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    26/09/2017

Di Nunno/Una stagione di speranza

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Lanalisi-Politica_citt_giardino.jpgAVELLINO – Per autoesclusione sono stato designato dagli amici di Di Nunno per ricordarlo. Non è ancora il tempo per analizzare il valore della sua azione politico-amministrativa. Oggi mi preme, innanzitutto, ringraziare tutti voi per la numerosa presenza, non sempre è scontata la partecipazione della nostra comunità quando ci lasciano uomini  illustri. Ringrazio il sindaco, che mi è apparso sinceramente commosso, per aver proclamato il lutto cittadino,  credo che tale lodevole iniziativa avrebbe creato qualche disagio all'umile Tonino. Ringrazio tutti quelli che gli sono stati vicini in questi anni di sofferenza, a partire da Carlo che lo ha amato più di un fratello, senza di lui la vita di Tonino, in questi ultimi anni, sarebbe stata molto più complicata, Paola e coloro che lo hanno assistito a partire da Amalio fino allo staff del Moscati, Pino e Giampaolo con tutto il personale paramedico. Di Nunno, dopo averla sbloccata, è stato, purtroppo, uno dei maggiori utenti della Città ospedaliera.

Non so se, realmente, esiste il valore catartico della sofferenza terrena Se così è, Tonino si è presentato puro al cospetto del Signore. Lo immagino, con il suo amico Dario, sugli spalti del Piazza d'Armi del Paradiso ad assistere ad una partita delle vecchie glorie dell'Avellino. Ringrazio il mondo dell'informazione e tutti coloro che attraverso internet lo stanno ricordando in queste ore . Ringrazio i colleghi della redazione Rai della Campania, la sua seconda casa. Per noi nomi come Pellegrino, Luigi, Procolo, Salvatore, Gianni erano familiari. È stato scritto: Di Nunno  amante di Avellino ed amato dagli avellinesi. A Generoso non è piaciuta la definizione di sindaco della gente. Io credo che, invece, Tonino l'avrebbe apprezzata. Nella sua semplicità avrebbe accettato essere identificato come primo cittadino del popolo, popolare.

Tonino, nella sua azione, ha saputo coniugare l'utopia, è stato fino all'ultimo un vulcano di idee, con un sano pragmatismo. Il suo impegno, a partire dalla conoscenza storica dei processi amministrativi, è sempre stato proiettato al futuro e nell'interesse delle giovani generazioni. Di Nunno, oltre ad aver interpretato un ruolo importante sul piano provinciale, ha partecipato, da protagonista, alla stagione di rinnovamento dei grandi sindaci italiani. In quel periodo, sul piano nazionale, il nostro piccolo capoluogo contava. Tonino ha sempre incoraggiato gli amministratori che sono venuti dopo di lui, in particolar modo Paolo, invitandoli ad osare, pensava positivo. Paolo VI ha affermato che la politica è la più alta forma di carità. Si riferiva alla storia di cattolici, come Moro, Lazzati , Dossetti, La Pira. Per me Tonino ha incarnato e testimoniato, nel suo piccolo, questo tipo di valori. Ha vissuto  l'impegno pubblico come amore e dono per gli altri. Tonino ha sempre creduto nella  moralità della politica. Lascia, soprattutto ai giovani, l'esempio che la politica può e deve essere pulita. Pulita in ogni senso, avrebbe aggiunto Lui.

