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    22/11/2017

Perché stiamo rottamando il nostro futuro?

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La stazione ferroviaria di AvellinoAVELLINO - Deve essere proprio vero: la teoria della decrescita deve aver convinto tanti, soprattutto nel Sud ed in particolare nella nostra terra. Dove sono in molti, tra politici, amministratori locali e commentatori poco speranzosi, a “giocare a perdere”. Capita a chi, non potendo accettare equilibri interni al contesto politico in cui si opera, si preoccupa soprattutto di respingere le proposte e le idee degli altri. Sembra che tutti siano dediti alla “rottamazione” di proposte ed iniziative altrui. Ci si divide, con l’aria di fare alta politica, tra capoluogo ed il resto della provincia, tra pezzi di provincia ed il resto del mondo, con zone una volta “sensibili” oggi non difese più perché ritenute elettoralmente irrilevanti.

Qualche esempio? I sindaci dell’Alta Irpinia si organizzano per allestire una piattaforma intorno alla quale costruire un processo economico in grado di fermare la disintegrazione anche sociale che tutta quell’ampia area della provincia di Avellino sta subendo? Ebbene, non c’è solidarietà intorno a quell’iniziativa. Pur essendo i sindaci portatori di istanze e sostegni (elettorali) nessuno ha ritenuto di mettere il tentativo altirpino al centro delle tante manifestazioni svoltesi in questi giorni per iniziativa della Provincia, dell’Unione industriali, delle organizzazioni sindacali. Vengono chiusi uffici, fabbriche, tribunali, ospedali, scuole. Non aspettatevi una protesta significativa. Anzi, qualche sindaco si espone? “Il suo raggio d’azione è il Comune”, replica qualche politico allergico ai sindaci invitati a non uscire dal loro recinto e che riserva proprio alla politica alta, ma proprio alta, il ruolo di costruttrice di nuove speranze. Gli accordi Regione-Provincia? Ben poca cosa. I venti milioni ritagliati da Caldoro per il rilancio dell’Irpinia? Ben poca cosa. Una somma del genere una volta veniva data ad un solo Comune per qualche idea più o meno intelligente.

Il Patto per lo sviluppo, che non reca traccia dell’Irisbus  o del futuro certo della Fma, per ora è una scelta concreta soprattutto sul settore non irrilevante della banda larga, servizio ormai ineliminabile per comunità ed imprese. Non si intravede tutto il resto che pure è stato chiesto. Il presidente della giunta regionale Caldoro – ormai già dentro equilibri politico-elettorali del prossimo futuro – venuto in Avellino per ricordarci che il mondo non aspetta chi si ferma – ha invitato la comunità irpina a non piangersi addosso. Di “lamenti” che non portano da nessuna parte aveva parlato poco tempo fa anche l’ex senatore Zecchino che ha da tempo mostrato – almeno agli arianesi – come si possano allargare orizzonti lavorando sia sul passato (museo, castello e Centro studi sul periodo normanno) che sul futuro (Biogem e ricerca di alta qualità nella fortezza culturale di Camporeale). Zecchino però tralascia di ricordare che entrambe le vie culturali sono state imboccate quando lui – peraltro in ben altro contesto politico – era ministro dell’Università e della ricerca scientifica.

Lamenti? Ma sono forse lamenti le repliche a Caldoro che viene in città a prendersi i meriti per il forte (!!!!) contributo assegnato dalla Regione Campania (mai prodiga per la verità) alla nostra provincia e sentirgli ripetere che la sua giunta ha dato copiosi finanziamenti per la realizzazione della metropolitana regionale ovvero i tratti Piscinola-Miano e Garibaldi-Capodichino notoriamente vicinissime all’Irpinia ed alla stessa Avellino…In genere a questo punto viene ricordato il “pezzo forte” destinato a cambiare le sorti della nostra terra, ovvero la ferrovia ad Alta capacità (e non Tav) Napoli-Benevento-Foggia-Bari. Se tutto andrà bene, protesta il Corriere del Mezzogiorno, l’opera sarà completata entro il 2024. E comunque è un’opera che ripropone – tranne un tratto in galleria che il governo vorrebbe ridiscutere (e che è l’arma segreta dei sicuri della svolta in Irpinia) – un tracciato del primo governo di unità nazionale.

Come allora, neppure questa volta c’è stato qualcuno impegnato a sostenere gli interessi irpini, per non parlare di quelli di Avellino, l’unico capoluogo campano a non essere collegato con una strada ferrata con Napoli. A Caldoro qualcuno (tra imprenditori, sindacalisti, politici) può spiegare questo piccolo particolare, e cioè che la Piscinola-Miano come l’ammodernamento della linea Napoli-Benevento-Bari con lo sviluppo della nostra comunità non c’entra nulla? Anzi smettessero a Napoli di chiamare la partenopea metroNapoli metropolitana regionale, e per favore, la smetta Caldoro, insieme con i suoi assessori, di definire pomposamente tangenziale delle zone interne gli assi mai completati (per colpa della Regione) della Contursi-Lioni-Grottaminarda, per non parlare dell’eterna incompiuta Benevento-Piandodardine.

Questi sarebbero lamenti? E di cos’altro vogliamo parlare? Del raddoppio proposto da Basso dell’asse ferroviario Salerno-Avellino-Benevento (con allacciamento alla Benevento-Foggia) che rimetterebbe Pianodardine al centro di interessi ormai perduti? Perché su questa proposta, che comincerebbe a riequilibrare i rapporti all’interno del territorio provinciale, non c’è stata una generale adesione?

La risposta – e la verità – è nella premessa di questo articolo. C’è chi parla soltanto per mettersi in mostra o per conservare uno spicchio di potere o di elettorato o un pacchetto di tessere. A chi di recente ha detto “basta lamenti” vorremmo chiedere: ma tu ed il tuo partito avete mai messo Caldoro spalle al muro? Vogliamo parlare soltanto di Avellino? E da dove cominciamo? Dalla stazione chiusa, da Pianodardine abbandonata, dall’Isochimica? Oppure…

 

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