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    24/11/2017

L’urbanistica per salvare Avellino

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Una veduta del Fenestrelle dopo i recenti lavori agli arginiAVELLINO – Ma se il primo vero atto della giunta Foti anziché sostanziarsi nella tanto chiacchierata richiesta alla Regione di declassificare i vincoli sull’edificabilità intorno al torrente San Francesco avesse avuto invece le sembianze di una variante urbanistica a tutela degli ambiti fluviali e collinari, chi avrebbe mai potuto permettersi anche soltanto di scalfire l’immagine del sindaco e della giunta? Purtroppo questa scelta non è stata fatta. Eppure c’era un precedente dell’epoca del varo del Piano dell’architetto Cagnardi, quando appunto una variante in tal senso fu varata e subito affossata dal Tar di Salerno senza che la giunta di uno strano quanto debole centrosinistra (tutto teso a salvaguardare cospicui interessi dei costruttori; e pensare che De Mita, Mancino ed esponenti dell’ex Pci stravinsero le elezioni del 2004 accusando di becero fascismo gli oppositori, portatori di chissà quali interessi, a cominciare dai “fascisti di complemento” di Libera città) si sentisse in dovere di portare la delicata questione davanti al Consiglio di Stato.

Oggi il tema della salvaguardia del territorio, inteso in tutte le sue componenti – aree edificate, periferie, colline circostanti, contesti ambientali particolarmente delicati, centro antico – viene posto dentro il Partito democratico dal circolo Foa, ovvero la componente del partito di Renzi più vicina, per via ereditaria, alle posizioni del Partito comunista. Il circolo Foa ha prodotto alcuni mesi fa un documento che contiene tante indicazioni in tal senso, con passaggi anche piuttosto forti relativi al risparmio di suolo, alla riqualificazione dell’esistente, alla valorizzazione di punti immagine. In sostanza, un riguardare alla città così come si è lasciata crescerla. E così come dovrebbe essere aggiustata. In sintesi, un ritorno all’urbanistica, ma a quella vera, delineata dalla mano pubblica e tutta mirata a produrre un’immagine di riconoscibilità della città. Una città subito riconoscibile, una città nella quale sappiano riconoscersi i suoi abitanti. E tutto a cominciare, appunto, dal centro antico, dalla sua collina della Terra delimitata e difesa dai due torrenti che corrono ai suoi lati, il San Francesco ed il Fenestrelle. Il mondo che sta venendo fuori adesso, con i lavori concertati tra Comune e Soprintendenza, è un mondo nuovo. Resti che sia intorno al Duomo sia in Piazza Castello parlano dei tanti periodi che si sono accavallati su quel castrum romano posto in cima alla collina. Romani, dunque, e poi longobardi, soprattutto normanni, e poi bizantini, aragonesi, spagnoli, bande di Masaniello, borbonici, napoleonidi (questi ultimi urbanisti e costruttori nella città che cominciava ad andare oltre la collina). Tanti mondi, dunque, tante testimonianze da dove partire per riconnettere – dice il documento del circolo Foa – tutte le presenze culturali e scientifiche che Avellino pur vanta.

Ripartire dalla cultura e dalla storia, dunque, per ridare dignità, volto e sostanza ad Avellino. Tocca all’amministrazione comunale, naturalmente, guidare questo lento processo. Vorrà farlo? Saprà farlo? Parliamoci chiaro, il circolo Foa è un pezzo (di sinistra) del Partito democratico. Avrebbe potuto il Pd cogliere l’iniziativa di un’ala importante dei suoi iscritti per avviare una discussione, un dibattito. Non l’ha fatto ed ha lasciato che l’amministrazione del capoluogo facesse da sola. O magari al Comune c’è stato chi ha pensato che quelle contenute nel documento del circolo Foa fossero più che altro colpi di cannone di una guerra interna non degna di essere valutata.

Gravissimo errore, anche perché sarebbe bastata un’iniziativa di Foti e della sua giunta sul tema della “variante di salvaguardia” per mettere fuori gioco quanti proprio su questo tema si dicono moralisti. Davanti all’ipotesi di una “variante di tutela” cosa avrebbero fatto i supercritici di Foti che ora straparlano più sui giornali ed in tv che nel Consiglio comunale? Secondo noi avrebbero taciuto o si sarebbero messi di traverso. Chi viene sostenuto da interessi forti dell’edilizia non avrebbe mai potuto accettare regole ferree attorno al torrente San Francesco, al Fenestrelle o all’area del parco circostante l’autostazione. È per questo che all’inizio abbiamo parlato dell’errore di partenza di Foti e della sua giunta.

Il sindaco, se è sulla linea della difesa del contesto-Avellino (dovremmo parlare anche della stazione, dell’area industriale e della doppiamente strana vicenda di Piazza Libertà, ma il discorso sarebbe lunghissimo) deve sapere – glielo avranno sicuramente già detto – che l’intervento della Procura della Repubblica sulla inviolabilità dei bacini ha già stravolto tante previsioni e tanti calcoli. Qualche esempio? Area vecchio macello, campo Santa Rita, via Circumvallazione, area del Fenestrelle. Qui tutto è cambiato. A cominciare da interessi forti – speranza di recuperare soldi – dello stesso Comune. Meritava tutto questo un dibattito più politico anche al di fuori del Consiglio comunale? Noi riteniamo di sì e per questo siamo sulle posizioni del circolo Foa.

 

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