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    26/09/2017

Grande Nord, la secessione è iniziata

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L'aula di MontecitorioOra che la frittata è fatta occorre fare qualche riflessione (extraelettorale) in più, e soprattutto qualche calcolo più preciso, tipo analisi serie e non numeri da comizio. Prima riflessione: senza il voto dei meridionali la destra oggi in Italia rappresentata da Berlusconi sarebbe in realtà confinata nella cosiddetta Padania cocciutamente protesa verso il taglio di ogni rapporto economico con un Sud non ricco ma purtroppo spendaccione. E tutti, ma proprio tutti nel Sud, sapevano cosa era in palio stavolta con il voto.

Seconda riflessione. Che non si riesca oggi a non formare un governo non diciamo autorevole ma quanto meno decente è un fatto inconfutabile, ma è pur vero che senza un governo nessuno, ma proprio nessuno, potrà proporre in Parlamento – quindi farla votare – una proposta che presuppone una scissione di fatto del nostro Paese. La proposta che un governo inesistente dovrebbe fare è quella del trattenimento in ogni regione del 75% delle entrate fiscali. Proposta, diciamo pure richiesta, apparentemente legittima. Ma che in realtà ignora completamente come le zone ricche del Paese (prima il Nord-Ovest, poi il Nord-est) hanno accumulato e continuano ad accumulare la loro ricchezza.

Il Meridione d’Italia, tanto per fare un esempio, è il primo mercato per i prodotti delle regioni settentrionali; e nel Sud sono inoltre posti stabilimenti e filiali di catene di distribuzione e simili. Il reddito prodotto in questi casi a quale regione va attribuito? Un esempio l’Ilva di Taranto, l’industria siderurgica fondata dall’Italsider quarant’anni fa, tre lustri fa acquisita alla famiglia Riva; il reddito prodotto dall’impianto inquinante nella città pugliese dove viene versato, in Puglia o nella regione di residenza della famiglia Riva? Ed i vari stabilimenti Fiat di Val di Sangro, Melfi, Irpinia, Termini Imerese e Pomigliano, quando producevano ricchezza, le tasse le lasciavano in Abruzzo, Basilicata, Sicilia, Campania o a Torino, città della dinastia Agnelli?

Quando Maroni e la Lega lanciarono l’operazione 75% Berlusconi tranquillizzò: “Il Sud non corre alcun pericolo. Del resto i nostri presidenti di Regione ci hanno dato il via libera”. In particolare fu il presidente della Campania, Caldoro, a dire che la richiesta leghista non avrebbe alterato equilibri tra Centro-Nord e Sud. “Tanto i livelli essenziali di assistenza sono garantiti dallo Stato”, aggiunse Caldoro.

Ma la realtà è diversa. I Lea (Livelli essenziali di assistenza) senza i fondi dello Stato non possono essere garantiti. Se al governo viene lasciato appena un quarto delle tasse raccolte, come farà ad assicurare ordine pubblico, difesa, giustizia, equità sociale, politica estera, ed inoltre i cosiddetti livelli essenziali di assistenza (sanità, istruzione, pensioni ecc.)? Le assicurazioni verbali servono a poco. L’unico vero punto fermo rimane, come dicevamo all’inizio, l’impossibilità di formare il governo e l’impossibilità per il Parlamento di far passare un provvedimento che – salvo parere contrario della Corte Costituzionale – significherebbe dividere in due il Paese e condannare la sua parte meridionale alla morte civile.

E visto che ci troviamo ricordiamo che la paralisi politica prodotta dal voto (soprattutto dei meridionali) produce il fermo anche di quell’altra follia che è la sempre più richiesta soppressione delle Province; soppressione che  schianterebbe città come Avellino. Ma il Parlamento è fermo perché è difficile formare un governo. Siamo proprio…fortunati noi meridionali, e noi irpini in particolare. San Modestino – santo sconosciuto ai più – si sta prendendo la rivincita?

 

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