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    26/09/2017

Vesuvio sempre più grande

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Politica3_pd_campania.jpgAVELLINO - I problemi del Partito democratico sono tanti. A Roma come a Napoli o in Irpinia. I problemi creati dallo scontro in alta quota tra Renzi e Letta, e cioè una spaccatura difficilmente risolvibile nelle istituzioni che contano, non sono problemi rimediabili con il contemporaneo successo del Pd in Sardegna. Le elezioni sull’isola in realtà per molti non sono state altro che il ritorno alla normalità, ovvero alla “naturale” collocazione nel centrosinistra di quell’elettorato (non si dimentichino i tanti tradimenti ed i tanti interessi costituiti che indussero il presidente Soru ad abbandonare e ad aprire le porte ad un ringalluzzito Barlusconi). Per la cronaca (e la piccola storia) rimane, a distanza di tantissimi anni, forte il ricordo del chiaro orientamento a sinistra espresso dall’isola più di quaranta anni fa quando il grande vignettista del quotidiano Il tempo, Giovanni Mosca, disegnò un’Italia senza la Sardegna con un omino che chiedeva dell’anomalia ed un altro che rispondeva: “Come non lo sai, si è spostata a sinistra”.

Quel che accadrà a Roma si vedrà. Troppe cose da fare in un’Italia che attende tanto, tanti strappi da ricucire in un partito, il Pd, diviso su tutto quello che servirebbe al Paese. E poi c’è qualche considerazione da fare. Le elezioni dei dirigenti di partito a livello regionale si sono svolte dappertutto come in Campania? Domanda, se volete sanguinante, ma opportuna vista la mattanza delle buone regole cui abbiamo assistito alle varie primarie svolte con non molta partecipazione nella nostra regione, alle assurde quanto conniventi risposte date dai garanti romani ai tanti ricorsi partiti dalla Campania.

La più indigeribile quanto offensiva è quella data in occasione della clamorosa messinscena rifilataci in occasione della presentazione delle candidature per la segreteria regionale. L’unico candidato bravo a rispettare regole e scadenze è stato il giovane Grimaldi, dell’ala sinistra del partito. Gli altri si sono perduti nel traffico, nella raccolta delle firme, negli imbrogli. Grimaldi doveva essere d’ufficio il nuovo segretario regionale del Pd. Invece no. Da Roma, da quel partito ormai saldamente nelle mani dell’innovatore e rottamatore Renzi è arrivata una risposta indecente: “termini riaperti, continuate, anche perché in Campania siete abituati a queste cose…”.

Un partito che volesse un poco poco discostarsi, almeno nella nostra regione, dall’eredità micidiale del notabilato democristiano – soprattutto quello della ex circoscrizione Napoli-Caserta – nonché da influenze paracamorristiche di tante altre zone campane avrebbe dovuto dare uno scossone deciso a tutto questo mondo. Lo darà la vincitrice avvocatessa Tartaglione? Ne dubitiamo: ci voleva una scossa. E la neosegretaria più che un’eletta fuori dalle regole sembra espressa dal rigurgito di un Vesuvio che appare ormai molto ma molto più largo di quello che vediamo in cartolina. Un Vesuvio che, per quanto ne pensi l’estroso (e non solo) sindaco di Salerno, finirà con il coprire anche la sua area di influenza; area messa a disposizione del sempre criticato (da De Luca) mondo politico napoletano per aiutarlo ad imporre la Tartaglione come segretaria. Vaccaro reclama: “Salerno università dei brogli”. Chissà. E poi vuoi vedere che Renzi dirà sul Sud più cose di quante ne abbia dette il criticato Letta? Aspettiamo.

Annunciati tanti fatti. Invece niente, anzi. Chissà quando qualcuno chiamerà il “garante” di turno per ricordargli le storie (non inventate) delle campagne elettorali di Achille Lauro, poi degli influenti notabili Dc, dei pacchi di pasta monarchici (nonché delle scarpe spaiate) e più tardi dei soldi – tagliati – dei capiclan sia nei quartieri spagnoli sia nella periferia della metropoli e, sviluppo dei tempi e della società, i cinesi ed altri migranti nei seggi delle primarie partenopee con relativo annullamento di democraticissime primarie. Dopo questi precedenti (di un paio di anni fa non di secoli fa) c’era da temere qualcosa o no? Bisognava tenere gli occhi aperti? Ed invece no. Via libera ad impostori, “garanti”, burattinai e simili. Chi cambierà mai questo mondo, chi ci libererà da bande che si fanno passare per folle di votanti, chi rottamerà i tanti capi elettori che sostengono di dover avere perché garanti di pacchetti di voti?