*  *  *

Ero un giovane popolare quando in una fredda giornata della primavera del 1995 fu candidato a sindaco di Avellino Antonio Di Nunno. Negli anni di tangentopoli, la maggioranza in Piazza del Popolo che sosteneva Angelo Romano si era sfaldata. Attorno a Gianfranco Rotondi, deputato della città, si erano aggregati quasi tutti gli ex consiglieri ed assessori. Candidato sindaco per il centrodestra fu il valente avvocato Stefano Sorvino. All'ultimo momento, su un'intuizione di Nardino Ventullo, funzionario del Partito popolare, l'on. Ciriaco De Mita convinse Di Nunno ad accettare la candidatura. Tutti fuggivano e Tonino punto sull'orgoglio, da ultimo dei mohicani, accettò l'impari sfida. Vincemmo al secondo turno, di rimonta, con poco più del 52%, ricompattando tutto il centrosinistra, fino ai comunisti di Pierino De Gruttola. Sul palco di via De Conciliis, alla presenza di Walter Veltroni, prima del voto di ballottaggio, Tonino annunciò la sua squadra: Gabriele Meoli, magistrato in pensione, vicesindaco al Contenzioso, Rossella Grasso segretaria generale al Bilancio, Nuccio Di Pietro presidente dell'Ordine degli ingegneri ai Lavori pubblici, Mimì Fraternali, ingegnere esperto all'Urbanistica, Guido D'Alessio funzionario Asl all'Ambiente, prima Paolo Mascilli Migliorini, architetto della Soprintendenza, e subito dopo Generoso Picone, responsabile della terza pagina de Il Mattino, alla Cultura.

Con tale giunta, con un Consiglio comunale autorevole iniziò una stagione di speranza e rinnovamento per il capoluogo. Nei primi anni le energie dell'amministrazione furono spese, soprattutto, per fronteggiare l'enorme mole di debiti e per far ripartire le opere pubbliche bloccate dai contenziosi. Nel primo mandato furono pagati più di 80 miliardi di vecchie lire per gli espropri del post sisma, altri 50 verranno saldati durante il secondo per complessivi 130 miliardi di vecchie lire. Si agì sulla contrazione della spesa, dando vita all'ufficio legale con risparmi annui di circa 2.500.000.000 per parcelle, si  bloccò il turn over, in pochi anni il numero dei dipendenti passò da circa 600 a poco più di 400.

Iniziò la valorizzazione e dismissione del patrimonio comunale, si rinegoziarono i mutui. Dopo 46 anni si chiuse il rapporto con la ditta Cecchini che in sostanza consentiva al Comune di dilazionare il debito per la gestione dei rifiuti prolungando la durata del contratto. Significativa fu l'opera di rilancio dei lavori pubblici: appalto primo lotto per 130 miliardi della Città ospedaliera. Si avviò il completamento del Carlo Gesualdo, inaugurato poi nell'ottobre del 2002 alla presenza del presidente Ciampi. Lo stesso avvenne per l'autostazione con l'aiuto del compianto prefetto Stranges, per il Mercatone, l'emblema del fallimento dell'Avellino da bere del sen. Nicola Mancino, si pensò ad una collaborazione con i privati.

Nacque il laboratorio dei giovani architetti ed ingegneri che organizzò con Fraternali la conferenza urbanistica. Si progettò il contratto di quartiere in  contrada Quattrograne ovest, avviando la sostituzione edilizia dei prefabbricati pesanti. L'estate avellinese, con il cinema in Piazza Duomo, le iniziative nelle periferie, i grandi concerti dei migliori artisti italiani ridiedero fiducia ad una comunità in cerca della sua anima perduta nell'ubriacatura generale del dopo terremoto.

