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    20/06/2018

Amministrative 2018/Un voto per cambiare

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Politica-Editoriale_la_statua_di_carlo_ii_dasburgo_e_la_torre_dellorologio.jpgAVELLINO – Non c'è speranza per Avellino, la città che vedrà ricandidati per le elezioni prossime del Consiglio comunale molti dei protagonisti dell'operazione canaglia ordita, anni fa, per defenestrare quel galantuomo di Antonio Di Nunno, i figli del nichilismo amministrativo targato Pino Galasso e gli inconcludenti personaggi che, pur di tirare a campare, hanno accompagnato Paolo Foti fino alla fine del mandato. Tutti insieme appassionatamente!

Per la prima volta, dall'elezione diretta del sindaco, il primo cittadino uscente non si dovrebbe ricandidare, salvo ripensamenti dell'ultim'ora. Tale decisione, insieme alla batosta elettorale subita alle ultime elezioni nazionali dagli schieramenti che, tradizionalmente, in passato, hanno detenuto il potere in Irpinia, avrebbe dovuto essere oggetto di un'approfondita analisi da parte delle forze politiche di centrosinistra. Un assordante silenzio su tutto ciò proviene,  soprattutto, dal Partito democratico impegnato in un fratricida duello all'Ok Corrall per stabilire chi sarà il prossimo segretario provinciale, infischiandosene delle comunità che vanno al voto. Sul capoluogo esiste un tentativo un po' meschino di una  parte del ceto politico, palesemente in mala fede, che tende a individuare nel sindaco uscente la sola causa di tutti i mali.

Qualcuno pensa che, mettendo insieme gran parte dei consiglieri comunali in carica,  dai centristi di De Mita a quelli del Partito democratico più i vari cavalli di ritorno, si potrebbe mettere insieme una sorta di armata invincibile  capace di aggiudicarsi le elezioni al primo turno. Bisognerebbe solo trovare una figura di leader super partes capace di guidare  tale vera e propria armata Brancaleone. Ma qualcuno pensa ancora che gli avellinesi abbiano l'anello al naso? E il giorno dopo la presunta vittoria come si governerà?

Forze politiche serie ed amanti della città per prima cosa dovrebbero smantellare il sistema di potere incancrenitosi negli ultimi 21 anni in Piazza del Popolo. Chi ricorda idee forti maturate nelle esperienze  Galasso e Foti? Solo litigi, ricatti, lotte per posti di potere. I gruppi egemoni hanno dato l'impressione di badare, ad ogni livello, più ai fatti propri che al bene comune. Alle Politiche il popolo si è ribellato contro tutto ciò scegliendo per il cambiamento. Lo stesso potrebbe avvenire localmente con la mera riproposizione dello status quo, senza accettare la sfida del rinnovamento. Per le Amministrative di drammatica attualità diventa la questione della selezione di una nuova classe dirigente - Dorso docet - poi quella del programma.

Una piattaforma progressista, riformista e di sinistra dovrebbe in primis attuare l'urbanistica a misura d'uomo (stop al cemento, sì a più verde e alla realizzazione dei parchi previsti dal Puc con la perequazione, lo smantellamento dell'intero settore, minato nella sua credibilità da decine di inchieste e dalle prime condanne).

La precondizione per poter operare consiste nella riorganizzazione dell'apparato burocratico. Va creata una burocrazia più al servizio delle persone, meno autoreferenziale, con dirigenti capaci ed efficienti, con  sistemi di rotazione nelle funzioni, con criteri di valutazione delle performance trasparenti. Bisogna realizzare, assolutamente, il treno veloce per far uscire Avellino e l'Irpinia dall'isolamento, sistemi di sosta e mobilità, moderni ed ecocompatibili, la  lotta ad ogni forma d'inquinamento (compreso quello della criminalità organizzata). È necessaria la riorganizzazione  dell'Area vasta solo con i Comuni finitimi ad Avellino. Bisogna programmare la rete dei luoghi della cultura con una fondazione guidata da professionisti, servizi sociali con meno apparati e più attenzione ai bisogni, il rigore nei conti pubblici, il reperimento di risorse per un grande piano di manutenzione straordinaria. Nessuno avrebbe creduto, nel tempo attuale,  di dover ripartire anche dall'igiene e dalla cura delle strade, dei marciapiedi, delle  aiuole e dei giardini, dalla gestione produttiva dei beni comunali, dalla sicurezza delle scuole, degli edifici pubblici e degli impianti sportivi.

Tutto ciò nel passato remoto, per una amministrazione sufficientemente diligente, avrebbe rappresentato l'abc. Andrebbe individuato a livello di politiche regionali il ruolo del capoluogo irpino con strutture sanitarie più efficienti e centri di eccellenza da potenziare e far nascere. Si potrebbero mettere in rete i privati con la facoltà di viticoltura, il Cnr, le istituzioni locali, per implementare lo sviluppo del comparto agroalimentare. Si devono immaginare nuove funzioni ambientali e produttive per l'area strategica dell'Isochimica, dell'ex Moscati da riqualificare ed il Maffucci. I fondi europei oltre che per le opere pubbliche vanno utilizzati, specialmente per creare opportunità di lavoro continuative. La Valle del Sabato deve essere assolutamente bonificata e l'impiantistica industriale adeguata tecnologicamente per non provocare inquinamento. Chi, per demagogia, sostiene che il Cdr va delocalizzato dica, una buona volta, anche dove. Chi ospiterà i rifiuti di Avellino, dei residenti e dei fluttuanti, e del suo hinterland?

Per fare tutto ciò non basta solo un buon sindaco, ci vuole una squadra e partiti che con capacità di indirizzo siano d'aiuto. Per superare l'empasse delle variegate forze di centrosinistra, partendo dalla condivisione delle cose da fare, si potrebbe individuare una personalità da candidare alla guida della città a cui affidare anche il mandato  di selezionare le persone da candidare in Consiglio comunale.  Al sindaco, come prevede la legge, bisogna lasciare la possibilità di nominare in autonomia la giunta, annunciandola all'opinione pubblica prima del voto, come solo Tonino Di Nunno osò fare nella magica notte di via De Concilliis. Qualcuno penserà che si tratta solo di un'irrealizzabile utopia, probabilmente è  l'unico modo per contrastare, seriamente, la lunga ondata dei Cinquestelle e la rinascita del centrodestra

 

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