Il guaio – e che guaio – è che questo mondo si sta sempre più allargando ed ormai coinvolge territori prima non afflitti da queste deviazioni. E qui ci accorgiamo che da Roma, poi Napoli, siamo scesi al livello della nostra realtà provinciale dove lo sconquasso politico appare di giorno in giorno sempre più devastante. È stato risolto tutto con l’ammucchiata anche nostrana su Renzi con tante folgorazioni sulla strada che porta a Roma? Pare proprio di no. La crisi economica generale assume da noi proporzioni inaudite. Regione, Provincia (boccheggiante), sindaci, Unione industriali e sindacati sono aggrappati ad ipotesi di rilancio che non tengono mai conto dell’area di Avellino, città che vive in solitudine una drammatica decomposizione. Con la carta dell’industrializzazione (Asi) più che consumata, con il ruolo di capoluogo (sua unica, vera forza) strappatole tra presunte riforme istituzionali ancora in itinere e l’aggiunta di ridimensionamenti sempre più pesanti di sue funzioni vitali, dalle ferrovie ad uffici importanti, con strutture nuove (Città ospedaliera) ma morenti. Con un’imprenditoria delle sempre eterna edilizia sempre vorace che vorrebbe cambiare (boicottare?) il Piano urbanistico redatto dallo studio di Vittorio Gregotti ed Augusto Cagnardi. E tutto mentre in ogni disegno futuro del territorio irpino, come dicevamo, Avellino non c’è mai nelle distribuzioni di nuovi pesi e funzioni alle varie zone della provincia.

Meritavano questi temi una riflessione, l’apertura di un dibattito all’interno del Partito democratico in Irpinia? O magari nel Pd cittadino – in attesa dell’annunciato congresso (a marzo?) –  ormai in balia di presunti capipopolo che hanno allargato la loro influenza in Consiglio comunale dove sindaco ed assessori, soprattutto se esterni, diventano ostaggio di personaggi oltre tutto poco o per niente preparati sulle grandi questioni della città? Ad Avellino il Pd è da tempo il primo partito della città così come lo è della provincia. Possibile mai che in questo partito non vi sia una capacità di confrontarsi su questi problemi e che davanti ad una questione come la scelta del candidato alla carica di sindaco abbiano pensato bene di comportarsi alla napoletana, cioè facendo sparire in una notte, con un gioco di prestigio, le primarie per le quali erano già pronti quattro candidati (con tanto di vere firme di presentatori)?

Purtroppo le primarie non le volevano né i capibastone né il non proprio brillante apparato che ama risolvere le questioni come le candidature di oggi e di domani, incarichi negli enti (c’è chi ricorda il deludente balletto nel consiglio di amministrazione dell’Asi, balletto promosso dal Comune di Avellino?).

Su un piano più vasto c’è poi la questione delle sorgenti (e quindi della balbettante Regione e del consorzio Alto Calore), della sempre incombente questione-rifiuti, del collegamento ferroviario mancante in Campania, e cioè dell’asse Napoli-Avellino. E poi della carta ambientale da giocare. Il Pd si agita in tutta l’Irpinia, eppure su questo fronte è stata lanciata l’ipotesi dell’Irpinia come parco storico-naturalistico. Non un candidato, non un dirigente di questo partito ha pensato di fare dell’ipotesi-parco un argomento da battaglia congressuale. Eppure ora sono ben 18 gli irpini dentro l’assemblea regionale. Ed i candidati, naturalmente,erano molto di più, e tutti silenti su questo argomento.

Chiacchiere tante, annunci di candidature per elezioni prossime e future pure. Nonché bugie. Prendiamo il caso del candidato alla segreteria regionale Vaccaro. Aveva detto che in caso di sua vittoria avrebbe tenuto la prima riunione della segreteria ad Avellino. Due giorni dopo ha detto che la prima riunione l’avrebbe tenuta a Napoli, sul pontile di Bagnoli…Diciamo la verità. Tutto possiamo permetterci tranne la napoletanizzazione della nostra vita politica e della nostra società. Cambiare si può, ma non con baci, abbracci e ritorni al suono della banda di Sturno. E poi siamo sicuri che davvero ci saranno i grandi ritorni? Se davvero dovesse passare la norma elettorale salva-Lega Nord ne vedremo delle belle ovunque ci siano enclave di big di ieri e di oggi.

Di recente il circolo Foa ha giudicato negativamente gli ultimi anni di vita amministrativa in città, il periodo – ha scritto in un documento – del “galassismo”. Peccato che Galasso sia stato messo in sella da un’alleanza che vide insieme ex Ppi ed ex Pds, questi ultimi oggi nel Pd ed in Sel. Allora a cercare una via nuova furono in pochi. Che secondo qualcuno – che ritenne normale allearsi con Mastella ed altri convinti da veri capibastone – quelli che avevano lanciato l’appello per una vera e propria rivolta politica non erano altro che fascisti.

Peccato che in tanta confusione i c…propri li abbiano fatti altri molto presunti antifascisti.

 

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