In quegli anni il nostro sindaco fu eletto alla presidenza del Consiglio nazionale della lega delle autonomie, Avellino era guidata da una personalità che giocava un ruolo importante tra i primi cittadini delle grandi città. Sul piano politico, dopo un periodo iniziale di grande libertà, intanto De Mita era tornato in Parlamento, quando nel novembre del 1997 entrarono in giunta De Socio capogruppo del Pds e Cignarella del Ppi, iniziò la rottura con il leader di Nusco. In una infuocata assemblea, in via Tagliamento, dopo aver accusato Di Nunno di mancanza di autonomia nei confronti delle rivendicazioni dei comunisti, ingiuriandolo, De Mita fu costretto dalla reazione della maggioranza dei presenti in difesa del sindaco ad allontanarsi. Tonino lo affrontò, inseguendolo per le scale, rinfacciandogli di non aver mai detto parole così dure nemmeno sulla fine della Democrazia cristiana distrutta da tangentopoli. Alla Provincia i popolari di Pennetta esercitavano uno stillicidio quotidiano nei confronti del presidente Gino Anzalone, tutto ciò per l'ex segretario della Dc non doveva minare il ruolo e l'autonomia del popolare Di Nunno in Piazza del popolo. La frattura tra Tonino e De Mita si compose alla immediata vigilia delle amministrative del 1999. Con tutto il partito schierato per Michele Iannicelli, De Mita, su mia pressione – insieme con altri 5 consiglieri in carica non era stata data la disponibilità per la ricandidatura – capì che al Comune, a differenza della Provincia, si poteva ricomporre l'alleanza con le forze di sinistra. Da una telefonata con Generoso Picone, poi vicesindaco, ad un incontro  sul partito con Fierro, Rebulla, Boccella, si posero le basi per la ricandidatura. Il 68 % al secondo turno rimane il consenso più elevato mai ottenuto da un sindaco con l'elezione diretta ad Avellino.

Così Di Nunno chiosava il programma di Avellino città giardino: “Quelli passati sono stati quattro anni di corsa per restituire ai cittadini l'immagine di un Comune pulito e trasparente, per restituire ai giovani la fiducia nella politica, per battersi contro la corruzione, la camorra e l'usura, per avere un'urbanistica a servizio del cittadino. Nel futuro di Avellino ci sono queste cose, ci sono le idee dell'alleanza di centrosinistra (lavoro, sviluppo, verde, solidarietà, qualità della vita), c'è l'impegno di una squadra e soprattutto di un sindaco che è il garante di un programma e di una svolta ma che è soprattutto la sua passione, la sua intransigenza, la sua indipendenza, la coerenza politica. Per servire Avellino bisogna amarla e difenderla e lo scopo di fondo rimane l'esigenza di farne una città sempre più libera, più verde e più pulita,  in ogni senso...”.

Furono anni difficili e febbrili, quelli dal 99 al 2003. Il ragioniere capo Ugo Andreotti e l'assessore Di Domenico affrontarono ancora con maggiore determinazione il risanamento economico dell'ente. Fu ceduta all'Air l'azienda cittadina dei trasporti, perennemente in perdita, insieme con la nascente autostazione; attraverso il nuovo Puc si valorizzarono tutte le proprietà pubbliche. Va sottolineato che le politiche di rigore si basarono, soprattutto, sulla contrazione delle spese, riuscendo perfino ad incrementare, nel corso degli anni, investimenti per il sociale a sostegno dei più bisognosi.

Quando Tonino, durante una riunione di giunta, chiese ad Annito Abate di contattare Vittorio Gregotti, uno dei più illustri architetti ed urbanisti del mondo, l’assessore all'Urbanistica incredulo rinviò la telefonata per più di quindici giorni. Mezza giunta partecipò ad una riunione nella celebre “fornace”,  lo studio della Gregotti-Cagnardi ed associati, per confrontarsi sul futuro di Avellino.

Per la prima ed ultima volta nella storia del capoluogo lo strumento urbanistico metteva al centro gli interessi dei cittadini e non quelli dei costruttori e dei proprietari terrieri. Con la perequazione chi edificava doveva restituire servizi all'urbe in termini di opere di urbanizzazione, verde pubblico strutture sociali e sportive. Iniziò l'era dei project financing, opere pubbliche finanziate e gestite dai privati – la piscina comunale, il cimitero, la previsione dei parcheggi interrati in Piazza Aldo Moro e Piazza Libertà.

