare il candidato che avesse ottenuto più consensi nel corso di una consultazione interna, che ha visto prevalere Ugo Maggio della lista “Davvero” su Stefano La Verde.

Alla fine, il nome proposto da Gianluca Festa l’ha spuntata anche su Ettore Iacovacci della lista alleata “Avellino democratica” che ha raccolto il sostegno dei consiglieri dell’area dell’ex sottosegretario Umberto Del Basso De Caro (capeggiati da Livio Petitto) e di gran parte dei Cinque Stelle, mentre i consiglieri demitiani hanno preferito non partecipare al voto.

Ma a creare dissidi nel centrosinistra sono state anche la scelta di Pizza di aderire alla delegazione centrista, del quale è diventato capogruppo, e il tentativo riuscito di Petitto e dei decariani di assumere il controllo della compagine democratica, proponendo il nome della collega di corrente, Enza Ambrosone. Un blitz che ha fatto saltare l’ipotesi di un gruppo unico degli eletti Pd di tutte le liste della coalizione (che però già aveva incontrato l’indisponibilità di Adriana Percopo della lista “Avellino libera è progressista”), suscitando le ire di Stefano La Verde e di Ivo Capone e la presa di distanza di Gianluca Festa, che ha deciso di andare avanti autonomamente con il suo gruppo “Davvero”.

La vicenda della presidenza del Consiglio e quella del capogruppo Pd hanno anche fatto definitivamente saltare le alleanze che i decariani avevano stretto con i due ex vicesindaci, La Verde e Festa. Un elemento che potrà pesare in futuro sugli equilibri politici interni al partito in vista dei prossimi appuntamenti congressuali.

 

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