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    24/11/2017

Sullo, Renzi, il Paese e le riforme

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Matteo RenziAVELLINO – Nell'anno 2008, elezioni politiche generali, l'allora candidato premier dello schieramento di centrosinistra, on. Walter Veltroni, tra altri suoi progetti politici, declamò l'impegno di  combattere “i conservatorismi di destra e di sinistra, affinché si potessero realizzare riforme utili ad ammodernare il Paese”. Veltroni fu sconfitto e la cosa finì lì.

Nel 1964, se la memoria mi aiuta, l'on. Fiorentino Sullo, già componente dell'Assemblea costituente, pregiatissimo nostro comprovinciale, ministro, progettò il suo “Piano urbanistico” che avrebbe salvaguardato l'ambiente nazionale dalle tante speculazioni edilizie, rivelatesi poi nel tempo immorali e delittuose per l'ecosistema e per i cittadini; purtroppo però, sia dall'on. Moro, sia dall'on. Fanfani, sia dal “silenzio assordante” del Pci dell'epoca, l'on. Sullo, con il suo Piano urbanistico, fu boicottato al punto che l'orgoglio lo condusse, poi, a peregrinare fuori dalla Dc, in un ambiente politico che gli rese ostilità permanente. Brutto per me riconoscerlo, essendo culturalmente legato al Partito democratico.

Ciò in premessa per arrivare alla vera questione in campo, che è quella della difficoltà gigantesca che si ha quando si tenta di riformare un Paese, che, solo per civetteria, si dice che non piace e che deve essere riformato. Allo scopo, si declina un elenco di doglianze, tipo “giovani che vanno via, povertà che avanzano, lavoro che manca, porcellum che è una schifezza, due Camere che legiferano facendo perdere inutile tempo, debito pubblico che cresce, rom e extra comunitari che portano crimini e malattie...etc etc”.

Se si scende sul lato concreto del come fare per tentare di prendere il toro per le corna, però, si è avvolti dal buio metafisico, e allora la via “del salvarsi l'anima” è quella della lavandaia: sciorinare i panni sporchi e insaponare. Che poi “Cartagine continui a bruciare, si...prenderà nel frattempo “sempre più atto”, o meglio, alcuni allegri buontemponi hanno provato pure a disimpegnarsi da questo nulla avvolgente, Grillo e Salvini, mostrando di aver imparato poco o niente dai focosi proclami pre-elettorali greci di Syriza. Essi, prestigiatori di antica e chiara fama, con lo schiocco delle dita, risolvono ogni italico problema con l'uscita dall'euro, moneta da loro identificata come il “maligno” che danneggia gli uomini bisognosi e rallenta un Paese in espansione. Sono intelligenti, senza dubbio; conoscono l'arte di friggere aria, di condire il vento, per continuare impunemente, imperterriti, a urlate narrazioni romanzate.

Nel frattempo, però, malgrado opposizioni feroci, il “porcellum” non c'è più, la seconda Camera, Senato, non legifererà più, lo Statuto dei lavoratori è stato rivisto. Si poteva far meglio? Si può sempre far meglio, purché però si faccia, oltre a dirsi di fare; il Paese resta sempre, ancora, appesantito da burocrazia, da apparati duri a morire e i conservatorismi sono difficili a rimuoversi, compresi quelli di sinistra, come diceva il buon Veltroni nel 2008. Postilla: fatte le elezioni in Inghilterra, a nessuno è venuto in mente che la vittoria di Cameron sia illegittima per il fatto che abbia preso solo il 37% dei voti, o a nessuno venne in mente, all'epoca, di protestare perché il referendum sul maggioritario secco proposto da Pannella fu bocciato per il quorum non raggiunto.

Per inciso, si arrivò al 47 o 48%;  io votai perché fosse introdotto il maggioritario secco, sulla base del  mio convincimento che gli eletti e le forze politiche hanno il diritto-dovere di governare, non di subire trasversalismi in nome di una rappresentatività falsa, utile esclusivamente a chi la pone. Questa è storia repubblicana almeno dagli anni '70 in poi, e dice bugie chi finge di credere che ciò non sia vero. E l'Italicum va in questo senso, come pure il monocameralismo.

Moro diceva che il fare è di sinistra, e se all'on. Sullo fosse stato concesso fare, tanti disastri ambientali e tanti morti non ci sarebbero stati. Per fortuna, Renzi fa.

Sulla scuola, le domande che mi pongo sono a stabilire se i risultati dell'insegnamento sono soddisfacenti per gli studenti, se vi è la giusta gratificazione per i buoni insegnanti, se il nuovo che avanza nelle società viene colto, catturato e fatto materia di insegnamento. Come nelle scienze mediche e chirurgiche, dove vi sono tecniche e conoscenze in evoluzione e professionisti che devono rincorrere. Negli ospedali, è noto, vi sono chirurghi che parlano di chirurgia, cioè non operano o lo fanno poco, ed altri che operano molto, alcuni bene e altri meno bene; sono tutti utili allo stesso modo ai pazienti? No, però la retribuzione è ingiustamente simile.

Nella scuola può dirsi che tutti sono bravi allo stesso modo a beneficio degli studenti? Non so, ma essendo genitore, ho imparato che le differenze ci sono, proprio come tra i chirurghi. Allora, da uomo di centrosinistra, voglio pronunciare una blasfemia: il merito è di sinistra, perché a tutti deve concedersi la possibilità di essere bravi e di fare carriera, al contrario del clientelismo e delle vie “parentali” che danneggiano le persone più impegnate a far bene ciò che fanno. Se ciò non fosse, quella che è di sicuro una regola umana non scritta, sulla luna l'uomo non ci sarebbe mai andato, né avremmo conosciuto Google. Perciò tutti dobbiamo sottoporci ad un giudizio sulle nostre capacità professionali; piaccia o non piaccia.

Già Platone, 2300 anni fa, scoprì la demagogia dell'omologazione che costringe a camminare su gambe sempre più corte; va ignorata.

 

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