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    14/08/2020

Di Nunno/La stagione della democrazia e del cambiamento

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Antonio Gengaro e Antonio Di NunnoAVELLINO – Il giudizio più obiettivo e supportato da analisi scientifiche sull'azione dei governi del sindaco Antonio Di Nunno emerge dagli studi della professoressa Anna Maria Zaccaria, all'epoca docente di Sociologia dell'ambiente e Pianificazione territoriale  e sviluppo sostenibile presso la facoltà di sociologia dell'Università degli Studi di Napoli Federico II.

Nei saggi Nuovi Comuni-Il cambiamento nei governi locali (Il Mulino 2002) prima, Politiche territoriali-L'esperienza irpina (Franco Angeli  2008) poi, analizza dettagliatamente le esperienze del primo cittadino giornalista. Sulle politiche scrive: "La prima consiliatura  post riforma, eletta nel ‘95, si trova dunque davanti la via del risanamento che passerà attraverso la razionalizzazione delle spese e una drastica economia di gestione. Le scarse risorse disponibili saranno sostanzialmente impiegate nel miglioramento dei servizi comunali (informatizzazione degli uffici, creazione di un ufficio legale, blocco del turn over etc.). Va detto che l'approccio ai problemi diventa più programmatico, passa attraverso la concertazione con i funzionari amministrativi ed un maggiore coordinamento nella gestione delle risorse umane.

Con la nuova amministrazione, mutuando il modello di analisi  di Richerdson (1982), si  avverte il passaggio da un policy-stile prevalentemente conservativo ad policy-style più orientato alla concertazione, con un approccio di tipo anticipatorio rispetto ai problemi e che tenta un rapporto di più attento confronto con la società civile. La nuova amministrazione avellinese sembra dare più ascolto alle organizzazioni di interessi ed alle reti associative. Tuttavia, nel complesso, la risposta della società civile risulta molto marginale, se non del tutto assente, a testimonianza di una fragilità persistente e di una certa resistenza degli attori sociali, irrigiditi su strategie settoriali di intervento. Le resistenze al cambiamento, dunque, emergono continuamente, siano esse di natura strutturale, politica, culturale o relazionale. E l'euforia del "nuovo" è di breve durata. Già la seconda consiliatura post riforma mostra i primi segni di un ritorno al passato: rispuntano i partiti e i vecchi criteri di legittimazione e consenso; i burocrati di stato e il notabilato locale tornano a spiazzare giovani, donne e professionisti; il rapporto degli amministratori comunali con la società civile si inaridisce di nuovo. Cosa accade con il voto del 2004? La logica gattopardesca del tutto cambia perché nulla cambi sembra arrivare a definizione”.

Fin qui solo una parte della lucida e profonda  analisi della professoressa Zaccaria. Tali letture sarebbero opportune per chi ci accusa di strumentalizzare il ricordo annuale di Antonio Di Nunno, costretto alle dimissioni dall'operazione canaglia. Tale infamia trovò, all'epoca, complicità oltre che nella classe politica anche in settori del giornalismo che, sin dalla prima ora, furono ostili al sindaco galantuomo per invidia, per antichi rancori o per gelosie professionali. Della vecchia guardia gli furono vicini solo Nacchettino Aurigemma e Peppino Pisano. Tonino nel giornalismo, prima di approdare in Rai, si sottopose ad una lunghissima e dura gavetta. In politica è stato l'uomo dell'impossibile rimonta del ‘95 salvando la città e l'Irpinia dall'avanzata delle destre. Nessuno gli ha mai dato atto, con la sua inaspettata elezione, di aver salvato anche l'intero gruppo dirigente della ex Democrazia cristiana, purtroppo.

Non sorprende che chi gli fu ostile in vita lo sia, alacremente, nei suoi confronti ancora oggi. Siamo consapevoli che chi attacca noi in fondo intenda continuare ad attaccare lui, il suo modo di essere, il ricordo positivo che i cittadini conservano di lui. Le sofferenze di una lunga e spietata malattia, vissuta insieme in ogni momento, non sono degne di alcuna pietas. Se qualcuno  spera che le accuse ci intimidiscano sbaglia indirizzo. Nessuno ci può  impedire di ricordare le stagioni di un grande uomo che a dispetto dei rosicanti e dei mugugnanti gattoni neri è diventato un simbolo della democrazia avellinese. Troppo presto, però!

 

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