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    22/11/2017

Primarie, candidature, edilizia e questione morale

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La statua di Carlo II d'Asburgo e la torre dell'OrologioAVELLINO – L’idea che si possa votare in pieno inverno anziché in primavera comincia ad entrare nella testa di molti. Soprattutto di chi ha ruoli, ambizioni, frequentazione degli ambienti che contano. Neppure in tempo di mettere in soffitta le urne utilizzate per le primarie che hanno incoronato Bersani leader incontrastato e candidato del centrosinistra per la guida del governo che verrà che già nel Pd si notano movimenti (e si fanno proposte) miranti a chiarire chi e a che cosa dovrà essere candidato.

In Irpinia, poi, situazione non proprio chiarissima perché in provincia il posto disponibile al Senato è già occupato dall’uscente De Luca e per la Camera chiede un posto al sole l’ala di sinistra del partito, che poi altro non è che la componente Pds che con un buon pezzo della “Margherita” aveva fatto nascere in provincia di Avellino il Partito democratico. Chissà a cosa porterà questo spingi-spingi che intanto trova un limite nell’orientamento di Bersani e della dirigenza nazionale di introdurre nuovi ed “aperti” sistemi di selezione dei candidati al Parlamento (primarie per tutti? assemblee pubbliche?).

Una cosa è però certa: ad Avellino c’è un sindaco dimissionario Pd che ha lasciato Piazza del Popolo per chiedere al suo partito una candidatura per la Camera dei deputati. Sindaco molto discusso nel centrosinistra e da un piccolo schieramento del suo stesso partito. Sindaco che dovrà anche discolparsi davanti alla città dopo che quella che da moltissimi è stata considerata una “fuga” di fronte alla retrocessione di Avellino dal ruolo di capoluogo di provincia.

E proprio il Comune (per non dire della Regione in scadenza tra poco più di un anno) riporta il discorso sui maneggi per le candidature. Chi si ritiene sistemato su designazione “sicuramente” in Parlamento (chi crede ancora in una nuova legge elettorale?) apre invece ad ipotesi di primarie per la meno appetibile – da tutti i punti di vista – candidatura a sindaco.  Già, ma primarie Pd, primarie di coalizione o addirittura primarie dentro uno schieramento più vasto comprendente l’Udc demitiana, alleanza che non pochi nel Partito democratico vorrebbero per essere sicuramente vincenti per Piazza del Popolo. Sembra fantapolitica ma così non è. Inutile dire che di Sud, di sviluppo della Provincia (pensiamo ai candidati al Parlamento) non si trova neppure un dibattito, un tiepido segnale.

Va peggio nel campo delle ipotesi per il Comune capoluogo. Perché chiunque sarà il candidato (e magari sindaco) dovrà subito dire come intende salvare le finanze del Comune, come intende utilizzare i pochi soldi che ci sono. E soprattutto – e queste sarebbero scelte davvero dirimenti – se e come vuole impedire l’aggressione edilizia al verde che circonda la città che sta facendo diventare la variante Sud una strada interna della città.

L’edilizia rimanda ad un’altra importantissima questione: quella morale che passa attraverso rapporti tra imprese ed eletti, tra interessi edilizi e grandi elettori. L’impasto di candidature bloccate alle Politiche, preferenze alle Comunali e giochi dei “territori”; l’impasto che deriverebbe da tutto questo in caso di elezioni contemporanee (o quasi) al Parlamento ed al Comune risulterebbe particolarmente sgradito ai commensali ed indigeribili per il Comune di Avellino.

P.S. – Non una sola delle questioni qui segnalate è stata mai all’attenzione del Pd provinciale e cittadino. A conti fatti abbiamo davanti, forse, novanta giorni prima del voto. Saranno usati bene e comunque non è forse troppo tardi?

 

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