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    26/09/2017

La città di Di Nunno tra utopia e realtà

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Lintervento-Politica_av_colline.jpgAVELLINO – “Dall’approvazione del Puc a oggi. Bilancio e prospettive. La città di Tonino Di Nunno tra utopia e realtà”: è questo il tema del convegno che L’Irpinia ha organizzato nella ricorrenza del primo anniversario della scomparsa di Antonio Di Nunno, il sindaco-giornalista che  su queste colonne ha scritto fin da quando, negli anni del dopo terremoto, il nostro giornale, prima del passaggio a quotidiano on line, usciva come periodico in forma cartacea. Una presenza, quella di Tonino, che non è venuta mai meno e che è continuata anche in questi anni, sia pure con una forzosa accettazione di questa nuova tecnologia telematica, lui che amava la scrittura, il giornale, la lettura, i libri. Con le passioni di sempre, quelle di tutta una vita: l’urbanistica e la città.

E dell’urbanistica di Avellino si occupava già nel suo primo articolo apparso su Quaderni Irpini, la rivista che alla fine degli anni Sessanta, sull’esempio di Quaderni Piacentini, il trimestrale diretto da Piergiorgio Bellocchio, fondammo insieme con Franco Barra, Enzo Venezia, Michele Zappella, Gianni Falcone, Antonio Carrino, Nunzio Cignarella ed altri.

Urbanistica intesa non come mera indicazione di soluzioni disegnate sulla carta e buone, spesse volte, solo ad alimentare polemiche tra le “parti” in campo (politica, progettisti, imprese), ma come battaglia di civiltà in cui la politica e la cultura svolgano, insieme, un ruolo determinante di impegno sociale e di indirizzo programmatico. In altri termini, politica e cultura desanctisianamente e dorsianamente intese, in grado di esprimere una nuova dimensione civile: politica intesa come servizio e mai come potere e conservazione dello stesso; cultura come forza e sostentamento all’azione politica, come rigore morale nell’interesse della comunità.

La questione della classificazione e del rispetto della legge Galasso relativa alla non edificabilità a centocinquanta metri dalle sponde del torrente San Francesco ha vivacizzato non poco in questi mesi, anche per i riflessi derivanti dall’inchiesta della magistratura in corso, il dibattito sulla vicenda urbanistica nostrana. E su questi temi Di Nunno, invocando più volte lo spirito di quella riforma pensata da Fiorentino Sullo, il ministro dei Lavori pubblici che sperava di salvare l’Italia dal disastro edilizio e paesaggistico (su cui ha scritto tanto Vezio De Lucia), è intervenuto da osservatore e da giornalista di razza qual era su L’Irpinia, ospitato di volta in volta anche sulle pagine del Mattino, con un’analisi attenta e puntuale al centro della quale c’era sempre la città cui lui continuava a guardare, così come aveva fatto da amministratore, con uno spirito di servizio che gli faceva giudicare cose e uomini sempre in un’ottica collettiva: il bene di tanti passa attraverso il sacrificio di qualcuno. In altre parole – lo ha ricordato più volte anche Antonio Gengaro – per la prima volta un’urbanistica che poneva “al centro gli interessi dei cittadini e non quelli dei costruttori e dei proprietari terrieri”.

Le non poche difficoltà del dopo terremoto costrinsero gli amministratori dell’epoca a portare avanti una revisione del Prg sfociata nel varo del Petrignani-bis, da taluni giudicato troppo permissivo sul fronte dell’edilizia privata e, comunque, revisionista rispetto a tante previsioni iniziali. In continuità con la progettazione iniziata dall’amministrazione Galasso di un Piano strategico di valenza extracomunale l’attuale giunta Foti punta, anche alle luce degli ultimi accordi intercorsi con gli uffici tecnici regionali, alla realizzazione della cosiddetta Area vasta con il placet del governatore De Luca.

La nascita agli inizi degli anni 2000 del nuovo strumento urbanistico, il cosiddetto Piano Cagnardi, poggiava preminentemente su due pilastri: la variante di salvaguardia a tutela delle colline, la realizzazione del parco nel vallone del Fenestrelle intorno al quale far ruotare la città vecchia e nuova.  Il tutto inserito in quel programma del verde pubblico che Di Nunno – attraverso la formula della riqualificazione urbana e della cosiddetta perequazione (acquisizione dell’area da parte dell’amministrazione e possibilità per il proprietario di costruire, su aree già indicate, una piccola cubatura) – aveva sintetizzato nella formula della Città giardino frettolosamente e colpevolmente messa da parte.

Una domanda: la battaglia di civiltà più volte auspicata passava o no attraverso la riproposizione di quella variante di salvaguardia degli ambiti fluviali e collinari del Piano Cagnardi lasciata cadere davanti al Tar di Salerno senza, peraltro, far ricorso al Consiglio di Stato? Crediamo proprio di sì, e questo avrebbe evitato alla città tante storture per non parlare dei possibili rischi e pericoli collegati a frane e ad alluvioni.

Tante le idee e le proposte per una città più vivibile e più a portata d’uomo. Oggi possiamo fare un bilancio di quanto era stato previsto e di quanto si è poi effettivamente realizzato. In un clima di confronto, naturalmente, che non può prescindere, comunque, dalla situazione che la città attualmente vive.

Invocando la moralità della politica in cui aveva sempre creduto Di Nunno chiuse, in lacrime, la sua esperienza di sindaco ed il suo intervento in Consiglio comunale dove erano presenti molti dei firmatari di quell’operazione canaglia che portò alla sua defenestrazione. Una estromissione, quella, solo della sua persona, in quanto elemento di rottura con l’establishment allora imperante – cui peraltro non aveva esitato, in più d’una occasione, a rinfacciare senza mezzi termini le mascalzonate politiche oltre che comportamentali – non certo delle sue idee, della sua idea di città che, in questi anni, proprio dalle colonne de L’Irpinia ha continuato ad alimentare e a disegnare lasciando, in sostanza, quello che può essere considerato un vero e proprio testamento spirituale che, quanto prima, contiamo possa avere una più larga diffusione attraverso la pubblicazione dei suoi articoli e dei suoi scritti.

 

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