A Pianodardine, nel nucleo industriale, fu realizzato l'impianto di compostaggio dei rifiuti. Per la prima volta in Campania si ruppe il fronte del no a qualsiasi soluzione per i rifiuti. Il Consiglio comunale fu assediato da centinaia di cittadini ai quali Di Nunno spiegò, con l'ausilio del prof. Vanoli del Commissariato rifiuti, che l'impianto era sicuro e che il capoluogo non poteva pensare che fossero altri a risolvergli il problema. In più c'erano anche delle convenienze economiche. L'assessore Pucci Bruno fece approvare il piano della mobilità e promosse le domeniche ecologiche. Il Consiglio deliberò il piano di adeguamento commerciale che liberalizzò il settore e consentì l'apertura definitiva dell' Ipercoop. Fu completato il Rione Corea e gli 80 alloggi di via Morelli e Silvati. Si investì sul verde attraverso acquisto di aree o cambi di destinazione: il Parco Manganelli al posto del Pip in contrada Santo Spirito, l'ex poligono in via Macchia, il giardino di via Derna e del distretto militare, impedendo la realizzazione su quel sito di un palazzo di 7 piani, i giardini nel Q9, a Valle ed in quasi tutte le periferie della città.

Ancora: la battaglia per acquisire e restaurare il parco con Villa Amendola tra Rione Mazzini e San Tommaso, con i fondi europei. L'ideazione del progetto integrato città di Avellino che, con 80 milioni di euro di risorse comunitarie, ha consentito all'amministrazione di progettare, recuperare ed acquisire opere come l'ex Eliseo,il Convento di San Generoso, l'asilo Patria e Lavoro, l'ex distretto, la Casina del principe, il centro congressi del teatro, il castello, il sistema del centro urbano in Piazza Libertà. La giunta commissionò ad emeriti professori dell'Università di Napoli il piano per la caratterizzazione dell'Isochimica. Si approvò la procedura per la bonifica e l'esproprio in danno della curatela fallimentare. Per ultimo i 25 milioni di euro per il sistema di trasporto ecocompatibile su banda magnetica a terra come a Roma e Trieste e non palificato.

Alla luce di tutte queste intuizioni e realizzazioni, perché mortificare un sindaco raccogliendo le firme dei consiglieri per la sfiducia nello studio del senatore Mancino. Tra l'altro Di Nunno, nel 2001 aveva rifiutato la candidatura alla Camera propostagli da De Mita per onorare fino alla fine l'impegno assunto con gli avellinesi. Invano Salverino De Vito aveva cercato di convincerlo dicendogli: “Tonì, a Roma ti curano pure”. L'aver messo in discussione con l'azione del circolo Moro – con Amalio Santoro, Nunzio Cignarella, Fausto Addesa, Gino Anzalone, Enzo Venezia –  il ruolo del gruppo dirigente della Margherita, innescò la oramai celebre operazione canaglia. Pagò anche per non aver consentito ai poteri forti ed alla mala politica di mettere le mani sulla città con il nuovo strumento urbanistico e la convinta contrarietà allo sdoppiamento dell'Alto Calore nonché la nomina del giovane De Stefano alla presidenza dell’Ato.

Di Nunno, pur avendo ancora la maggioranza numerica, 22 a 19, in Consiglio comunale, non cedette a lusinghe trasformiste. Con il venir meno della fiducia dei partiti che lo avevano fino ad allora sostenuto, si dimise. Che lo sfiduciassero quelli della Margherita, ognuno con un proprio prezzo, era nelle aspettative. Rimane incomprensibile ancora oggi il perché del pari comportamento dei diessini In questi ultimi giorni moltissimi cittadini si sono stretti attorno a Tonino, che ha sempre anteposto l'interesse della comunità a quello di parte, definendolo il sindaco della gente, amato dal popolo, riconoscendo la qualità, l'efficacia e la lungimiranza della sua azione di governo.

Alla luce degli eventi recenti, la incessante testimonianza d'affetto per il giornalista ed il politico, chissà cosa starà pensando quell'ex senatore che sentì il bisogno di scusarsi, dalle colonne de Il Mattino, con gli avellinesi per aver dato loro Di Nunno come sindaco. Probabilmente, conoscendolo, a dispetto di tutti: “Per me la migliore amministrazione rimane quella che mise i fiori nelle fontane di Piazza Libertà”. Sic!

 

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