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    25/09/2017

L’errore di lasciare l’ambiente fuori dal Patto

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Il verde vero patrimonio dell'Irpinia AVELLINO – Ci sono due singolari costanti presenti nel dibattito che si svolge in questi intensi quanto strani tempi che stiamo vivendo. Prima forte linea di tendenza: in nessuno dei programmi tanto oggi sostenuti da partiti, sindacati e dirigenti politici per produrre un decente sviluppo in Irpinia c’è un vero, prevedibile riferimento all’ambiente come valore capace di produrre ricchezza.

Seconda tendenza: tutte le associazioni che difendono l’ambiente in provincia preferiscono agire da sole, mai disposte a combattere unite la battaglia sulle sorgenti, il paesaggio, le discariche; in linea, del resto, con l’impegno di comunità ed amministratori locali di questi tempi impegnati – a seconda dei luoghi – contro le trivellazioni per la ricerca del petrolio, contro gli elettrodotti, contro le vasche di laminazione, contro il raddoppio della galleria Pavoncelli che da Caposele dovrà portare altra acqua in Puglia (salvo poi dare tutti il via ad orribili parchi eolici che con le loro pale azionate dal vento hanno deturpato il plurimillenario profilo collinare del cielo d’Irpinia).

Così può capitare – citiamo due soli esempi – che un comitato sostenitore delle strade ferrate in provincia chieda la riapertura del tratto Avellino-Rocchetta Sant’Antonio, mentre un altro gruppo di amanti della montagna chiede che la stessa (ormai semidistrutta) venga utilizzata come pista ciclabile (le foto raccolte da quest’ultima associazione mostrano lo stato impietoso di questa ferrovia; lezione severa per chi ancora crede nel futuro della cosa pubblica). Così come può capitare, e capita, che l’ostracismo di qualche comitato e del Comune di Flumeri alla realizzazione di una centrale elettrica ad alta capacità di conservazione crei non eccessivi entusiasmi in chi si aspetta sviluppo e lavoro dall’area industriale di Valle Ufita.

Perché allora questa separazione di percorsi sia nei Piani (Patti) per lo sviluppo sia nelle lotte degli ambientalisti? Perché evidentemente non si crede che la tutela dell’ambiente possa rappresentare un’occasione per la nostra provincia, e perché i partiti sanno che se a parole possono sbilanciarsi, assolutamente non possono permettersi di perdere sul territorio, Comune per Comune, i consensi di quelli che hanno fatto e vorrebbero ancora fare (l’appetito, in edilizia, non manca mai) altre speculazioni.

Come fermare lo stravolgimento del contesto Irpinia? Da tempo ipotizziamo la nascita del Parco Irpinia. Da tempo chiediamo che la provincia di Avellino metta al riparo i suoi monti, le sue colline, le sue sorgenti, i suoi fiumi, i suoi centri storici, le sue rarità monumentali. Ebbene, da sempre mai una risposta, un pur vago riscontro, una discesa in campo di un politico o di un amministratore locale. Sembra che l’idea della provincia come parco faccia paura. Ma in realtà a far paura sono i vincoli che deriverebbero dalla classificazione del territorio provinciale come area da tutelare in tutti gli aspetti ambientali. Sia ben chiaro che evidentemente quando parliamo di parco storico-naturalistico non pensiamo affatto alle blande tutele previste dalla legislazione regionale che è poi alla base della nascita e della gestione dei vari parchi regionali dove la normativa è così rigida che, ad esempio, nel parco del Vesuvio c’è finita una non piccola discarica…

E a proposito di discariche siamo poi tutti sicuri che sul Formicoso, l’area qualche anno fa a rischio discarica ed ancora oggi sito ritenuto dagli uffici regionali adatto ad un impianto per il trattamento di oli saturi ed altro, non ci sarà da parte napoletana un…ritorno di fiamma? Non bisogna mai dimenticare che a Napoli tecnici, intellettuali e docenti universitari (oltre che autorevoli amministratori pubblici) ritengono un vero peccato che zone vergini e vuote come quelle dell’Appennino campano non possano essere usate per trattarvi o depositarvi rifiuti. Del resto non è certo un caso che Savignano (quattro vasche di cui una in frana) ed il dirimpettaio Comune di Sant’Arcangelo Trimonte (già Irpinia) ospitino una discarica. Abbiamo discariche, abbiamo fabbriche che scaricano in torrenti e fiumi. Abbiamo ville e casette che non scaricano in sistemi fognari ma utilizzano i cosiddetti pozzi neri.

È evidente che nel nostro Paese parlare oggi di vincoli vuol dire quasi varare una riforma urbanistica mezzo secolo dopo che il Paese che allora contava si oppose con ferocia politica (ed umana) al progetto di riforma preparato dal ministro dei Lavori pubblici, l’irpino Fiorentino Sullo. Insomma, siamo nel campo dell’impossibile. Fare dell’Irpinia un parco vuol dire niente discariche, raccolta differenziata dei rifiuti, rispetto dei centro storici di tutti i Comuni, divieto di allargare ulteriormente a macchia d’olio l’edificato, orientare l’edilizia al rifacimento, secondo decenti ridisegni, del “nuovo” che abbonda ecc. ecc. È utopistico tutto questo in una Campania il cui Consiglio regionale non riesce a varare il Piano paesistico a tutela delle costiere amalfitana e sorrentina e neppure la definizione della cosiddetta zona rossa intorno al Vesuvio? Evidentemente è più che utopistico. Ma è una battaglia da affrontare a tutti i costi prima che sia tutto perduto.

Ora che finalmente è in primo piano – con tanto di partecipazione del consorzio dell’Alto Calore al Patto per lo sviluppo – la questione delle sorgenti, della rete idrica sforacchiata e del sistema fognario e depurativo, si può forse allargare il discorso. Parlare delle sorgenti vuol dire parlare dei monti che le sovrastano. Possibile che ai tanti “tavoli” dove si parla di tutte queste cose non ci sia uno che parli anche di queste piccolissime cose? E soprattutto c’è una forza politica, un’organizzazione sindacale, un movimento, uno dei nuovi parlamentari che parlano di argomenti a spezzoni (secondo il vento e le convenienze del momento) disposto, come si dice oggi (in maniera orrida), a metterci la faccia?

Verrebbe a questo punto la voglia di ripetere che è dal primo partito della provincia, il Partito democratico, che ci si attenderebbe qualcosa in tal senso. Un’iniziativa, un’indicazione programmatica attorno alla quale costruire  una proposta unica capace di attrarre i giovani. Anche il Comune di Avellino, per il ruolo che ha avuto ed ha, potrebbe guidare questa sorta di rivoluzione ecologica. Ma il Pd non è in grado neppure di mettere ordine nelle sue vicende cittadine mentre il Comune è impegnato a costruirsi attorno una cornice più piccola di quella che le offriva la sopprimenda Provincia. Diciamo la verità, siamo messi male. Serve un miracolo. Ma c’è un santo disposto ad occuparsi di noi?

 

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