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    05/08/2020

Coronavirus, società e stato di emergenza

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Una riunione presso il Dipartimento della Protezione civile (fonte protezionevile.gov.it)AVELLINO – Stiamo vivendo una emergenza di una portata tale da non avere riscontri nel breve periodo e si deve andare indietro alla epidemia di “spagnola” (che ebbe esiti catastrofici) per trovare un simile episodio pandemico. Il mondo debilitato dalla guerra e privo di vere e proprie armi di difesa subì una catastrofe umanitaria con cento milioni di morti. Oggi per fortuna i mezzi a nostra disposizione sono ben altri e l’unico dato sfavorevole è dato dalla globalizzazione e dalla velocità degli spostamenti che rendono molto agevoli le diffusioni di agenti patogeni.

Non ritengo di poter/dover entrare in termini specialistici non essendo io un virologo ma vorrei soffermarmi su alcuni importanti principi di base che riguardano la gestione delle emergenze (di ogni tipo) avendo avuto una sia pur parziale esperienza in tal senso.

Un primo concetto di base, assolutamente antidemocratico ma necessario, è che quando vi è una emergenza, soprattutto di grande entità, la decisione spetta ad una unica struttura apicale. Nella antica Roma quando la Patria era in pericolo si nominava un dittatore e si sospendeva il Senato. Oggi non è necessario arrivare a tanto ma esiste il capo della Protezione civile che, con la sua struttura di supporto e con l’organo politico da cui dipende (Presidenza del Consiglio dei ministri) deve poter prendere le decisione del caso senza ingerenze di alcun tipo.

È squallido vedere la ridda di prese di posizione capaci solo di creare disorientamento. Un pensiero va all’on. Zamberletti insostituito ed insostituibile fondatore della Protezione civile, capace di veri e propri miracoli con strutture in partenza non sufficienti. A parte il terremoto dell’80 si ricordi l’azione di salvataggio del Boat people condotta dalla nostra Marina a migliaia di chilometri di distanza dalle proprie basi.

Per quanto detto non si può che approvare quanto ha fatto il governo in quanto oggi, non disponendo di mezzi curativi efficaci e provati, l’unica possibilità è di cercare di contenere il contagio. Solo a tal proposito si potrebbe dire che la chiusura delle attività di svago e dei locali di ritrovo (sport, centri benessere e sportivi, centri sciistici, ecc.) andava anticipata anche alla chiusura delle scuole, visto che purtroppo noi italiani non riusciamo a capire che una emergenza non è una occasione per divertirsi. Probabilmente l’esplosione di casi al Nord è stata una conseguenza dell’ affollamento dei locali di ritrovo.

Allora chiudiamo tutto. Certo se fossimo ancora una civiltà contadina dove ognuno di noi vive di quello che produce si poteva anche fare, ma se la chiusura delle scuole è assolutamente necessaria, come necessaria è stata la chiusura di centri commerciali non indispensabili, più difficile è il fermo dell’apparato produttivo richiesto a gran voce da qualcuno.

Ma si garantiscono i servizi essenziali. E quali sono nella ns società i servizi essenziali? Sicuramente i servizi sanitari, farmaceutici e quelli connessi ai generi alimentari. Bene ma allora non possono fermarsi le aziende agroalimentari, le aziende farmaceutiche ma neanche tutta la filiera a valle (depositi, trasporti, ecc.). Ma l’acquedotto, depuratori, gli impianti di trattamento rifiuti che sono? E le strutture sanitarie possono funzionare senza una adeguata manutenzione? Allora servono lubrificanti, carburanti, composti chimici, detergenti, sanificanti, reagenti e kit da laboratorio, pezzi di ricambio per gli impianti meccanici ed elettrici, eccetera, eccetera.

Vedete che non sono poche le strutture che devono funzionare. E le altre? Va valutato il mercato che hanno. Una azienda che chiude e perde commesse potrebbe non riaprire più con migliaia di disoccupati che andrebbero ad aggiungersi a quelli derivati da una situazione già precaria. E venendo ad aspetti pratici credo che tutti abbiano provato a procurarsi disinfettanti, guanti e mascherine e la cosa non solo è stata impossibile per molti, ma ha dato luogo a speculazioni: la domanda ha superato l’offerta e le aziende di settore non sono state capaci di stare al passo.

In alcuni casi, però, è possibile  non fissarsi al prodotto commercialmente propagandato (vedi, ad esempio, amuchina gel). Vi sono molti disinfettanti di uso comune che possono sostituire un prodotto comodo per chi si trova fuori casa senza acqua.

Ma prima di tutto già il lavaggio delle mani crea un notevole effetto di sicurezza. Sotto le armi avevamo un sapone disinfettante dell’Istituto farmaceutico militare di colore verde che puzzava terribilmente ma era molto efficace. Ci sono in commercio vari saponi disinfettanti ma si può ricorrere al normale alcool od anche al bialcol. Quest’ ultimo è costituito da tensioattivi cationici che hanno effetto detergente e disinfettante. Anche il lisoform ha un ottimo effetto e la candeggina opportunamente diluita è un battericida ed un antivirale per eccellenza. Questi ultimi vanno molto bene per le superfici, meno per le mani o la pelle perché, se non ben diluiti, possono dare irritazioni cutanee. Ma una cosa su tutte: rispettiamo le regole ed ascoltiamo le autorità che hanno la responsabilità della situazione, cosa particolarmente ostica per gli italiani.

In ultimo le epidemie virali, al di là delle teorie complottistiche, sono purtroppo sempre possibili dato che i virus mutano con facilità e danno luogo a nuove entità per le quali trovare vaccini e cure richiede del tempo ma l’importante è di imparare ad intervenire con strutture elastiche e efficienti. Non è possibile tenere in piedi ospedali con un numero di posti in terapia intensiva sufficienti ad una pandemia anche quando è tutto tranquillo ma, come per la Protezione civile, occorre avere un sistema capace di adattarsi in tempi brevi a situazioni critiche.

Vi è infine il fattore umano che costituisce quel quid in più in ogni occasione: mentre tutti cercano un vaccino e cure antivirali i medici napoletani, con grandissima prova di professionalità ed intuito, hanno utilizzato un farmaco commerciale usato per altro e che non ha nessun effetto sul virus per combattere la complicanza più grave che è la polmonite. Sembra che la cosa abbia successo e se è così credo sia da premio Nobel.

 

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