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    25/09/2017

La regione dei Due Principati

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Palazzo Caracciolo, sede della ProvinciaQuale sarà il futuro dell’amministrazione provinciale? Da vari mesi la Provincia di Avellino è commissariata in attesa che si faccia chiarezza sul suo destino. Scemate le polemiche sull’attribuzione del ruolo di città-capoluogo, resterebbe sul tavolo la questione concernente l’eventuale accorpamento con la Provincia di Benevento. E, tuttavia, anche questo argomento sembrerebbe non essere più attuale alla luce del disegno di legge costituzionale presentato dal governo, che, una volta approvato, decreterebbe la soppressione delle Province.

Nel frattempo, però, si è aperto un nuovo ed interessante scenario che riguarda la riorganizzazione territoriale delle regioni. Il dibattito si è aperto qualche mese fa a seguito della pubblicazione di uno studio curato nei primi mesi dell’anno dalla Società geografica italiana. Traendo spunto dall’irreversibile declino dell’ente Provincia e – quindi – dalla necessità di ridistribuire le funzioni che esso attualmente svolge, autorevoli esperti hanno ridisegnato i confini delle regioni italiane. L’intento evidente, insomma, è quello di evitare che, una volta scomparse le Province, riemergano prepotentemente le disomogeneità sociali, economiche e culturali che caratterizzano alcune regioni.

Il problema si pone anche per la Campania. La nostra regione non nacque dalla trasposizione in sede istituzionale di entità territoriali tra di loro omogenee, ma – piuttosto – dalla semplice aggregazione di cinque province che, seppure tra loro confinanti, avevano (e hanno) caratteristiche socio-economiche e strutturali assai diverse, se non addirittura incompatibili le une con le altre. Non è un mistero, infatti, che il filo rosso della storia della Regione Campania, istituita nel 1970, sia costituito dal contrasto stridente tra Napoli e l’area appenninica. Da questo punto di vista, qualora dovesse realizzarsi, la proposta formulata dalla Società geografica italiana potrebbe limitare i danni per il Sannio e l’Irpinia. Una delle trentasei regioni, infatti, dovrebbe nascere dalla unione dei territori delle attuali province di Salerno, Avellino e Benevento, che formerebbero la nuova regione dei “Due Principati”.

I motivi a sostegno dell’operazione sono vari. I territori in questione hanno un background storico, sociale e culturale omogeneo, se non addirittura parzialmente comune. Attualmente, inoltre, vi è un rapporto osmotico – quantomeno rispetto ad alcuni servizi – tra l’Irpinia, il Sannio e l’area salernitana. L’esempio più emblematico è costituito dall’Università di Salerno che è ubicata ai confini con la provincia di Avellino e che – soprattutto nei primi anni – ha supportato l’Università del Sannio per consentirne il decollo. Si aggiunga, inoltre, la sostanziale omogeneità socio-economica (e persino orografica) tra il Sannio, l’Irpinia ed il Cilento interno, che hanno caratteristiche indubbiamente comuni. Né la presenza di un’area costiera danneggerebbe gli equilibri della nuova regione, in quanto essa, al contrario di quella napoletana, sarebbe priva di velleità fagocitanti.

Tuttavia, non pochi dubbi suscita l’intento di preservare – nell’ambito dell’accorpamento – l’intero territorio delle attuali province. Anzi, in questa occasione si potrebbe porre rimedio ad alcune contraddizioni tuttora esistenti nelle circoscrizioni territoriali. Nella nuova regione, infatti, non dovrebbero trovare spazio aree (il Vallo di Lauro ed il Baianese) che sono organicamente integrate nell’area nolana, e, quindi, napoletana. Ad identica conclusione si dovrebbe pervenire per altri Comuni irpini che, viceversa, appartengono certamente all’area del sub-Appennino Dauno, e, quindi, all’area foggiana. Emblematici potrebbero essere il caso di Montaguto, che, soprattutto a causa degli eventi franosi degli ultimi anni, è raggiungibile più agevolmente da Foggia che da Avellino, o, ancora, quello di Scampitella, il cui centro urbano è ubicato sul confine tra le due province. In ogni caso, la proposta avanzata dalla Società geografica italiana non può essere liquidata come una boutade, anche perché, se realizzata, potrebbe avere effetti meno devastanti rispetto a quelli derivanti da una semplice ed indiscriminata soppressione delle Province. E per gli irpini, infine, significherebbe perdere la Provincia e, però, trovare finalmente una regione che sia a misura delle proprie esigenze.

 

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