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    14/08/2020

E la nave (non) va

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Lanalisi-Politica_torre_dellorologio_2.jpgAVELLINO – Dunque, parafrasando Fellini, E la nave (non) va. Dopo l’ennesima piroetta verbale, il ricorso contro il risultato elettorale, ad opera dei “fivestars” è partito: respinto con perdite, ed anche con qualche aspetto di sapore tragicomico (alla luce delle motivazioni appena rese note dalla magistratura amministrativa). Quindi nulla di nuovo e numeri consiliari del tutto immutati, con Ciampi e i suoi cinque - seguaci - cinque da una parte (con qualche sostegno abbozzato da Percopo e qualche altro) e tutto il resto del Consiglio sul fronte opposto a proseguire la partita a scacchi su chi staccherà l’ossigeno a questa amministrazione municipale.

Sarà lo stesso Ciampi a mettere la firma sulle proprie dimissioni con l’opposizione pronta a denunciarne l’incapacità a governare o, viceversa, toccherà agli oppositori firmare la lettera di licenziamento del primo cittadino, con i pentastellati che salteranno sul tavolo per urlare che gli invidiosi non hanno voluto mettere alla prova il loro nascente talento? Insomma, l’inevitabile “the end” aspetta ancora una data certa, il tutto a quasi quattro mesi da quella serata di giugno in cui i cittadini di Avellino, col proprio voto, intriso di comprensibile “risentimento”, sancirono il “nulla di fatto”. Un nulla di fatto da cui si sarebbe dovuto ( e probabilmente potuto ) uscire solo con senso di responsabilità e qualità di mediazione che evidentemente, sindaco in testa, è materiale non pervenuto in Piazza del popolo.

Da un lato una coalizione di centrosinistra che, passata la notte elettorale, si è mostrata per quel che era, profondamente dilaniata, più che divisa, in mille rivoli, con personaggi alla caccia di ruoli e visibilità all’interno di un partito, il Pd, che rischia ogni giorno di più l’estinzione o almeno l’irrilevanza. Ma, dall’altro, anche nei “fu grillini” sembra che il clima non sia dei più compatti, a dispetto degli atteggiamenti pubblici che sbandierano unità a gogò. Voci di dentro parlano di malumori più o meno soffocati (almeno per il momento) dal timore di “purghe” provenenti dall’alto; malumori che coinvolgerebbero soprattutto i personaggi storici del Movimento, che poco condividerebbero le tante “capriole” orchestrate, sembra, dall’“uomo del momento”, il sottosegretario agli Interni Carlo Sibilia, e che hanno avuto il loro “climax” nelle vele di Ferragosto.

In questo contesto, la paralisi amministrativa prosegue in modo assolutamente incontrastato e la città langue: dai cantieri ancora “meravigliosamente” aperti e inoperosi, alle opere vetuste prima ancora di essere mai state utilizzate, il tutto condito dall’eterno dilemma se ci sarà o meno lo stato di dissesto economico, visto il debito accumulato negli anni passati.

E la vicenda politica comunale si intreccia con quella, sempre più vicina, delle elezioni alla Provincia, il famoso ente che già da alcuni anni avrebbe dovuto finire in disuso e per il quale, invece, si combatte come a Fort Alamo. Il Pd sembra avere come propria unica ragione sociale, in questo tempo, la conquista della successione di Domenico Gambacorta quale presidente provinciale; e qui si ritorna al discorso della città capoluogo, in cui l’attuale stato di “surplace” appare destinato a sbloccarsi soltanto dopo che i “democrat” eletti ad Avellino avranno avuto modo di contribuire al successo del proprio rappresentante, sempre che, altro punto di domanda, riescano a sceglierne uno in maniera condivisa.

Ma in questa contorsione di pseudo tatticismo politico, nel contesto di una guerra intestina che vede quel che resta del Pd scontrarsi in una battaglia tanto truculenta quanto di profilo non propriamente elevato e nobile, molti simpatizzanti, elettori e persone comunque prossime all’area di centrosinistra (che pure attenderebbero ancora un’analisi seria dei due ultimi tracolli alle urne), incominciano a interrogarsi su quale futuro abbiano gli ideali e i valori “democrat” e soprattutto se sia ancora il caso di affidarsi ai personaggi che negli ultimi anni questi valori hanno rappresentato, spesso in maniera discutibile.

E stanno cominciando così a realizzarsi incontri, riunioni, a costruirsi percorsi, tesi a ridare vigore alle idee e ai sentimenti di centrosinistra, profondamente e negativamente segnati dalle vicende sia nazionali che locali di questi ultimi anni. È verosimile immaginare che già nelle prossime settimane si possa avere notizia dell’avvio ufficiale di esperienze che partano da questi presupposti e che probabilmente proveranno ad operare la supplenza rispetto ad una realtà, quale quella del Pd attuale, destinata probabilmente a divenire sempre più marginale nel panorama politico prossimo venturo.

 

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